✕

L'Europa ritrova il calcio

La sfida fra Italia e Turchia a Roma apre Euro 2020 e riporta il grande pubblico negli stadi. Torna il tifo ma non sappiamo come: avrà la stessa voce o il virus l’avrà cambiata? Dopo oltre un anno di astinenza ci saranno più insulti o più rispetto?
2 minuti di lettura

L'Europa siamo noi, ce l'abbiamo sotto casa. Ovunque andrà il pallone, almeno per una sera, non sarà mai troppo lontano. Con questa idea Platini (nel 2012) scelse la formula itinerante, quasi seguendo la traccia dei film di James Bond che esaltano tradizioni e bellezze. Da oggi si gioca; con un po' di pubblico, ma a Budapest in Ungheria c'è piena libertà (allo stadio). È un ritorno alla quasi normalità, per un'Europa diversa e dai confini molti larghi, unita e disunita, con l'Inghilterra della Brexit fuori, ma con la finale dentro Wembley, a Londra. Europei per la seconda volta a 24 squadre, con 26 convocati (al posto di 23), con 5 sostituzioni (al posto di 3), con il Var. Gli stadi torneranno ad avere la loro voce, una colonna sonora collettiva.

L'Europa siamo noi, ce l'abbiamo sotto casa. Ovunque andrà il pallone, almeno per una sera, non sarà mai troppo lontano. Con questa idea Platini (nel 2012) scelse la formula itinerante, quasi seguendo la traccia dei film di James Bond che esaltano tradizioni e bellezze. Da oggi si gioca; con un po' di pubblico, ma a Budapest in Ungheria c'è piena libertà (allo stadio). È un ritorno alla quasi normalità, per un'Europa diversa e dai confini molti larghi, unita e disunita, con l'Inghilterra della Brexit fuori, ma con la finale dentro Wembley, a Londra. Europei per la seconda volta a 24 squadre, con 26 convocati (al posto di 23), con 5 sostituzioni (al posto di 3), con il Var. Gli stadi torneranno ad avere la loro voce, una colonna sonora collettiva.

Torna il tifo, per molti il dodicesimo uomo, quello che spinge quando non ne hai più, quello che fischia quando si sente tradito o magari fa pernacchie. Avrà la stessa voce o il virus l'avrà cambiata? Può essere che l'anno di astinenza abbia peggiorato le corde vocali e intellettuali di chi vomita insulti. Oppure la disintossicazione porterà ad apprezzare corpi e cuori che meritano dignità e rispetto. C'è chi è rassegnato a un tifo vintage e chi se ne augura uno nuovo. Ritorno al passato o al futuro? Con la speranza che lo sport possa essere non un barcone ma un'arca di Noè su cui condividere le nostre diversità. Sono Europei, ma invece di star fermi in un Paese, si parte da Roma per arrivare a Londra, passando per Baku, San Pietroburgo, Bucarest, Glasgow, Siviglia, Monaco, Copenaghen, Amsterdam, Budapest. Undici città che nel calcio (e non solo) hanno storia, ma nazionali che hanno radici che si mischiano e si allungano altrove. Le squadre nate in casa non ci sono più. Migrazioni, guerre, fame, incroci di vite e dei sentimenti, velocità di spostamenti, scelte multiculturali (l'Erasmus del pallone), hanno cambiato il continente del calcio. Più del 10% dei giocatori convocati non sono nati nei Paesi per cui giocano. L'Italia ha i "brasiliani" Jorginho, Emerson Palmieri e Toloi, la Francia ha Marcus Thuram che è nato a Parma, l'Inghilterra ha Sterling, da Kingston, Giamaica, la Turchia Calhanoglu, da Mannheim, Germania, la Svizzera Shaqiri del Kosovo.

Il calcio ha una sua fluidità, non solo per convenienza, ma anche per affinità elettive: con un passaggio si può provare a fare pace con quello che la famiglia ti indica come nemico. È un continente che vorrebbe essere gli Stati Uniti d'Europa ma dove Luis Enrique, ct della Spagna, ammette: "Non credo ci sia ancora un piano vaccinale per la squadra"; dove l'Ucraina ha messo sulle maglie lo slogan "Gloria ai nostri eroi" e ha irritato la Russia e la Uefa in quanto "messaggio di chiara natura politica"; dove il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha preso le difese dei suoi connazionali che hanno fischiato i giocatori dell'Irlanda quando si sono inginocchiati in campo contro il razzismo, perché "gli ungheresi si inginocchiano solo davanti a Dio, al loro Paese, e quando fanno una proposta di matrimonio". È stato un anno triste e assurdo, dove ogni respiro era una minaccia, l'Europeo itinerante come un circo, ma testato e vaccinato, dovrebbe far passare la paura e far tornare la voce. Anche alle donne.

Per la prima volta, proprio stasera a Roma, a bordo campo ci sarà la francese Stéphanie Frappart, designata come quarto ufficiale. Finalmente un po' di normalità.