Barella, lo stakanovista di Mancini con il vizio del gol
di Enrico Currò , di Enrico CurròPer vincere le partite, come a Cesena con l'Ungheria, spesso all'Italia non bastano gli attaccanti, in verità un po' troppo spuntati dopo l'Europeo. Ci vogliono i centrocampisti, vedi Nicolò Barella e Lorenzo Pellegrini. Se il romanista ha firmato 2 gol nelle ultime 2 partite, non sussistono dubbi sulla notevole confidenza con la materia da parte dell'interista, 25 anni ma già veterano della Nazionale, cagliaritano, cresciuto alla Scuola Gigi Riva e pupillo dichiarato del capocannoniere azzurro di tutti i tempi. L'anomalia è che di mestiere il nuovo goleador azzurro fa principalmente altro: segnare dovrebbe essere per lui una piacevole eccezione. Invece no. Durante il ciclo di Mancini ct, ha già raggiunto quota 8, la stessa faticosamente toccata dai centravanti di professione Immobile e Belotti. Con loro condivide il appunto il record delle reti, sotto la gestione del raffinato attaccante diventato commissario tecnico. Il qual…
Per vincere le partite, come a Cesena con l'Ungheria, spesso all'Italia non bastano gli attaccanti, in verità un po' troppo spuntati dopo l'Europeo. Ci vogliono i centrocampisti, vedi Nicolò Barella e Lorenzo Pellegrini. Se il romanista ha firmato 2 gol nelle ultime 2 partite, non sussistono dubbi sulla notevole confidenza con la materia da parte dell'interista, 25 anni ma già veterano della Nazionale, cagliaritano, cresciuto alla Scuola Gigi Riva e pupillo dichiarato del capocannoniere azzurro di tutti i tempi. L'anomalia è che di mestiere il nuovo goleador azzurro fa principalmente altro: segnare dovrebbe essere per lui una piacevole eccezione. Invece no. Durante il ciclo di Mancini ct, ha già raggiunto quota 8, la stessa faticosamente toccata dai centravanti di professione Immobile e Belotti. Con loro condivide il appunto il record delle reti, sotto la gestione del raffinato attaccante diventato commissario tecnico. Il quale per primo sa quanto sia difficile segnare, quando si indossa la maglia dell'Italia. A lui, da giocatore, è capitato solo 4 volte, la metà esatta di Barella. Ma non è ovviamente invidioso. Si tiene strettissimo il suo mediano-mezzala-incursore e all'occorrenza regista, insomma l'eclettico per definizione del centrocampo, e lo invita a tirare in porta appena può. I risultati sono ottimi.
A un passo da Totti e Boninsegna
Parlano chiarissimo le cifre. Barella è il quarto azzurro più utilizzato da Mancini, che nelle sue 51 partite da ct lo ha impiegato 38 volte, 35 delle quali da titolare. La classifica è capeggiata da Donnarumma (41), che con l'Ungheria ha indossato la fascia da capitano e l'evento ha tutta l'aria di non essere episodico. La seconda posizione, tra i fedelissimi manciniani, è occupata da Bonucci e Jorginho (39). Barella li potrà almeno appaiare nelle imminenti trasferte in Inghilterra e Germania. Poi si godrà finalmente le vacanze, lui che tra tutti gli azzurri è indubbiamente lo stakanovista: 57 presenze stagionali, tra campionato, coppe e Nazionale. Sarebbero state 59 senza l'espulsione nell'ultima partita della fase a gironi di Champions col Real Madrid, che gli è costata la squalifica negli ottavi contro il Liverpool: un'assenza pesante per Simone Inzaghi, anche se con l'Inter il centrocampista-goleador è più dedito agli assist e meno prolifico sotto porta, rispetto alle esibizioni in maglia azzurra. Nelle quali il curriculum è praticamente da attaccante. Con 8 gol in 38 presenze (media 1 ogni 4,75 partite) ha raggiunto predecessori più che illustri: oltre a Chiellini e Bonucci, difensori da 117 e 116 presenze, ha agganciato Capello, Boniperti, Frossi, Sivori, Pascutti, Biavati, Ravanelli, Costantino, Anastasi, Quagliarella e Leopoldo Conti, quasi tutti attaccanti. Un gradino più sopra, già avvistati, ci sono Totti, Boninsegna e Cabrini, mentre sono già staccati Antognoni, Prati, Schillaci, Chiesa senior, Signori, Bulgarelli, Domenghini e Paolo Maldini (7) e gli eroi del Mundial '82 Tardelli e Bergomi (6) e Bruno Conti (5). L'incursore Tardelli, in particolare, rappresenta il paragone più importante, perché tra i centrocampisti storici chiamati per mansioni a giocare più lontano dalla porta avversaria soltanto De Rossi (21 gol) e Pirlo (13) hanno segnato di più. Però tiravano qualche rigore e hanno abbondantemente superato entrambi il tetto delle 100 presenze.
