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Un vuoto lungo nove anni, Mancini e la caccia a un bomber che ancora non c'è

Immobile - classe 1990 - è l'ultimo attaccante di livello internazionale prodotto dal nostro calcio. Al momento non c'è un nome su cui scommettere, forse il solo Lucca che ha giocato solo 12 volte in B. Bianchessi: "Quasi tutte le squadre giovanili hanno attaccanti stranieri: non c'è più la pazienza di aspettare, coltivare e costruire il proprio prodotto"
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Come si arriva a giocarsi la partita in cui è obbligatorio segnare senza lo straccio di un centravanti? È l'effetto di un vuoto di produzione lungo nove anni, come se la fabbrica che produce pneumatici per la Ferrari si bloccasse di colpo e facesse gomme buone solo per utilitarie e berline. Nove anni, come quelli che separano Ciro Immobile, classe 1990, l'ultimo attaccante di livello internazionale prodotto dal nostro calcio, e Gianluca Scamacca, del 1999, a cui Mancini ha disperatamente provato a chiedere un gol contro l'Irlanda del Nord. In mezzo, il nulla, o quasi. Il laziale, criticatissimo all'Europeo, l'abbiamo scoperto indispensabile nell'assenza: non solo non abbiamo di meglio, ma non c'è nemmeno qualcuno che si avvicini alle sue qualità. Belotti compreso.

Come si arriva a giocarsi la partita in cui è obbligatorio segnare senza lo straccio di un centravanti? È l'effetto di un vuoto di produzione lungo nove anni, come se la fabbrica che produce pneumatici per la Ferrari si bloccasse di colpo e facesse gomme buone solo per utilitarie e berline. Nove anni, come quelli che separano Ciro Immobile, classe 1990, l'ultimo attaccante di livello internazionale prodotto dal nostro calcio, e Gianluca Scamacca, del 1999, a cui Mancini ha disperatamente provato a chiedere un gol contro l'Irlanda del Nord. In mezzo, il nulla, o quasi. Il laziale, criticatissimo all'Europeo, l'abbiamo scoperto indispensabile nell'assenza: non solo non abbiamo di meglio, ma non c'è nemmeno qualcuno che si avvicini alle sue qualità. Belotti compreso.

L'eredità di Balotelli

Nove anni sono trascorsi da quando, nel 2012, si iniziò a porre la questione dell'eredità di Balotelli: dopo l'Europeo di Prandelli si cercava qualcuno da affiancare al centravanti che ci aveva portato in finale. Ci illudemmo potesse essere Mattia Destro, che soltanto oggi è tornato a segnare davvero. Unico nome italiano, insieme a Immobile, in una classifica marcatori di Serie A invasa da una raffica di Simeone, Vlahovic, Zapata, Joao Pedro, Dzeko: la fotografia esatta dell'assenza di alternative azzurre. 

La speranza è Lucca

Le illusioni che avevamo coltivato sono appassite: come Destro, anche Gabbiadini, Pellè, Zaza, Petagna. Nel 2017 si confidava nel 17enne Pellegri, dopo i suoi primi gol in Serie A. Tempo ne ha, ma a quasi 21 anni fa la comparsa al Milan dopo anni di nulla. Mentre gli altri giocavano il Mondiale russo, noi aspettavamo Cutrone: svanito anche lui. Mancini negli anni le ha provate tutte: Balotelli e Zaza, Pavoletti e Quagliarella, Lasagna e Caputo, persino il redivivo Okaka. S'è illuso, pure lui, quando due anni fa esatti ha annunciato: "Il futuro centravanti della nazionale sarà Pinamonti", che adesso prova a rinascere a Empoli dopo un anno da fantasma all'Inter. Mentre Mancini si è rassegnato ad aspettare le lune di Kean confidando nella crescita di Raspadori e Scamacca. Dopo aver sperimentato, dall'inizio del suo mandato, 13 centravanti di ruolo. Ma già si guarda al prossimo, il 21enne Lorenzo Lucca, e ai suoi 2 metri e 01 su cui pesa l'aspettativa di un futuro da trascinatore azzurro: nonostante abbia giocato finora solo 12 volte in Serie B e mai in A.  

"Non c'è più la pazienza di aspettare"

Ma non è certo colpa del ct se il serbatoio che aveva prodotto i Vieri, gli Inzaghi, i Montella (tutti insieme, e qualcuno restava fuori), i Toni, i Gilardino e i Pazzini (idem) s'è improvvisamente prosciugato. Crisi di vocazione? Difficile. "Bisogna fare un'analisi diversa e chiedersi quanti stranieri giochino oggi nel campionato Primavera o in Under 17", è il pensiero di Mauro Bianchessi, responsabile del settore giovanile della Lazio e leggenda dello sviluppo calcistico in Italia. "Quasi tutte le squadre giovanili hanno attaccanti stranieri: non c'è più la pazienza di aspettare, coltivare e costruire il proprio prodotto, un po' per la fretta imposta dal rischio di retrocessione nella Primavera2, un po' per le smanie di qualche procuratore, i club preferiscono comprare stranieri e sperare che qualcuno possa arrivare in prima squadra facendo business immediato. Ma senza programmazione, cultura calcistica e valorizzazione dei talenti nostrani, a cosa serve il settore giovanile? Così, in determinati ruoli si creano voragini". Come i nove anni tra la generazione Immobile e quella di Scamacca. E in nove anni, qualificazioni comprese, ci entrano giusto due Mondiali: quelli che, adesso, rischiamo davvero di vedere dalla poltrona.