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Nazionale, la prima volta di Baselli e Mandragora: "In Italia il talento c'è, ci faremo trovare pronti"

Il primo allenamento della Nazionale (lapresse)
Debutto in azzurro per i centrocampisti di Torino e Juventus (quest'anno a Crotone): "Mancini è l'uomo giusto da cui ripartire, vuole che attacchiamo l'area in cinque uomini. Balotelli? È un simpaticone, si è meritato questa maglia"
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COVERCIANO (FIRENZE) - Il centrocampo della Nazionale è in pieno ricambio generazionale. Baselli e Mandragora, alla prima convocazione, rappresentano il nuovo corso potenziale. Baselli non nasconde la soddisfazione: "Mi fa un enorme piacere, aspettavo da tanto questa chiamata. Si avvera un mio sogno di bambino". Mandragora pensa già al futuro: "Cerco di fare sì che arrivino altre occasioni".

• DANIELE BASELLI
Il centrale del Torino rileva l'unico vantaggio della situazione: la mancata qualificazione per il Mondiale può accelerare l'inserimento dei nuovi: "Proprio perché abbiamo più tempo per trovare nuovi giocatori che si può aprire un nuovo ciclo, Siamo da pochi giorni con Mancini, ma si vede che gli piace stare in mezzo a noi e spiegarci tutto".

Il campionato del Torino gli ha lasciato un senso di incompiutezza: "Con Mazzarri è arrivata una scossa forte, ma possiamo crescere ancora. Ci è mancata la continuità nei moneti decisivi, ma per me personalmente è stata una stagione importante: mi trovo bene al centro del gioco, dove preferisco. Posso unire quantità e qualità: nel calcio italiano, del resto, è necessario farlo. Il ct ci vuole propositivi: cinque uomini in area, ci sta trasmettendo subito le due idee". L'ansia sul futuro è quella giusta: solo affrontando le grandi squadre e i grandi avversari puoi capire se sei all'altezza".

• ROLANDO MANDRAGORA
Per la recluta Mandragora, 21 anni a giugno, reduce dalla retrocessione all'ultima giornata col Crotone, i tempi di crescita sono ancora superiori. Il ruolo di playmaker e il curriculum di questa stagione - 36 partite da titolare - lo inducono alla riflessione con la Juventus, che ne possiede il cartellino: potrebbe essere opportuno ancora un anno in prestito a un'altra squadra di serie A. Intanto la Nazionale aiuta: "Mancini è la persona giusta da cui ripartire, qui il processo di crescita è naturale, cercheremo di farci trovare pronti il prima possibile".

Napoletano non ancora profeta in patria, Mandragora rivela l'imminente colloquio: "Il rapporto con Napoli è bello, è la città in cui sono nato e cresciuto. Per il mio futuro farò le valutazioni più giuste, insieme alla Juventus". La prossima potrebbe essere la stagione della svolta: "L'anno scorso ero stato fermo a lungo per l'infortunio al piede, quest'anno ho avuto molte possibilità grazie al Crotone. Ho pianto per la retrocessione, perché la città, i tifosi e lo staff non la meritavano. Trentasei partite da titolare in A mi hanno fatto certamente crescere".

Il passaggio generazionale, in maglia azzurra, è in atto: "C'è peso e responsabilità nel sostituire i senatori, ma è un'occasione davvero importante". I modelli, da centrale, non mancano: Pirlo, De Rossi, Marchisio: "Spero tanto di potere essere nel tempo accostato a loro. Balotelli? Ha portato l'entusiasmo giusto, speriamo che Mario possa tornare a fare gioire i tifosi italiani. La serie A? È un campionato allenante, il campionato giusto per crescere".
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