C'è Messi per l'Italia: la prima volta contro gli azzurri del (quasi) paisà
di Matteo Pinci , di Matteo PinciGigio Donnarumma durante uno degli ultimi allenamenti a Parigi, gli si è avvicinato e spintonandolo scherzosamente lo ha avvisato: "Oh Leo, vi ammazziamo". Chissà se Leo Messi ha colto la bonaria presa in giro del portiere che un anno fa, proprio a Wembley, s'è preso la coppa d'Europa. Di certo per lui, questa Finalissima contro l'Italia - operazione commerciale congiunta di Uefa e confederazione sudamericana da inserire nel quadro del continuo braccio di ferro politico con la Fifa - sarà una prima volta.
Gigio Donnarumma durante uno degli ultimi allenamenti a Parigi, gli si è avvicinato e spintonandolo scherzosamente lo ha avvisato: "Oh Leo, vi ammazziamo". Chissà se Leo Messi ha colto la bonaria presa in giro del portiere che un anno fa, proprio a Wembley, s'è preso la coppa d'Europa. Di certo per lui, questa Finalissima contro l'Italia - operazione commerciale congiunta di Uefa e confederazione sudamericana da inserire nel quadro del continuo braccio di ferro politico con la Fifa - sarà una prima volta.
E pensare che la famiglia Messi in Italia ha le proprie origini. per la precisione nelle Marche, a San Severino, da dover partirono gli avi della mamma di Lionel, la signora Maria Celia Cuccittini. E proprio dal sindaco di San Severino Leo ha ricevuto la cittadinanza onoraria, che lo rende nei fatti anche un po' paisà. Ma non è l'unico laccio che lo lega all'Italia: anche da parte paterna Lionel ha origini del nostro Paese, visto che Angelo Messi, trisavolo della Pulga, lasciò Recanati nel 1883 per andare in Argentina. Magari è anche per questo che il fuoriclasse ha strizzato un po' l'occhio al nostro calcio: "L’Italia è campione d’Europa, se si fosse qualificata per la Coppa del Mondo sarebbe stata la favorita. Se fosse stata presente nel sorteggio, nessuno avrebbe voluto affrontarla, quindi per noi è un bel banco di prova". Magrissima consolazione.
A seguire la logica, sarà quindi l'Argentina campione del Sudamerica la favorita, adesso, in Qatar. Pensare che quel trofeo per Lionel sembrava una maledizione: nel 2015 e nel 2016 s'era arreso due volte in finale, sempre col Cile, sempre ai rigori: nemmeno la barba scaramantica che s'era fatto crescere come ex voto era servita. Ha dovuto perdere molto di più: a un mese da quel trionfo, è arrivato il divorzio dal Barça, trasformando l'estate del trionfo in quell'addio alla Catalogna e delle lacrime al Camp Nou, asciugate a Parigi con banconote qatarine. Ora l'Italia, l'ultimo tabù. In bocca al lupo, paisà Messi.