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Nazionale, Mancini lancia la missione mondiale: "Non ci sarà effetto appagamento"

Roberto Mancini (ansa)
Il ct volta pagina dopo l'Europeo trionfale: "In questi 14 mesi da qui al Mondiale. Però prima ci sono 5 partite di qualificazione, da prendere con attenzione
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FIRENZE - Con la Coppa d'Europa vinta accanto e col sorriso, che gli infortuni di Lazzari (lo sostituirà Calabria) e di Belotti (al momento non verrà sostituito) non gli hanno tolto, a quattro giorni dal ritorno in campo della Nazionale (giovedì al Franchi con la Bulgaria per le qualificazioni al Mondiale) Roberto Mancini ha raccontato a Coverciano le sue sensazioni di ct che ha cambiato l'etichetta del calcio italiano, definitivamente affrancato dall'etichetta difensivista. Anche se la serie A non sembra avere recepito il messaggio della vittoria degli azzurri: il nuovo campionato è iniziato con un numero di stranieri ancora più alto.

Mancini, in 50 giorni da campione d'Europa. che cosa è cambiato?
"Nulla, la nostra vita e il lavoro continueranno e speriamo sempre così bene. Poi, è chiaro che abbiamo fatto felici noi stessi e 60 milioni d'italiani: è questo che ci ha reso più orgogliosi. Ho notato una fenomeno trasversale nella gente che mi avvicinava per ringraziarmi, dal bambino di 3-4 anni che ha visto la partita coi genitori alle persone di 80-85. La cosa più bella è che abbiamo fatto felici tutti, magari anche chi non seguiva fino a quel momento il calcio".

Ora c'è anche la sua foto, a Coverciano, tra quelle dei grandi ct vincenti: lei diceva sempre che non voleva i record, ma le vittorie.
"E' vero, ci scherzavamo sempre: la foto l'hanno messa, adesso".

In vista del Mondiale 2022 ritiene di dovere un po' frenare l'entusiasmo, dati i precedenti della storia della Nazionale?
"Io penso che come Nazionale possiamo migliorare, in questi 14 mesi da qui al Mondiale. Però prima ci sono 5 partite di qualificazione, da prendere con attenzione a cominciare da giovedì. Affrontiamo giocatori che vanno in campo da 8-9 partite e potremmo trovare qualche difficoltà".

La gratitudine verso chi vince può essere un rischio, vedi Bearzot e Lippi?
"No, non ci sono gerarchie, io ho ringraziato anche chi ha giocato fino all'Europeo e ha contribuito a portarci lì. Chi sta meglio in questo momento gioca: la prima partita è la più difficile. Pellegrini e Sensi? Non sono venuti all'Europeo solo per infortunio. Calabria? Sta arrivando al posto di Lazzari, che è infortunato".

Teme l'effetto appagamento?
"Non credo che sia un rischio, questo gruppo non ha mai preso sottogamba nessuno: è stata la nostra forza".

Il gioco della Nazionale d'attacco sembra diventato una specie di traino per gli allenatori di serie A: sente di avere sdoganato un nuovo modo di vincere?
"Magari fosse così, è chiaro che uno deve fare in modo di giocare bene, ma si può vincere in tanti altri modi, non è solo questa la strada. Ci sono state anche altre vittori importanti per altre vie. La verità è che serve sempre, soprattutto, un gruppo affiatato, come l'abbiamo avuto noi. Poi ogni allenatore pensa di giocare nel modo suo, quello che ritiene più utile".

Però questa Nazionale è stata artefice di una svolta storica, di un modo di giocare nuovo per la tradizione italiana: si è difesa attaccando sempre e ha cambiato il modo in cui il calcio italiano viene giudicato all'estero.
"Penso di sì, anche vedendo le reazioni all'estero durante l'Europeo e subito dopo. Sì, è un po' cambiato il pensiero verso l'Italia, nonostante abbia vinto 4 Mondiali, mica uno così per caso. Resta fuori dubbio che difendiamo meglio delle altre Nazionali, in questi mesi e all'Europeo abbiamo racchiuso un po' tutto: sapere anche attaccare sempre e non fare differenza tra casa e fuori, contro qualunque avversario".

Il recupero del neojuventino Kean alla causa è una priorità?
"Anche su questo abbiamo scherzato, lui era della Juventus quando venne qui la prima volta, prima di andare all'Everton. Dalla lista per l'Europeo l'abbiamo lasciato fuori con grande dispiacere, ma sapendo che sarebbe tornato. Uno deve sempre giocare bene e comportarsi da professionista".

Donnarumma, votato migliore giocatore dell'Europeo, finora al Psg è rimasto in panchina: preoccupato?
"No, credo che semplicemente sia arrivato un  po' in ritardo rispetto agli altri del Psg e che non abbia giocato per questo".

