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Italia, quello del gol non è un 'problemino'

Ciro Immobile, poco incisivo contro il Portogallo (afp)
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MILANO - Chissà cosa avrà pensato Gian Piero Ventura: a un anno dalla maledetta partita contro la Svezia, l’Italia radunata sulla stessa scena ha ottenuto contro il Portogallo un altro 0-0 e un’altra eliminazione. Solo che lì c’era un Mondiale perso dopo 60 anni, qui soltanto la mancata partecipazione alla fase finale della nuova Nations League. Con tutto il rispetto, non è proprio la stessa cosa.
 
Mancini lo ha fatto capire sin dall’inizio dell’avventura: questo torneo, che ha regalato sorprese e bocciature eccellenti in ogni gruppo e registrato la retrocessione della Germania, doveva servire solo a rifare l'Italia. Insomma, un corso di preparazione alle qualificazioni europee, al via a marzo. La Nazionale ne esce con in tasca la salvezza, l’obiettivo minimo, e la certezza di essere testa di serie al sorteggio del 2 dicembre a Dublino. 
 
C'è una frase che racchiude e spiega la prospettiva del ct. “Io penso che siamo già un passo più avanti rispetto a dove pensavamo di essere a questo punto. Avevamo previsto che ci servisse più tempo. Se abbiamo fatto più in fretta è merito dei ragazzi e di come mi hanno seguito. Ci resta solo quel piccolo problemino...”.
 
Chiamatelo problemino, la carenza di gol di un'Italia che ha come capocannoniere Chiellini e che ha vinto una sola partita ufficiale quest’anno, con gol del terzino Biraghi allo scadere, in Polonia. Immobile, soprattutto, resta un paradosso: nella Lazio è già a quota 8, in azzurro ha all’attivo solo un gol contro Israele fra la stagione passata e quella in corso. Tutto questo mentre il ct vuole tentare la strada del falso nueve, anche se al termine di Italia-Portogallo Mancini ha difeso tutti, pure Ciro e la sua sfortuna in azzurro. Perché i primi 45 minuti “sono stati fenomenali”, “il gol è mancato per pura casualità” e questa Nazionale, a giudizio del suo allenatore, può alternare la formula con il centravanti classico a quella con tre uomini di movimento. 

Dopo l'amichevole di martedì a Genk contro gli Stati Uniti, passerella per le seconde linee, l'Italia ripartirà a marzo dalla sua identità ricostruita intorno a un centrocampo di palleggiatori. Mancini ha spiegato che la scelta è legata alle qualità dei singoli: sostiene che questa Nazionale potrà anche vivere di lotta e contropiede, ne ha i mezzi, ma intanto nel reparto ha uomini che, a suo giudizio, suggeriscono di proseguire sulla ricerca del possesso. E che, parole sue, gli consentono di stare tranquillo per il futuro. 
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