FIRENZE - "I giovani, nel calcio italiano, vengono usati dai club soprattutto per fare plusvalenze attraverso le cessioni. Magari, se facciamo in modo che siano anche giovani calciatori forti, poi restano anche in circolo".
Con tutta la lucidità dell'ex campione diventato dirigente dall'esperienza ormai ultradecennale, il presidente del settore tecnico della Figc, Demetrio Albertini, focalizza il problema numero uno del calcio italiano: il ritardo accumulato, rispetto a molti Paesi europei, nella costruzione e nella gestione dei settori giovanili. Il risultato pessimo di questa evidente carenza sta in un dato, impietoso, sul lungo periodo: il parametro è la classifica del Pallone d'oro, che selezionando i migliori calciatori ogni anno fotografa con esattezza lo stato di salute di ogni movimento nazionale: "L'Italia è entrata solo sette volte nei primi trenta negli ultimi dieci anni. Il Belgio dieci. La Spagna e la Germania ci stanno precedendo senza discussioni, perché hanno messo il focus sui giovani prima di noi".
Con tutta la lucidità dell'ex campione diventato dirigente dall'esperienza ormai ultradecennale, il presidente del settore tecnico della Figc, Demetrio Albertini, focalizza il problema numero uno del calcio italiano: il ritardo accumulato, rispetto a molti Paesi europei, nella costruzione e nella gestione dei settori giovanili. Il risultato pessimo di questa evidente carenza sta in un dato, impietoso, sul lungo periodo: il parametro è la classifica del Pallone d'oro, che selezionando i migliori calciatori ogni anno fotografa con esattezza lo stato di salute di ogni movimento nazionale: "L'Italia è entrata solo sette volte nei primi trenta negli ultimi dieci anni. Il Belgio dieci. La Spagna e la Germania ci stanno precedendo senza discussioni, perché hanno messo il focus sui giovani prima di noi".