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Nazionale, Perin: ''Pronto per una grande. Balotelli? Merita un po' di pace''

Mattia Perin (agf)
Il portiere è vicino alla Juve: ''E' un momento importante, giocarmi il posto non mi spaventa". Forse titolare lunedì allo Stadium con l'Olanda: ''Mi sento un ragazzo con tanto coraggio, non avrei superato due infortuni così seri al ginocchio in due anni". Su SuperMario: "L'ho trovato cambiato, si è messo al servizio del gruppo"
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TORINO - Al ritorno da Nizza, dopo la sconfitta con la Francia, la Nazionale si tuffa subito negli allenamenti a Vinovo, casa della Juventus, per l'ultimo impegno di una stagione drammatica, contrassegnata dalla mancata qualificazione al Mondiale. L'amichevole con l'Olanda allo Stadium, dopodomani, sarà l'occasione per rendere un po' meno amaro il congedo. In porta non ci sarà Buffon, che ha detto no alla partita d'addio, ma probabilmente Perin, nel doppio ruolo di erede potenziale: con la maglia dell'Italia e con quella della Juventus, che è in trattativa avanzatissima col Genoa, per farne il concorrente di Szczesny.

Perin, a Vinovo si sente già a casa?
"No, io sto pensando alla Nazionale. Per quello che sta fuori lascio fare al mio agente e alle società. A Vinovo si respira aria di vittoria, fa bene".
A 26 anni è il momento fatidico della sua carriera? 
"E' un momento importante, dopo tanti anni belli al Genoa. C'è la probabilità che io vada via: mi sento pronto per fare un salto di qualità".
In nazionale si cerca ancora l'erede di Buffon: è uno stimolo o un problema?
"Uno stimolo: la competizione crea solo miglioramenti, fa bene a tutti. Gigi è un punto di riferimento per il movimento dei portieri a livello mondiale. Resta uno dei migliori al mondo per quello che ha fatto anche negli ultimi amni, rispondendo a critiche che non meritava".
Vi siete sentiti?
"Con Gigi ci sentiamo: lo stimo ancora di più per la persona che è, ha spessore: da lui c'è da imparare anche fuori dal campo".
Mancini ha detto, a proposito del mercato: attenzione, perché soprattutto per un portiere è importante giocare.
"Parole giuste, le condivido".
Ma non farebbe differenza, per lei, non sentirsi al centro del progetto?
"In qualsiasi grande squadra ci sono due ottimi portieri. Ovunque io vada, ci sarebbe da giocarsi il posto: è la realtà dei fatti, ne prendo atto e non mi spaventa".
Si giudica molto sicuro, molto coraggioso o molto incosciente?
"Gli infortuni mi hanno fatto maturare tanto, sento dentro di me di essere un ragazzo con tanto coraggio, altrimenti non avrei superato due infortuni così seri al ginocchio in due anni".
Com'è il Mancini ct?
"E' un allenatore che fin dall'inizio ha dimostrato di avere molta fiducia nei giocatori che ha convocato: questo ti fa rendere al 110%. Oltre alle doti da allenatore, è un abile gestore del gruppo, si fa benvolere".
La differenza tecnica con la Francia è parsa notevole.
"Tra noi e la Francia c'è ancora un livello, però abbiamo mostrato personalità e margini di miglioramento. Siamo all'anno zero, ma si può recuperare. Proviamo piacere a stare insieme: per un gruppo è linfa vitale".
E' arrivato il suo turno, nella gara tra portieri con Donnarumma?
"Non so se sia il mio turno, ma cercherò di farmi trovare pronto. Il cambiamento caratteriale, dovuto anche agli infortuni, ha fatto tanto: prima ero visto come un portiere giovane, un po' guascone ed eccentrico. Ora mi sento dentro un equilibrio che mi porta a rendere meglio in campo".
C'è qualcosa che vi ha confortato nella sconfitta con la Francia?
"I dati analizzati ci danno coraggio, perché la Francia è una delle squadre che possono vincere il Mondiale. Averla messi un po' in difficoltà ci dà fiducia. Magari tra un paio d'anni potremo giocarcela alla pari con loro".  
Lei è in Nazionale ormai dal 2012. 
"Sono uno competitivo, mi nutro della competizione: non vedo l'ora che arrivi il mio turno. Ma la maglia della Nazionale non ce la giochiamo solo io e Gigio: ci sono Sirigu, Meret, Cragno e altri. E poi, è sottinteso, Buffon".
La Nazionale a Torino è stata accolta con entusiasmo, malgrado la sconfitta: una fortuna?
"Di sicuro. Avvertiamo l'amore dei tifosi e ne abbiamo bisogno. Dopo il fallimento del Mondiale mancato abbiamo bisogno dei tifosi, per ripartire, e del loro entusiasmo, che era un po' stato smarrito, anche e soprattutto per colpa nostra".
Bonucci si è sfogato: basta parlare di Balotelli. Condivide?
"Condividiamo quello che detto Leo, ne abbiano parlato. Mario merita un po' di pace. Non lo vedevo da quattro anni e l'ho trovato cambiato, si è messo al servizio del gruppo. E' un talento eccezionale, che può far fare un salto di qualità all'Italia. Se continua a fare gol, non vedo perché non dovrebbe stare qui".
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