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Nazionale, da Bernardeschi un pensiero per i migranti: "Non dimenticare chi soffre"

Bernardeschi in azione contro l'Estonia (agf)
L'esterno azzurro si conferma molto attento al sociale: "I problemi ci sono anche in casa nostra, ma non possiamo dimenticarci dei problemi degli altri"
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FIRENZE - Solidarietà con i migranti, a maggior ragione nel delicato periodo che l'Italia sta vivendo per la pandemia. Federico Bernardeschi, fantasista della Juventus e della Nazionale, lo aveva già dichiarato nel marzo scorso durante il lockdown e lo ha ribadito a Radiorai col pensiero a questi giorni di nuova emergenza sanitaria: "La mia idea è questa ed è ferma e salda. Certo, bisogna vedere i problemi che ci sono in casa nostra, ma non possiamo dimenticarci dei problemi degli altri: è una cosa fondamentale, quando si sta meglio, cercare di aiutare chi è in difficoltà. Dalla pandemia tutti quanti dovremmo crescere umanamente, altrimenti tutto quello che è successo sarebbe stato invano. Dalle grandi tragedie, secondo me, bisogna prendere i più gradi insegnamenti".

Un insegnamento, ha spiegato a Raisport, è certamente che non ci si può lamentare, quando si appartiene a una categoria privilegi…
FIRENZE - Solidarietà con i migranti, a maggior ragione nel delicato periodo che l'Italia sta vivendo per la pandemia. Federico Bernardeschi, fantasista della Juventus e della Nazionale, lo aveva già dichiarato nel marzo scorso durante il lockdown e lo ha ribadito a Radiorai col pensiero a questi giorni di nuova emergenza sanitaria: "La mia idea è questa ed è ferma e salda. Certo, bisogna vedere i problemi che ci sono in casa nostra, ma non possiamo dimenticarci dei problemi degli altri: è una cosa fondamentale, quando si sta meglio, cercare di aiutare chi è in difficoltà. Dalla pandemia tutti quanti dovremmo crescere umanamente, altrimenti tutto quello che è successo sarebbe stato invano. Dalle grandi tragedie, secondo me, bisogna prendere i più gradi insegnamenti".

Un insegnamento, ha spiegato a Raisport, è certamente che non ci si può lamentare, quando si appartiene a una categoria privilegiata: "Noi calciatori. E' un dato di fatto che siamo persone fortunate: abbiamo la possibilità di fare tamponi non quotidianamente ma quasi, mentre ci sono persone che purtroppo aspettano giorni e giorni, se non settimane. E siamo tutelati al 100%, anche grazie a persone che ogni giorno lavorano per noi e ci fanno stare sereni. In questo periodo storico c'è tantissima gente che sta soffrendo e credo che noi, come tanti altri più fortunati, dobbiamo dare un esempio di umiltà e metterci al servizio degli altri per regalare un sorriso in più. Tutto il resto è contorno e va lasciato perdere".

Il sorriso, stavolta, Bernardeschi lo ha regalato anche a se stesso. Anche un gol in amichevole come quello con l'Estonia può servire a sbloccarsi da un momento difficile. Lui, in difficoltà con la maglia della Juventus, è stato rilanciato appunto dalla Nazionale. Che si possa essere trattato anche di posizione in campo - a Firenze in maglia azzurra ha fatto l'esterno destro offensivo - il diretto interessato non lo esclude, come ha raccontato sempre a Radiorai: "Da esterno mi sento molto a mio agio, questo lo devo dire". L'Italia di Mancini rivitalizza chi ha problemi col proprio club? Bernardeschi le riconosce la funzione taumaturgica: "Bisogna capire che il calcio non è una formula esatta. Ci sono periodi in cui uno ha più spazio e altri in cui magari ne ha meno, per tantissimi fattori che nessuno considera. La Nazionale sta dando una mano a chi ha meno spazio nel club: credo che sia una bellissima cosa che la maglia azzurra dia la possibilità di dimostrare quello che vali". Ma non è un'ossessione la prospettiva di una carriera da incompiuto, da campione perennemente annunciato: "Ho talmente tanto tempo davanti! Un bel pezzo di strada l'ho già fatta e ne farà ancora tanta: più di quanto io stesso immagini". Confermato l'eccellente rapporto con Cristiano Ronaldo ("un fuoriclasse, lo dimostra ogni giorno"), l'estero azzurro si sofferma sul concetto di unità garantito dall'Italia, quando scende in campo ("lo richiede la fase che stiamo vivendo, dobbiamo compattarci) e chiude con un quadretto familiare: "Mia figlia di un anno e mezzo è la cosa più bella del mondo: al rientro a casa mi corro incontro e mi viene in braccio e lì io praticamente non esisto più, e come se mi sciogliessi completamente".