FIRENZE - Mancini l'ha detto chiaramente: "Voglio allegria". I senatori della Nazionale hanno recepito il messaggio: niente ansia o paura di non andare al Mondiale, nessun retaggio della disfatta del 2017 allo spareggio con la Svezia. Verratti, che la maglia azzurra la indossa dal 2012 e che è tra i reduci del play-off con gli svedesi, spiega che molto da allora è cambiato: "I momenti difficili della vita rimangono sempre: è dalle sconfitte che impari a dare qualcosa in più, il calcio è fatto anche di piccoli dettagli. Dipende tutto da noi. C'è un clima diverso rispetto al 2017, sappiamo che cosa vogliamo e che cosa valiamo, sono sicuro che daremo tutto, abbiamo grande stile di gioco, grandi giocatori e grandi uomini. Abbiamo un grande gruppo e grande allenatore. Abbiamo superato il record d'imbattibilità, siamo una squadra difficile da perdere. Mancini ha lavorato tantissimo sulla testa: ci ha preso che eravamo distrutti e ci ha fatto vincere l'Europeo. Sono certo che daremo il massimo".
Lui parla a nome della squadra intera: "Ci aspettano due partite importantissime, abbiamo il dovere di portare l'Italia in Qatar. Però bisogna essere fiduciosi, pensare al campo, prepararci con entusiasmo e allegria come abbiamo sempre fatto e che ci ha portato alla conquista dell'Europeo". La Nazionale è comunque ancora una volta l'appiglio del calcio italiano, ora che quasi tutti i club sono usciti dalle coppe, proprio come otto mesi fa all'Europeo: "Anche se ci fossimo qualificati tutti nei quarti di finale della Champions, saremmo stati nella stessa situazione in Nazionale e avremmo dato comunque tutto per questa maglia. Ognuno di noi ha storie diverse nel club, qui siamo unitissimi e pronti a dare tutto per questa maglia".
Sul mancato rinvio della trentesima della serie A Verratti, che gioca col Psg nella Ligue 1, è fatalista: "Rinviare le partite sarebbe stato molto difficile, ma non è un problema, siamo qui e dobbiamo affrontare al meglio questa situazione". La dolorosa uscita dalla Champions del Psg, nuovo fallimento per una squadra stellare, ha portato con sé lo strascico della contestazione dei tifosi parigini e le critiche a Donnarumma per l'errore sul primo gol di Benzema: "Ma non ci sono strascichi qui. Certo, col nostro il club avevamo obiettivi diversi e ci dispiace non averli raggiunti. Donnarumma è già ripartito, è grande dentro e fuori dal campo, ha già passato momenti difficili, sa quello che ha fatto per noi e quanto è importante per questa squadra, non possiamo e non dobbiamo dimenticarci quello che ha fatto all'Europeo".
Per Verratti e per la sua generazione c'è il pesante rischio di attraversare la carriera senza avere giocato due Mondiali consecutivi: "Ma noi siamo abituati a giocare con questa pressione. Non possiamo permetterci di sbagliare, sono sicuro che riusciremo a fare questa partita alla grande, sono due partite della vita per noi come per i nostri avversari. Non abbiamo parlato della prospettiva di perdere due Mondiali, perché pensiamo solo a qualificarci, tutti noi vogliamo andare in Qatar". L'idea della rivoluzione, in caso di eliminazione, secondo il centrocampista più navigato di un reparto coperto di elogi all'Europeo è da scacciare a tutti i costi: "C'è tanto da perdere, è vero, ma guai non da cambiare tutto, bisogna continuare a seguire la strada che ci ha portato a vincere. Siamo una squadra che sa lottare, soffrire e giocare un bel calcio". Sono anche gli altri, in fondo, a doversi preoccupare dell'Italia: "Col nostro percorso abbiamo acquisito sicurezza e autostima, le nostre sono vittorie indelebili. Io al Psg ho compagni portoghesi, l'Italia si è sempre saputa rialzare, non dobbiamo avere rimpianti.I momenti difficili della vita rimangono sempre è dalle sconfitte che impari a dare qualcosa in più, il calcio è fatto anche di piccoli dettagli. Dipende tutto da noi. Sono sicuro che faremo una grande partita".
La stanchezza per il calendario pesante, a marzo, è un'incognita: "Penso che cinque giorni tra una partita e l'altra siano sufficienti, ma anche se ci fosse stato un giorno solo di intervallo, so che avremmo chiesto di giocare subito anche la seconda". C'è però chi non potrà giocare nemmeno la prima, tra i campioni d'Europa: la squadra titolare di giugno e luglio è quasi dimezzata dagli infortuni e dai contrattempi: "Dimostreremo che tutti quanti siamo importanti, siamo 35 e daremo il massimo. Chi gioca con questa maglia ci riesce sempre: non è importante chi fa il gol o l'assist, l'essenziale è farli". Mancini, nel suo giro di questo mese per incontrare gli azzurri, ha fatto tappa anche a Parigi: "Il mister è venuto a fare una cena con Gigio e con me, era importante lavorare sulla testa. Ma le parole adesso non serviranno più, bisogna dare il massimo: per Mancini, per noi, per lo staff, per tutti gli italiani".