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Calendario, effetto mercato e un settembre scivoloso. Ma Mancini sa come rimettere le cose a posto

Il ct azzurro Roberto Mancini (afp)
Dopo il pari con la Bulgaria la strada verso il Mondiale è diventata un po' più insidiosa. Per mettere al sicuro la qualificazione bisogna vincere domenica in Svizzera, il ct deve fare i conti con un periodo particolarmente delicato della stagione, ma le armi per riprendere subito il cammino non mancano
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FIRENZE - Fidarsi dell'Italia di Mancini, che sta per giocarsi in Svizzera una porzione considerevole della qualificazione al Mondiale senza passare dagli infidi playoff, è assolutamente doveroso e non certo per gratitudine, ma per un'oggettiva valutazione tecnica: i campioni d'Europa dominano gli avversari, lo hanno fatto anche con la Bulgaria. Ci sono dunque tutti i presupposti perché si ripetano domenica a Basilea, anche se il 3-0 inflitto agli svizzeri lo scorso 16 giugno, nella seconda delle notti magiche dell'Olimpico, non sarà obbligatorio.

L'effetto mercato

L'ostacolo più alto è semmai il calcio di settembre, storicamente scivoloso: non lo fu solo per Ventura con i famosi coccodri…

FIRENZE - Fidarsi dell'Italia di Mancini, che sta per giocarsi in Svizzera una porzione considerevole della qualificazione al Mondiale senza passare dagli infidi playoff, è assolutamente doveroso e non certo per gratitudine, ma per un'oggettiva valutazione tecnica: i campioni d'Europa dominano gli avversari, lo hanno fatto anche con la Bulgaria. Ci sono dunque tutti i presupposti perché si ripetano domenica a Basilea, anche se il 3-0 inflitto agli svizzeri lo scorso 16 giugno, nella seconda delle notti magiche dell'Olimpico, non sarà obbligatorio.

L'effetto mercato

L'ostacolo più alto è semmai il calcio di settembre, storicamente scivoloso: non lo fu solo per Ventura con i famosi coccodrilli del Bernabeu, ma anche per i campioni del mondo dell'82 e del 2006 e un po' perfino per un martello della concentrazione come Antonio Conte, che nel 2015 a Firenze portò all'incasso l'1-0 su Malta. Stavolta si aggiungono due problemi supplementari. Il primo è la questione calendario, conseguenza della pandemia: tre partite in una settimana possono falsare il risultato, perché impongono un dosaggio forzato delle energie, che sfocia nel turnover e nell'impossibilità di mettere sempre in campo la formazione migliore. Il secondo è l'effetto mercato, che può arrugginire i protagonisti ben più del ritorno dalle vacanze senza adeguato rodaggio: finora Donnarumma è stato spettatore nel Psg, Locatelli quasi nella Juventus, dove Kean è appena arrivato, come Florenzi al Milan, mentre Scamacca ha assaggiato appena il campo col Sassuolo e Berardi nemmeno quello, complice pure qualche acciacco.

Concentrazione alla Morini

La storia è molto maestra, soprattutto nel calcio. Se battere la Bulgaria a settembre nelle qualificazioni è stato faticoso per le Nazionali di Prandelli e Conte, che acciuffarono l'1-0, non ci sarebbe stato nulla di anomalo nella vittoria analoga di Mancini. Che però non è arrivata, malgrado l'assoluta egemonia, per un erroraccio difensivo. Proprio qui sta il punto. E' abbastanza beffardo che l'inedito pareggio casalingo di una squadra abituata a segnare caterve di gol come l'Italia della rivoluzione offensivista - contro la Bulgaria fondata sul catenaccio - si sia verificato proprio nella partita preceduta dal minuto di raccoglimento per un grande difensore della tradizione nazionale, Francesco Morini, che faceva della concentrazione il suo punto di forza. E' beffardo perché il gol incassato dai campioni d'Europa - il quinto nelle 13 partite del 2021, anche questa è una rarità - è nato proprio da una distrazione, un errore di quelli che lo stopper della Juventus anni Settanta non ammetteva.

Il giallo del capitano

Così si è complicata la qualificazione al Mondiale: per metterla quasi al sicuro ed evitare che la partita del 12 novembre, in casa con la Svizzera, si trasformi in spareggio, gli svizzeri conviene subito batterli in trasferta, domenica a Basilea. Hanno 4 punti in meno, ma anche 2 partite giocate in meno, il che rende l'eventuale pari al Sankt Jacob un vantaggio per loro, che potrebbero poi presentarsi all'ultima sfida contro gli azzurri con due risultati su tre a disposizione, per qualificarsi al Mondiale senza passare attraverso la trappola dei playoff. Yakin, il neo ct subentrato a Petkovic, ha i suoi guai. L'amichevole giocata e vinta a proprio a Basilea con la Grecia (2-1) dall'ibrido tra riserve e qualche titolare non si è rivelata un morbido approccio alla sfida con l'Italia, perché è stata oscurata dal caso Xhaka, il capitano no vax: il romanista mancato, appiedato dal Covid, sarà costretto a saltare il duello con gli azzurri. Non ci sarà neanche l'atalantino Freuler, squalificato.

La ricetta di Mancini

Al di là dei contrattempi del collega, Mancini ha voluto subito tranquillizzare tutti: a Basilea, contro avversari certamente più forti dei bulgari ma anche assai più inclini al gioco aperto e di conseguenza a concedere spazi, la Nazionale può tornare subito quella dell'Europeo, implacabile macinatrice di gioco, come la stessa Svizzera ebbe modo di constatare all'Olimpico. Quanto il ct consideri essenziale questa trasferta lo dimostrano alcune scelte di Firenze, dove ha lasciato in tribuna Di Lorenzo, Sensi e Locatelli, oltre a Zaniolo e Kean (in parte anche il neofita del gruppo Scamacca), proprio per avere forze fresche nella partita più importante: ha preservato il capitano Chiellini (ma anche Pellegrini entrato appena nei minuti finali, Bastoni, rimasto fino all'ultimo in ballottaggio con Acerbi, Bernardeschi e il ripescato Biraghi). Le condizioni necessarie per vincere sono due: ritrovare la massima concentrazione difensiva e tornare a essere implacabili sotto porta, invece di specchiarsi in un narcisismo che ha ridotto la chiarissima superiorità tecnica - 16 tiri in porta e 10 corner - a mera statistica. La distonia tra le occasioni create e i gol segnati, oltre a confermare la ricerca del centravanti ideale, che per il ct non è Immobile anche se il titolare resta lui, rimanda alle parole del ct bulgaro Petrov: l'Italia è tra le più forti squadre al mondo e ha il ct più bravo. Il quale ha una ricetta molto sintetica: vincere in Svizzera, per rimettere subito le cose a posto.