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Nazionale, Emerson Palmieri: "Col Covid non si scherza, e lo dice chi lo ha avuto"

Emerson Palmieri in azione durante Italia-Estonia (afp)
Il terzino sul finire dell'estate scorsa è stato tra gli atleti contagiati dal coronavirus: "E' un'esperienza che mi ha cambiato mentalmente". Sul suo futuro: "Le cose, sono sereno, andranno a migliorare: al Chelsea o da un'altra parte"
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"Questo virus non è uno scherzo, lo dico per esperienza personale. Dobbiamo fare attenzione e lo dico io, che pure ho 26 anni e gioco a calcio. Non è stato facile. Quando ho preso il Covid, per i primi 4-5 giorni non ce la facevo nemmeno a camminare. E' un'esperienza che mi ha cambiato mentalmente. E posso dire sicuramente che ogni giorno bisogna godersi la vita e cercare di stare vicino alle persone che amiamo".

Emerson Palmieri, terzino del Chelsea e della Nazionale, sul finire dell'estate scorsa è stato tra gli atleti contagiati dal coronavirus. Vivendo a Londra, in una città e in un Paese che per lungo tempo, durante la prima fase della pandemia, ha visto prevalere la sottovalutazione del problema, se non addirittura il negazionismo, è particolarmente sensibile a una questione che lo ha toccato di persona: "Certi comportamenti mi hanno fatto arrabbiare. Ho visto a Londra, ogni tanto, persone che non facevano le cose per bene. Io cerco di spingerli a essere attenti, la mia famiglia lo è. Ripeto, col virus c'è poco da scherzare".

Emerson non si tira indietro nemmeno sugli altri argomenti scabrosi del momento, legati entrambi alla pandemia: il salary cap, caldeggiato da parecchi club europei per la crisi finanziaria, e il calendario intasato, che ha portato a pesantissime critiche a questa finestra di partite delle Nazionali e in particolare alle amichevoli e alla Nations League: anche gli azzurri, con i tre loro tre impegni in 10 giorni, sono al centro della vicenda. Sul taglio agli stipendi l'oriundo brasiliano non sembra avere pregiudizi: "Ogni società ha il suo modo di lavorare. Quello che stiamo passando non è normale, in tutti i lavori. Se ognuno dà una mano agli altri, le cose migliorano". Quanto alle troppe partite, che hanno spinto un campione famoso come il tedesco Kroos ad accuse pesanti ("i calciatori sono burattini in mano a Fifa e Uefa"), Palmieri è assai meno tranciante: "Rispetto l'opinione di tutti. Certo, questa stagione è un po' diversa dalle altre, ma quando parliamo della Nazionale dobbiamo essere sempre disponibili e fare di tutto per esserci. Il calcio è la mia passione. Se posso giocare ogni tre giorni, io sono contento. A qualcun altro non piace, a me va bene così".

La sua prospettiva può essere condizionata dal fatto di non giocare nel Chelsea, il che rende la Nazionale una preziosa vetrina. Ma per restare tra i 23 della lista potenziale di Mancini per l'Europeo, potrebbe non bastare: "Il calcio è un po' strano e lo è il mercato, in questo periodo. Ma le cose, sono sereno, andranno a migliorare: al Chelsea o da un'altra parte. Mister Mancini mi ha parlato e mi ha detto che la cosa migliore per me è andare a giocare o riprendermi il posto al Chelsea. C'è stato l'interessamento di qualche club, ma per ora niente di concreto. La serie A a gennaio? Non posso dire in questo momento se e quando tornerò, ora o tra 5 anni. Il calcio è troppo imprevedibile".

Oggi ricorrono 3 anni dalla clamorosa mancata qualificazione al Mondiale 2018, dopo il play-off con la Svezia: "Ero a Roma infortunato, mi ero fatto male al ginocchio. Vidi la partita a casa, fa male anche il ricordo: è stato triste vedere piangere i miei compagni". I tempi, per fortuna, sono cambiati: "In Nazionale, se sei l'Italia, devi fare di tutto per vincere sempre, qualunque sia la partita o la competizione, la Nations o un'amichevole. Il calcio è cambiato tanto, tutti stanno provando altre strade. La nostra è quella giusta, quello di Mancini è un gioco offensivo, che piace a tutti noi. L'unione è davvero la forza di questa squadra, siamo come una famiglia e si vede anche in campo". Il finale è per la sua ex squadra: "Il mio affetto per la Roma resta molto grande: ha un gruppo forte, ha giocatori esperti che possono fare la differenza".
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