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Donadoni: "Mancini la risolverà, ma serve l'aiuto di tutti"

L'ex ct azzurro valuta il momento di quello attuale: "È. bravissimo, ma una mano dall'esterno sarebbe opportuna: dalla critica, dai dirigenti, dai club". Sul rigore di Jorginho: "Il fatto che lo abbia voluto tirare lui significa che voleva scacciare un po' i demoni"
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Donadoni, la magnifica Nazionale campione d'Europa si è persa?
"Non concepisco gli eccessi. Può darsi che all'Europeo la squadra abbia avuto qualche situazione anche un po' favorevole, però non è che adesso ci sia da essere disfattisti. Purtroppo nel calcio trovare equilibrio è sempre più complicato".
Ma l'Italia ha giocato male.
"A Belfast non è stata una delle sue migliori partite, però il risultato pesava e tra l'altro anche un 2-0 a conti fatti non sarebbe bastato, contro una squadra che non ha mia preso gol nelle qualificazioni". 
Il difetto più evidente?
"La poca cattiveria agonistica. So che cosa può passare per la testa in certi momenti. Escludo che sia dipeso dalle motivazioni, semmai ho notato una condizione fisica inferiore rispetto al solito. E forse, facendo un po' meno la partita, avremmo avuto più sbocchi".
Gli spareggi sono un'inco…

Donadoni, la magnifica Nazionale campione d'Europa si è persa?
"Non concepisco gli eccessi. Può darsi che all'Europeo la squadra abbia avuto qualche situazione anche un po' favorevole, però non è che adesso ci sia da essere disfattisti. Purtroppo nel calcio trovare equilibrio è sempre più complicato".
Ma l'Italia ha giocato male.
"A Belfast non è stata una delle sue migliori partite, però il risultato pesava e tra l'altro anche un 2-0 a conti fatti non sarebbe bastato, contro una squadra che non ha mia preso gol nelle qualificazioni". 
Il difetto più evidente?
"La poca cattiveria agonistica. So che cosa può passare per la testa in certi momenti. Escludo che sia dipeso dalle motivazioni, semmai ho notato una condizione fisica inferiore rispetto al solito. E forse, facendo un po' meno la partita, avremmo avuto più sbocchi".
Gli spareggi sono un'incognita.
"Niente catastrofismi, la squadra è valida e si giocherà le sue carte con avversarie altrettanto desiderose di andare al Mondiale. A proposito, il Portogallo è nelle nostre stesse condizioni e mi rifiuto di pensare che lo dobbiamo evitare: sarebbe già partire un po' sconfitti, un segno di debolezza. Lo spirito di rivalsa ci deve fare pensare che possiamo battere chiunque".
Giusto fare calciare il rigore a Jorginho? 
"Il rigore è una questione mentale: il fatto che lo abbia voluto tirare lui significa che voleva scacciare un po' i demoni del rigore sbagliato prima. Certo, calciarlo meglio forse avrebbe cambiato le cose, anche se non eravamo stati così superiori alla Svizzera. Ma è ancora tutto nelle nostre mani".
A marzo stanchezza e pressione aumenteranno.
"Non c'è una regola fissa, magari il vantaggio lo possono perdere i nostri avversari. L'impressione, a Belfast, è stata di una Nazionale stanca: ha sempre i concetti tattici dell'Europeo, ma con brio e foga agonistica inferiori le cose ti vengono meno bene".
Da ex inventore di gioco: non manca l'inventiva?
"Qualcuno è stato meno capace del solito di creare la superiorità numerica. Il canovaccio conta, poi la differenza la fa l'interpretazione dei singoli: un sistema tattico ha valore quando esalta le qualità dei singoli".
Che non segnano più.
"Un po' è vero, ma mi viene in mente Simeone, basta che tocchi la palla e va dentro, sono momenti. È facile criticare gli attaccanti, però ci devono essere anche gli inserimenti degli altri: stavolta ci ha provato quasi soltanto Barella".
Immobile?
"Ha il gol nel sangue, faccio fatica a pensare che una Scapa d'oro non riesca a segnare in Nazionale. Sono mancati 4 giocatori importanti: lui, Verratti, Chiellini e Spinazzola, che ha la dote di provare l'uno contro uno, di affondare e saltare l'uomo".
Lei è stato ct dopo il Mondiale vinto nel 2006: vede la stessa pressione di allora sugli attuali campioni d'Europa?
"Rientra nella nostra cultura, bisogna essere bravi a reggerla: in Inghilterra e in Francia è diverso. Dobbiamo farcene una ragione, anche se in quanto a cultura sportiva dovremmo crescere".
Un ct non ha gli stage ed è spesso isolato dai club: è un uomo solo, a parte quando vince?
"Quando vinci, tutti te lo riconoscono, ma bisognerebbe concepire la Nazionale in un altro modo e non ricordarsene solo quando si vuole". 
Mancini si fa scivolare tutto addosso?
"Magari c'è chi rispetto a un altro in apparenza gestisce meglio le tensioni, ma poi non è davvero così. Mancini è stato non bravo, ma bravissimo. È un momento complicato: cercherà di risolverlo, ma se ci fosse una mano dall'esterno sarebbe opportuna: dalla critica, dai dirigenti, dai club. A 360 gradi, da tutto il movimento".