Il ritorno di Pellegrini e Zaniolo che cosa può dare in più?
"Si sono ripresi dagli infortuni che hanno avuto e sono qui. L'ho detto ai ragazzi prima, penso ad esempio a Pellegrini e a Mancini, che il merito dell'Europeo è stato di tutti e va esteso a chi poi non è venuto, ma ha messo tanto nella qualificazione. Il problema delle esclusioni si riproporrà per la lista del Mondiale, i ragazzi stanno migliorando anno dopo anno. Su Zaniolo posso dire che l'importante è che stia bene e che abbia recuperato".

Gravina, presidente della Figc, ha dichiarato a Radio anch'io che la Nazionale, fondata sul gruppo e sull'esaltazione del gioco collettivo, è diventata un modello per la serie A, di colpo priva di campioni come Cristiano Ronaldo, Lukaku, Donnarumma, Hakimi. Sente questa responsabilità?
"La Nazionale deve essere sempre un modello: i giocatori italiani hanno qualità enormi, devono solo avere la possibilità di giocare, all'inizio fanno fatica, ma danno molte garanzie bisogna solo avere fiducia in loro".

Scamacca, neoconvocato, fa parte di questa categoria in un ruolo, quello del centravanti, in cui la ricerca di giovani di talento è particolarmente evidente?
"Lui ha fatto tutta la trafila delle Under. Allenarlo e vederlo direttamente è utile, ha caratteristiche diverse dagli altri attaccanti. Potrà essere molto utile in futuro, anche per l'età che ha".

Però le partenze di tanti giocatori forti non hanno un po' impoverito il campionato, inducendo il movimento a rifugiarsi dietro la Nazionale?
"No, non mi sento tirato per la giacchetta. Chi è andato via, dopo avere fatto benissimo, cito per tutti Lukaku e Hakimi, ha fatto appunto  benissimo in serie A e poi è stato preso da club più ricchi. Ma non dimentichiamoci che prima si è riaffermato da noi, segno che il nostro campionato non era poi così scadente. E chiaro che un giovane - è capitato pure a me da ragazzo - cresce e migliora anche guardando i campioni. E' un dispiacere che siano andati via, ma i giocatori forti in A ci sono e non sono pochi".

Tuttavia il 61%  di giocatori è straniero, stranieri e straniero sono già stati 37 debuttanti: la vittoria dell'Europeo è una lezione ignorata?
"Bisogna sempre entrare in ogni singola situazione. Io posso dire che alla Sampdoria di Mantovani il presidente comprò tanti giovani italiani, che poi migliorarono. Il gruppo più forte di una squadra, tendenzialmente, deve essere del Paese del campionato, poi gli stranieri buoni ben vengano".

Atalanta e Torino, due squadre che hanno storicamente settori giovanili eccellenti, si sono affrontate con un italiano per parte, Pessina e Mandragora.
"Non conosco le singole situazioni e non voglio dare giudizi. E' chiaro che, tanto per fare un esempio,  a marzo chiamammo Matteo Ricci dello Spezia e ci fece un'ottima  impressione. Poi ho letto che non aveva trovato squadra, a 27 anni, l'ha trovata a fine mercato".

Tornando all'Europeo, che cosa l'ha colpita particolarmente di quell'avventura esaltante?
"Le persone che ti dicevano solo grazie: grazie  per quello che avete fatto, per averci fatto passare un'estate incredibile. E' una sensazione speciale. Ripensando a quei 50 giorni duri, lunghi, difficili, che abbiamo passato insieme, mi ha colpito invece che non ci sia stato il minimo problema tra noi: a volte in un periodo così lungo, può capitare anche  per cose puerili, senza senso. Invece tra noi non è mai successo".

E nell'estate trionfale dello sport italiano c'è un'impresa da associare più di tutte alla vostra?
"Sono stati due mesi, a livello sportivo, straordinari per l'Italia. Sono state cose diverse e tutte importanti: i 100 metri, la  4X100, il salto in alto, sono discipline in cui in genere gli italiani non vincono, perciò sono e saranno sempre speciali. Sono imprese che rimarranno nella storia, però chi fa i paragoni tra sport e sport secondo me sbaglia. Per me come sportivo sono state tutte cose importantissime, la nostra è andata avanti per un mese. Non posso dire un nome, farei un torto anche ai ragazzi delle Paralimpiadi che stanno facendo benissimo, a Bebe Vio. Piuttosto, mi seno di dire che l'unico dispiacere sia stato non vedere il pubblico: anche le vittorie  sarebbero state diverse".

Jorginho merita il Pallone d'oro?
"Penso di sì: sta facendo bene da anni e quest'anno ha vinto tutto quello che ha giocato, credo che se lo meriti".

Insigne falso nove col Napoli?
"L'ha fatto anche con noi all'Europeo, durante la semifinale e la finale".

Giovedì c'è già la prima delle tre gare di qualificazione per il Mondiale: che cosa vorrebbe ritrovare dell'Europeo?
"Che riprendessimo da dove abbiamo lasciato: giocando bene".

 

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