Sport

Nazionale, Chiesa: ''Qui per imparare dai campioni e dal ct''

Federico Chiesa (ansa)
L'esterno viola è una delle novità delle scelte di Di Biagio: ''E' soltanto col lavoro che si possono raggiungere obiettivi importanti, fondamentale aver avuto un papà calciatore. Non sento paura, né pressione: siamo qui per un nuovo ciclo e daremo il massimo"
2 minuti di lettura
FIRENZE - Chiesa, le sta pesando l'etichetta del predestinato?
"No, io penso al campo. E' soltanto col lavoro che si possono raggiungere obiettivi importanti. L'ho imparato in due anni di carriera a questi livelli".
L'ha imparato anche da Astori, ha ricordato nei giorni scorsi. 
"Non ci sono parole per descrivere questa tragedia immensa e improvvisa, che ha colpito il nostro spogliatoio, in Nazionale e nella Fiorentina. Asto è stato il mio capitano e un grande compagno, che mi ha aiutato a inserirmi subito nelle dinamiche di una squadra professionistica con i suoi consigli e il suo appoggio. Dopo questo periodo difficile dobbiamo reagire, devo reagire: soprattutto per lui. Da capitano questo voleva: ragazzi forti e determinati, che danno tutto".
Lei viene spesso citato come esempio di un giovane calciatore che ha saputo resistere e sfondare in un mondo luccicante e pieno di insidie.
"Lo ripeto, penso che l'allenamento sia la cosa più importante. Se uno dà tutto in allenamento, poi è il campo a determinare chi sei. Io lavoro duro e mi alleno al cento per cento. I consigli di mia madre e di mio padre fanno il resto".
Un padre calciatore di alto livello come il suo aiuta a gestire il successo?
"Per me non è stato certo un peso, ma una cosa fondamentale. Mi ha sempre dato i consigli giusti, l'educazione che ho ricevuto dai miei genitori mi ha aiutato".
Ma ci sono differenze tra voi giovani calciatori italiani e i vostri coetanei stranieri?
"Sono più esperti a livello internazionale, tipo Saul e Asensio nella Spagna, che avevano già una Champions alle spalle. Ma noi non siamo da meno a livello tecnico".
Cutrone e Chiesa (ansa)

Cutrone è con lei la novità dii queste convocazioni.
"E' un attaccante con un futuro splendido davanti, per quello che ha fatto vedere. Io devo ancora migliorare tanto, a soli vent'anni devo ancora dimostrare il mio valore: come stare in campo soprattutto. Essere qui oggi è molto importante per me. Sono qui per imparare dai campioni e dal ct Di Biagio".
I miglioramenti tattici, nell'ultimo anno, sono continui.
"Sicuramente insieme a Sousa e adesso a Pioli ho imparato e sto imparando a gestire tutte e due le fasi senza sprecare energie inutili. Così riesco a reggere i novanta minuti con meno fatica".
Il ruolo preferito è da esterno più offensivo o anche di copertura?
"Adesso non ci sto a pensare tanto. Non tocca a me decidere, devo solo farmi trovare pronto".
Arriva in una Nazionale depressa da un fallimento.
"Parlo da tifoso, da italiano: è stato triste vedere che dopo tanti anni non ci siamo al Mondiale. Ma non sento paura, né pressione: siamo qui per un nuovo ciclo e daremo il massimo".
Ripartite da un ct come Di Biagio, che conoscete dall'Under.
"Per me è stato un allenatore importantissimo nella crescita, mi ha lanciato nell'Under 21. Ora penso a lavorare con lui, per crescere ancora".
Vi sentite un po' i simboli della rinascita?
"Io mi sento onorato di essere qui, è il primo sogno. Sarebbe bello esordire. La gavetta nelle Under è stata importante per l'impronta calcistica: il modulo, il tipo di allenamento, capire che cosa significa indossare la maglia della Nazionale".
La sfida all'Argentina di Messi?
"Lui rappresenta il calcio mondiale: quando lo nomini, pensi subito al calcio, vederlo dal vivo sarà una fortuna unica. Io ho già avuto quella di affrontare Cristiano Ronaldo in campo al Bernabeu con la Fiorentina, l'estate scorsa, e sembrava una finzione. Adesso, con Messi, sarà un'altra emozione incredibile".
I commenti dei lettori