Mancini e Gravina resistono, Italia senza senatori in Turchia
di Enrico Currò , di Enrico CurròFIRENZE. Gravina ha voluto dimostrare la dichiarata vicinanza alla Nazionale, bocciata per la seconda volta di seguito all'esame di ammissione al Mondiale, e soprattutto a Roberto Mancini, per il quale vorrebbe scongiurare qualunque tentazione di dimissioni, parola che detesta anche per se stesso. Il presidente della Figc ha dunque assistito da bordocampo alla partitella diretta dal ct e ha preso atto delle partenze anticipate da Coverciano di Verratti, Berardi e Gianluca Mancini (lievi infortuni) e di Immobile, Jorginho e Insigne, tra i peggiori a Palermo, con l'aggravante per l'oriundo di sentirsi il colpevole principale del Mondiale perduto, per via dei due rigori sbagliati con la Svizzera. Per allontanare il dubbio dell'epurazione dei tre senatori, la Figc ha illustrato "l'alternanza prevista per l'amichevole Turchia-Italia di martedì": In effetti è una scomoda amichevole in Asia, nemmeno travestita da finalina dei play-off del …
FIRENZE. Gravina ha voluto dimostrare la dichiarata vicinanza alla Nazionale, bocciata per la seconda volta di seguito all'esame di ammissione al Mondiale, e soprattutto a Roberto Mancini, per il quale vorrebbe scongiurare qualunque tentazione di dimissioni, parola che detesta anche per se stesso. Il presidente della Figc ha dunque assistito da bordocampo alla partitella diretta dal ct e ha preso atto delle partenze anticipate da Coverciano di Verratti, Berardi e Gianluca Mancini (lievi infortuni) e di Immobile, Jorginho e Insigne, tra i peggiori a Palermo, con l'aggravante per l'oriundo di sentirsi il colpevole principale del Mondiale perduto, per via dei due rigori sbagliati con la Svizzera. Per allontanare il dubbio dell'epurazione dei tre senatori, la Figc ha illustrato "l'alternanza prevista per l'amichevole Turchia-Italia di martedì": In effetti è una scomoda amichevole in Asia, nemmeno travestita da finalina dei play-off del Mondiale buttato via, tenuta in piedi dai diritti tv e dal tormentone del ranking Fifa.
Gravina e Mancini hanno avuto un colloquio alla presenza di altri membri dello staff, dopo la lunga telefonata di venerdì. Si è parlato della Finalissima con l'Argentina tra campioni d'Europa e del Sudamerica, il 1° giugno a Wembley: che il ct sia in panchina quella sera è un auspicio probabilmente condiviso. Nel frattempo va in scena un silenzio stampa virtuale, ai tempi dei social, e malinconico. Mancini parla via Instagram, il vice capitano Bonucci pure, gli altri stanno per lo più zitti, come se non fosse successo niente. Eppure Konya - dove secondo le prove sembrano profilarsi il tridente d'attacco Zaniolo-Scamacca-Raspadori, il centrocampo Pessina-Cristante-Tonali e la difesa De Sciglio-Acerbi-Chiellini-Biraghi - è più importante di quanto sembri: un'altra sconfitta, dopo la beffa con la Macedonia del nord, potrebbe avere ulteriori strascichi ingloriosi.
Mancini, via social, conferma di volere riflettere ancora e congela così le voci sul Newcastle e sulla successione con Cannavaro, anche se filtra tra le righe l'idea di un nuovo ciclo in Nazionale, come da contratto fino al 2026: "L'estate scorsa eravamo sul tetto d'Europa, ci siamo risvegliati in uno dei punti più drammatici. Accogliere anche le sconfitte fa parte di un sano percorso di crescita umana e sportiva. Prendiamoci tempo per riflettere con lucidità. L'unica mossa è rialzare la testa e lavorare per il futuro". Bonucci, a Palermo fuori per infortunio, dichiara il dolore "acuito dal non aver potuto aiutare i compagni. È tempo di analisi, concrete e approfondite".
Quelle pubbliche rimangono fuori da Coverciano. Quarant'anni dopo, il silenzio stampa del Mundial '82 si ripropone come goffo feticcio: se in Spagna scortò gli azzurri di Bearzot fino al trionfo del Bernabeu, qui tenta di coprire la disfatta insieme agli allenamenti sbarrati (non però agli sponsor), alle conferenze stampa annullate, alle immagini filtrate dalla Figc. La squadra degli italiani pare ormai un club privato: riapparirà lunedì in Turchia, passeggiata allo stadio e conferenza via Zoom. Per Repubblica, dietro garanzia di anonimato, analizza lo status quo un protagonista, oggi lontano dal giro azzurro, dell'Europeo 2016, in cui l'Italia di Conte uscì ai rigori ai quarti di finale contro la Germania: "La Nazionale, come quando giocavamo noi, sarà sempre vista come un problema dai club e verrà sempre ostacolata, chiunque sia il presidente federale e il ct". Otto anni dopo il memorabile sfogo di Conte a Genova nel 2014 ("la Nazionale è diventata un fastidio"), la situazione è peggiorata. Mancini ha evitato scontri coi club, ma nei ritiri da settembre a novembre 2021 è stato regola lo stillicidio dei ritorni a casa anticipati, con una media di 8 indisponibili per infortuni più o meno seri. Stavolta c'è l'alibi della partita superflua. Però, se da Konya doveva partire il segnale di un gruppo unitissimo, è già una falsa ripartenza.