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Da Pak Doo Ik a Trajkovski, quando Italia fa rima con disfatta

La storia della Nazionale ha pagine di gloria ma anche giornate nere come quella vissuta a Palermo che ha tolto agli azzurri la possibilità di giocarsi la qualificazione al Mondiale. Un film già visto e neanche tanti anni fa
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Uno ce lo spacciarono per era un dentista, ma mica era vero: insegnava ginnastica alle reclute dell'esercito coreano. Comunque: operazione senza anestesia, quella volta contro la Corea del Nord. Si chiamava Pak Doo Ik e fu lui a cacciarci dal Mondiale del 1966 in Inghilterra. Però almeno c'eravamo arrivati, accidenti. Un altro aveva capelli nerissimi e lucidissimi ma quando diede la capocciata che ci eliminò nessuno se ne accorse. Trafitti dallo stupore, anche allora. Corea del Sud,  Mondiali 2002. Ottavo di finale, Ahn Jung-Hwan segnò il golden gol. All'epoca giocava nel Perugia e il presidente Gaucci si disse indignato, lo rinnegò e lo mandò in esilio, a ugola infiammata annunciò al mondo che "Ahn non metterà mai più piede in Italia perché ha offeso il Paese che lo ha accolto". Al Processo del Lunedì, Biscardi fece partire l'applauso a scena aperta: "Grazie Luciano! Bravo Lucian…

Uno ce lo spacciarono per era un dentista, ma mica era vero: insegnava ginnastica alle reclute dell'esercito coreano. Comunque: operazione senza anestesia, quella volta contro la Corea del Nord. Si chiamava Pak Doo Ik e fu lui a cacciarci dal Mondiale del 1966 in Inghilterra. Però almeno c'eravamo arrivati, accidenti. Un altro aveva capelli nerissimi e lucidissimi ma quando diede la capocciata che ci eliminò nessuno se ne accorse. Trafitti dallo stupore, anche allora. Corea del Sud,  Mondiali 2002. Ottavo di finale, Ahn Jung-Hwan segnò il golden gol. All'epoca giocava nel Perugia e il presidente Gaucci si disse indignato, lo rinnegò e lo mandò in esilio, a ugola infiammata annunciò al mondo che "Ahn non metterà mai più piede in Italia perché ha offeso il Paese che lo ha accolto". Al Processo del Lunedì, Biscardi fece partire l'applauso a scena aperta: "Grazie Luciano! Bravo Luciano!". Certo, con i coreani giocava anche il muppet-arbitro Byron Moreno, ma non può essere una giustificazione. Quell'altro ancora era laureato in filosofia antica e un po' se la tirava, si chiamava Jakob Johansson e nel doppio-spareggio della (S)ventura mandò al Mondiale la Svezia. A casa rimanemmo noi, ricorda qualcosa? Dettaglio: quello fu l'unico gol in maglia gialla dell'uomo che passava le notti studiando Platone e Aristotele.

Palermo come Daejeon

Ok, la peggiore delle disfatte è sempre la prossima, ma ci fermiamo all'ultima: Macedonia. Eravamo alla frutta molto prima, ma tant'è. In fondo al pozzo nero della nostra Nazionale galleggiano svariati fallimenti. Vuoti a perdere, perché la Storia in fondo non insegna nulla. Anche la Macedonia - tutti lo pensavamo - doveva essere una squadra di "Ridolini", come da celebre (ma forse no: lui ha sempre negato) definizione di Valcareggi, mandato in avanscoperta a studiare il battaglione di coreani dal Ct di allora, quell'Edmondo Fabbri che alla vigilia della disfatta di Middlesbrough sentenziò: "Siamo in guerra". Non era il caso, stavolta. Ma le conseguenze del dolore sono le stesse. Niente pomodori come capitò a Bulgarelli e Mazzola, questi sono i giorni dei meme e il nostro Castigatore è Aleksandar Trajkovski, che a Palermo - quando si dice tornare sul luogo del delitto - ci ha giocato quattro anni. Palermo 2022 come Middlesbrough 1966 come Daejeon 2002. Macchie nere da dimenticare: come lo 0-4 contro lo Zambia alle Olimpiadi del 1984. Ma anche come Johannesburg 2010, Mondiale in Sudafrica, quando a farci fuori nel girone fu la Slovacchia di Vittek e Kopunek o come Recife 2014, Mondiale in Brasile, quando a indicarci l'uscita ci pensò la Costa Rica con Ruiz, anticamera dell'eliminazione vera e propria che arrivò a Natal quattro giorni dopo contro l'Uruguay.

Un buco generazionale che spaventa

Eliminati dalla Macedonia oggi. Eliminati dalla Svezia ieri. Niente Qatar 2022, niente Russia 2018. C'è un buco generazionale che spaventa: chi aveva dieci anni nel 2014 rivedrà i prossimi Mondiali a 22. Nel 2026. Forse. Ne abbiamo saltato un altro, di Mondiale con modalità clamorose, quello del 1958. Che storiaccia, quella volta. Sfida decisiva contro l'Irlanda del Nord fissata a Belfast per il 4 dicembre 1957. Ma quando le squadre scendono in campo si accorgono che l'arbitro non c'è. Il signor Istvàn Zsolt è rimasto bloccato causa nebbia all'aeroporto di Londra. Che si fa? Vabbè, già che ci siamo giochiamo un'amichevole con un arbitro irlandese. Finisce 2-2, botte da orbi, tanto che Nicolò Carosio alla radio si indigna: "Ci stanno picchiando". Il 22 dicembre battiamo 3-0 il Portogallo, a Belfast - ultima partita del girone - si rigioca con l'Irlanda del Nord il 15 gennaio 1958: abbiamo a disposizione due risultati su tre, vuoi non farcela? Perdiamo 2-1. Quattro oriundi in campo quel giorno: Alcide Ghiggia, Dino Da Costa e Miguel Angel Montuori, più Pepe Schiaffino, praticamente tutta la linea d'attacco. Irlanda del Nord (1958), Corea del Nord (1966), Macedonia del Nord (2022): nella storia azzurra c'è una geografia della delusione che guarda a Nord, lì dove le stelle stanno a guardare (i prossimi Mondiali).