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Italia fuori dai Mondiali, tra premi e sponsor: il gol di Trajkovski incide anche sul bilancio

La rete della Macedonia del Nord ha volatilizzato in un colpo anche più di 15 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altri effetti che si faranno sentire nel corso del tempo. Azzerati in un colpo i ricavi del trionfo europeo
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PALERMO — Il danno non è soltanto di immagine. L’esclusione dell’Italia dalla Coppa del Mondo in Qatar incide anche sulle casse della Federcalcio. La stima era già stata fatta da mesi: una proiezione per la verità piuttosto semplice, almeno a volerla banalizzare. Il gol di Trajkovski, ha volatilizzato in un colpo anche più di 15 milioni di euro, per la Nazionale. 

Ovviamente, vengono meno i premi che la Fifa garantisce a chi partecipa: anche chi si dovesse limitare alla fase a gironi, incasserà un paio di milioni per la copertura delle spese, più 8-10 milioni  di premio partecipazione. Ma non solo. Nei contratti di sponsorizzazione sottosc…

PALERMO — Il danno non è soltanto di immagine. L’esclusione dell’Italia dalla Coppa del Mondo in Qatar incide anche sulle casse della Federcalcio. La stima era già stata fatta da mesi: una proiezione per la verità piuttosto semplice, almeno a volerla banalizzare. Il gol di Trajkovski, ha volatilizzato in un colpo anche più di 15 milioni di euro, per la Nazionale. 

Ovviamente, vengono meno i premi che la Fifa garantisce a chi partecipa: anche chi si dovesse limitare alla fase a gironi, incasserà un paio di milioni per la copertura delle spese, più 8-10 milioni  di premio partecipazione. Ma non solo. Nei contratti di sponsorizzazione sottoscritti dalla Federcalcio erano inseriti circa 5 milioni di euro di “malus”, in caso di mancata qualificazione ai Mondiali in Qatar, per ammortizzare la mancata esposizione dei marchi nel torneo. Una cifra che, per carità, rappresenta meno del 10 per cento dei 60 milioni di ricavi commerciali su cui conta la Figc. E che, più o meno, corrispondono ai premi incassati con l’Europeo. Insomma, una sorta di pari e patta, anche se ovviamente vuol dire perdere il beneficio immediato della vittoria di luglio. 

Ma non basta. Perché nel 2023 la Federcalcio dovrà rinegoziare i contratti di sponsorizzazione: tutti gli accordi infatti si esauriscono alla fine del quadriennio dei Mondiali. Da gennaio 2023 entrerà Adidas, che non sarà troppo contenta di produrre le maglie di una squadra reduce dalla vistosissima assenza dal Mondiale di calcio. In più, mancare l’appuntamento non è la condizione ideale per sperare di incrementare i ricavi o poter spuntare condizioni più favorevoli. Se non altro, ciò che all’Italia non mancherà sono i soldi dei diritti tv. 

A proposito di tv. Un duro colpo lo ha subito col gol macedone anche la Rai. La tv di stato aveva acquistato ad aprile 2021 i diritti dei Mondiali, scommettendo sulla presenza dell’Italia e puntando sul fatto che giocare in autunno avrebbe garantito maggiore appeal per gli inserzionisti, visto che sono mesi in cui la gente passa più tempo davanti alla tv rispetto all’estate. La Rai si è fatta carico di un investimento serissimo: si parlò all’epoca di una cifra tra i 135 e i 170 milioni, la tv poi precisò di aver speso “meno del 2014”, quando ne investì 180. Numeri comunque importanti, se si pensa che nel 2018 Mediaset, dopo la mancata qualificazione degli azzurri, prese a prezzo di saldo i diritti del torneo. La mossa ora rischia di pagarla cara la stessa Rai: senza l’Italia infatti sarà inevitabile il crollo della raccolta pubblicitaria. Un motivo in più per ricordare che il calcio è sì un gioco, ma che può costare molto caro.

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