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Nazionale, Kean perde l'Europeo: ecco perché Mancini non lo ha convocato

(agf)
All'arrivo al Forte Village di Pula con gli azzurri era certo della chiamata. Poi un tempo indisponente contro San Marino e un impegno non impeccabile. Il ct ha scelto l'affidabilità. Già due anni fa con l'U21 rimase scottato. Ma Raiola lavora già alla prossima tappa
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ROMA - C’è stato un momento in cui il peggio pareva passato. Era lo scorso 16 febbraio quando Moise Kean contribuiva a una alla demolizione del Barcellona messa in atto dall’uragano Mbappé, pochi giorni prima di soffiare sulle 21 candeline. Era il giorno della maturità, o almeno così sembrava. Perché tre mesi e mezzo più tardi, l’attaccante è nuovamente precipitato in un buco nero: l’esclusione dai 28 preconvocati per l’Europeo non è solo l’ennesima bocciatura. Fino a giovedì, nel pieno del ritiro degli azzurri a Santa Margherita di Pula, il nome di Moise era una delle certezze nella rosa azzurra. Raccontano però che dopo la partita di Cagliari Mancini fosse piuttosto seccato: certo il suo atteggiamento nel primo tempo contro San Marino, in cui s’era mostrato quantomeno indisponente, non sembrava il ruggito di chi ha voglia di lottare per un posto in nazionale.

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ROMA - C’è stato un momento in cui il peggio pareva passato. Era lo scorso 16 febbraio quando Moise Kean contribuiva a una alla demolizione del Barcellona messa in atto dall’uragano Mbappé, pochi giorni prima di soffiare sulle 21 candeline. Era il giorno della maturità, o almeno così sembrava. Perché tre mesi e mezzo più tardi, l’attaccante è nuovamente precipitato in un buco nero: l’esclusione dai 28 preconvocati per l’Europeo non è solo l’ennesima bocciatura. Fino a giovedì, nel pieno del ritiro degli azzurri a Santa Margherita di Pula, il nome di Moise era una delle certezze nella rosa azzurra. Raccontano però che dopo la partita di Cagliari Mancini fosse piuttosto seccato: certo il suo atteggiamento nel primo tempo contro San Marino, in cui s’era mostrato quantomeno indisponente, non sembrava il ruggito di chi ha voglia di lottare per un posto in nazionale.

Dal flop dell'U21 ai gol con Neymar

Certo Kean non poteva immaginare che si concludesse così la migliore stagione della sua giovanissima carriera. Tredici gol in campionato, anche se la Ligue 1 non è né la Premier né la Serie A, 17 in tutto, gli stessi di Neymar, con cui ha diviso il secondo posto tra i realizzatori della squadra. E poi i primi segni in Champions: due gol al Basaksehir, prima di quello indimenticabile al Camp Nou. Ma è successo spesso, a questo ragazzo nato a Vercelli da genitori ivoriani emigrati all’alba degli Anni Novanta e cresciuto ad Asti, di inciampare a un passo dall’affermazione. Agli Europei Under 21 del 2019 era arrivato con le stimmate del predestinato: l’Italia ai piedi suoi e dell’amico Zaniolo, s’era sentita tradita sul più bello dai due, più impegnati a immortalarsi sui social che a rispettare gli appuntamenti per le riunioni tattiche. La loro avventura durò meno di quella pur fulminea degli azzurrini: sospesi per motivi disciplinari. In quella circostanza, Moise aveva bruciato il credito conquistato con il ct Mancini solo tre mesi prima, quando con due gol in tre giorni, il primo alla Finlandia, il secondo al Liechtenstein, aveva lanciato la propria candidatura per un posto stabile nella nazionale dei grandi, offrendo un’alternativa credibilissima al ballottaggio Immobile-Belotti.

La promessa a Mancini: basta follie

Dal paradiso all’inferno, anche in quel caso. Perché Mancini, scottato da quanto successo all’Europeo giovanile, gli comunicò che per un po’ la Nazionale l’avrebbe dovuta seguire in tv. Come non bastasse, nel frattempo anche la Juve – la squadra in cui era cresciuto – aveva deciso di fare a meno di lui. Il ragazzo delle magliette ispirate a Balotelli, delle treccine colorate, il primo Duemila a segnare in Serie A, è diventato due anni fa il pezzo pregiato del mercato dell’Everton, pronto a pagarlo 30 milioni. Ma ripagato da 2 gol appena in 29 presenze inglesi. E poi la pandemia, la panchina… A salvarlo, il Psg, a ottobre. Quando però Roberto Mancini era già tornato a tendergli una mano. Una mano che pretendeva una promessa di impegno: basta bizze, basta capricci o sciocchezze.

La strategia di Raiola sul mercato

Così è stato. Poi nel ritiro in Sardegna, a Pula, è successo qualcosa. Certo l'impegno in campo non è stato lo stesso dei più affidabili Politano e Bernardeschi. E a due settimane da un torneo breve, in cui motivazione e forma sono tutto: chissà se sia mancata più la prima o la seconda. Resta che la convocazione certa s'è trasformata nell'ennesima esclusione. L’agente Raiola, lo stesso di quel Donnarumma ancora in attesa di una squadra dopo l’addio al Milan, dovrà dirigere il prossimo passo della sua carriera. Il Psg non ha diritto a riscattarlo e dovrebbe avviare una trattativa da zero con l’Everton, che non sembra rivolerlo indietro. La Juve lo riprenderebbe, ma una cosa è certa: qualunque sia il prossimo porto di partenza, la destinazione del suo viaggio dipende soltanto da Moise.