Occhio Italia, c'è un Mondiale ancora da conquistare
di Enrico Currò , di Enrico CurròE' meglio perdere la semifinale della Nations League che la finale di un Europeo o di un Mondiale. Mancini, più che rinfrescare il vecchio apologo della volpe e dell'uva, ha sottolineato il vero obiettivo del suo quadriennio di resurrezione dal Mondiale mancato da Ventura: tornare al Mondiale, dopo avere vinto l'Europeo, per provare a vincere anche quello. Ma la chiosa del ct alla sconfitta con la Spagna, la prima a San Siro in 96 anni e per lui la prima dopo tre anni e 37 partite d'imbattibilità, diventa soprattutto un richiamo alla realtà incombente: la qualificazione a Qatar 2022, che sarà il primo Mondiale della storia giocato nell'inverno del nostro emisfero, va ancora conquistata. La Nazionale può chiudere la questione tra poco più di un mese: battendo la Svizzera a Roma, il 12 novembre, renderebbe ininfluente la trasferta di tre giorni dopo a casa dell'Irlanda del Nord. Però il calcio liquido ed equilibrat…
E' meglio perdere la semifinale della Nations League che la finale di un Europeo o di un Mondiale. Mancini, più che rinfrescare il vecchio apologo della volpe e dell'uva, ha sottolineato il vero obiettivo del suo quadriennio di resurrezione dal Mondiale mancato da Ventura: tornare al Mondiale, dopo avere vinto l'Europeo, per provare a vincere anche quello. Ma la chiosa del ct alla sconfitta con la Spagna, la prima a San Siro in 96 anni e per lui la prima dopo tre anni e 37 partite d'imbattibilità, diventa soprattutto un richiamo alla realtà incombente: la qualificazione a Qatar 2022, che sarà il primo Mondiale della storia giocato nell'inverno del nostro emisfero, va ancora conquistata. La Nazionale può chiudere la questione tra poco più di un mese: battendo la Svizzera a Roma, il 12 novembre, renderebbe ininfluente la trasferta di tre giorni dopo a casa dell'Irlanda del Nord. Però il calcio liquido ed equilibratissimo di questi tempi - la stessa Spagna dovrà a sua volta guadagnarsi la qualificazione a domicilio, il 14 novembre con la Svezia - impone la massima attenzione. Chi si deconcentra o commette un errore impensabile, vedi l'espulsione con cui il veterano Bonucci ha macchiato la sua presenza numero 112, è perduto.
Evitare gli spareggi
In caso di secondo posto nel girone C esiste l'esame di riparazione, che consiste nei play-off di primavera, dal 24 al 29 marzo 2022. Però è consigliabile evitarlo: non solo per il ricordo ancora fresco della scottatura di quattro anni fa con la Svezia, ma per le trappole insite in questa rischiosa appendice. La nuova formula degli spareggi assegnerà appunto a marzo gli ultimi tre posti, dei tredici attribuiti all'Europa per Qatar 2022. I primi dieci vanno alle vincitrici dei dieci gironi di qualificazione. Gli altri tre escono da un complicato sistema, con più di qualche trappola. Saranno dodici le squadre iscritte ai play-off: le dieci seconde classificate dei gironi di qualificazione più due provenienti dalla classifica finale della Nations League 2020-21 (le due migliori vincitrici dei gironi di Nations League che non siano riuscite a qualificarsi direttamente al Mondiale). I play-off prevedono tre gironi da quattro con formula sprint: due partite, semifinale e finale, entrambe in gara unica, e pass per le tre vincitrici di ogni gruppo. Le sei teste di serie - le sei migliori seconde, nella classifica dei gironi di qualificazione - hanno il diritto di giocare in casa la semifinale (24 o 25 marzo), mentre il sorteggio stabilisce chi gioca in casa la finale (28 o 29 marzo). L'Italia sarebbe certamente testa di serie e così pure le altre eventuali illustri avversarie oggi ancora in bilico, Spagna, Portogallo, Olanda e Croazia: non ci sarebbe il rischio di incontrarle nella semifinale dei play-off, dove il peggio che possa capitare, in questo momento, è una tra Ucraina, Norvegia, Armenia e Albania. Però qualche avversaria nobile può capitare nella finale degli spareggi, più che mai un'incognita e oltretutto stavolta senza appello, perché non c'è partita di ritorno. L'insidia ulteriore è il calendario. Strizzati tra campionato e coppe, gli impegni della Nazionale in primavera amplificano sempre il classico problema, di solito attenuato dal fatto che si tratta di amichevoli: la priorità assoluta dei club nella fase della stagione decisiva per loro. Giocarsi il Mondiale in un ritaglio, come capitò nel fatale novembre 2017, sarebbe perciò rischiosissimo. Insomma, conviene a maggior ragione sbrigare la pratica subito, tra 36 giorni.
Concentrazione da ritrovare
Premesso che un'altra questione, secondaria ma non troppo, è lo status di testa di serie al sorteggio del Mondiale (oggi l'Italia, grazie alla formidabile risalita al quinto posto della classifica Fifa, è virtualmente tra le otto teste di serie al sorteggio dell'aprile 2022 e deve cercare di non perdere il privilegio), la priorità è dunque quella di presentarsi alla partita dell'Olimpico con la Svizzera nelle migliori condizioni possibili. Molto è legato ai risultati della rivale, che ha 6 punti in meno nella classifica del girone (14 l'Italia, 8 la Svizzera) e può appaiare gli azzurri, battendo sabato prossimo a Ginevra l'Irlanda del Nord e vincendo poi martedì 12 ottobre in Lituania, ma che difficilmente potrà colmare il divario attuale nella differenza reti (più 11 per l'Italia, più 3 per la Svizzera). Ai discepoli di Mancini, in caso di arrivo a pari punti con gli svizzeri, per conservare il primo posto nel girone e per qualificarsi direttamente al Mondiale potrebbe bastare proprio la differenza reti, cioè un pari nel duello di Roma e un successo in Irlanda del Nord. Ogni calcolo cervellotico è tuttavia da posporre alla valutazione primaria: in questo mese che separa gli azzurri dalla sfida del 12 novembre la Nazionale merita un occhio di riguardo da tutti, dai club ai giocatori stessi, la cui flessione di rendimento dopo la conquista dell'Europeo, probabilmente fisiologica, è evidente.
Un motore inceppato
Urge recuperare la concentrazione, che a giugno e luglio fu totale anche perché la stagione dei club era finita. In una partita che per molti aspetti ha ricalcato tatticamente quella di tre mesi prima, al di là del fatto che Mancini stavolta ha esibito fin dall'inizio e non a gara in corso l'attacco senza centravanti fisso in assenza di Immobile e Belotti, la rivincita della Spagna è stata possibile più che altro grazie alla differenza di attenzione: una dote in genere ascritta ai calciatori italiani. L'altra qualità riconosciuta alla squadra, l'equivalenza tra gli interpreti e la loro intercambiabilità, è per fortuna rimasta tale. Fu decisiva per vincere l'Europeo col noto concetto del gruppo: chiunque entrasse a sostituire un compagno non alterava il livello del gioco, né i meccanismi di un sistema collaudato. In effetti quel principio resta valido. Anzi, si è forse consolidato. Nella ripresa in 10 contro 11 contro gli spagnoli in vantaggio di due gol, gli ingressi dalla panchina sono stati tutti efficaci, a cominciare da quello del capitano Chiellini, che si è confermato indispensabile. Ma anche per questo è giusto non sottovalutare i messaggi delle ultime 6 partite della Nazionale. Escluso il 5-0 di Reggio Emilia alla Lituania, la statistica parla di quattro pareggi - tre per 1-1 (con Spagna e Inghilterra nella semifinale e nella finale dell'Europeo vinte ai rigori, con la Bulgaria nelle qualificazioni per il Mondiale), il quarto lo 0-0 in Svizzera - e di questa sconfitta in Nations League. Il motore offensivo, segreto delle precedenti tredici vittorie consecutive, sembra essersi un po' inceppato.
Caccia ai nuovi talenti
Non significa che i campioni d'Europa lo siano diventati per caso, né che abbiano smarrito la loro superiorità nel gioco, perché soltanto con la Spagna hanno subito il palleggio e il pressing altrui. Significa però che l'equilibrio in campo si può spezzare quasi sempre con i piccoli particolari, uno dei quali è che un ct particolarmente aperto alle novità possa attingere a un numero sempre maggiore di potenziali ricambi. Quando alla vigilia della semifinale di Nations League ha invocato più spazio per i giovani nei club, alludendo a Kean e Raspadori ma non solo, il messaggio era chiaro: gli avversari non stanno fermi e la caccia al nuovo talento, che il suo collega spagnolo Luis Enrique ha certificato lanciando a San Siro il diciassettenne Gavi, è ormai una necessità. Mancini ha collaudato Bastoni e il tuttofare Calabria, ha rilanciato Kean e adesso può trasformare la finale di domenica per il terzo posto alla Nations in un'occasione preziosa per altre verifiche. Le somme le tirerà a fine novembre. Non è per gratitudine che i campioni d'Europa restano la base della squadra e lo saranno anche tra un anno. E' un'ovvia esigenza tecnica. Ma il Mondiale non aspetta ed è aperta la gara per una maglia da titolare, alla quale potrebbero presto iscriversi Zaniolo e Tonali, lasciato stavolta all'Under 21, mentre il centravanti del Pisa Lucca è una tentazione. Non tutti gli eroi di Wembley, di questo passo, hanno il posto assicurato.