La doppia beffa a Courtois
Barella in genere non si presenta sul dischetto e i gol li fa di destro, con tiri forti e angolati. Il più memorabile finora è stato quello nei quarti di finale dell'Europeo, rifilato a Courtois. L'eccellente portiere del Belgio, recente artefice della vittoria in Champions del Real Madrid, ne ha dovuto incassare pure un altro, non meno bello, nella finalina della scorsa Nations League. Dall'alto del suo 1,72 l'ubiquo Nicolò è riuscito comunque a fare gol anche di testa, sempre nella scorsa edizione della Nations, in casa dell'Olanda. Era il settembre 2020 ed erano passati quasi due anni dal debutto di Marassi con l'Ucraina, battesimo del sistema offensivista che avrebbe portato al trionfo dell'Europeo. Da quella sera a Genova Mancini non ha più fatto a meno del suo eclettico di centrocampo, chiave del gioco fondato sul 3-2-5 in fase d'attacco.
Incursore ma anche regista
L'indispensabilità attribuita a Barella è testimoniata dall'elenco della partite saltate, tutte minori (Liechtenstein, Moldova, Estonia, Lituania, Turchia nella beffarda trasferta dello scorso marzo seguita alla mancata qualificazione al Mondiale contro la Macedonia del nord) tranne le due in cui il dosaggio delle energie era imposto dal calendario con gare troppo ravvicinate (Galles all'Europeo, Germania in questa Nations League). Adesso potrà capitare che non giochi dall'inizio in Inghilterra o in Germania proprio per l'eccesso di stanchezza. Ma di solito il ct schiera sempre il suo Fregoli preferito: all'Europeo da incursore, che si allineava agli attaccanti facendo un passo in più rispetto alla coppia di registi Jorginho-Verratti, marchio della Nazionale. Ma qualche altra volta è capitato pure che il regista lo facesse lui, Barella. Ora che l'Italia si è fatta un po' più camaleontica - per l'assenza dei palleggiatori Jorginho, Verratti e Insigne e per essere meno prevedibile - i compiti oscillano tra quelli di mezzala d'assalto, di regista di complemento e di pressatore. Poi c'è un altro ruolo, meno tattico ma altrettanto importante: essere di esempio ai più giovani e contribuire alla costruzione del nuovo gruppo. Barella si è esplicitamente assunto l'onere, rivendicando in pubblico la volontà di restare in ritiro con l'Italia fino alla fine di questa estrema parentesi azzurra, fino a metà giugno. Con questa maglia non si sente mai la stanchezza, ha spiegato, e non è stato difficile sapere come soprattutto a lui, a Bonucci, a Donnarumma e a Tonali non sia affatto piaciuta la fuga di qualche compagno verso le vacanze. Non si diventa per caso pupilli di Gigi Riva, il campione che più di ogni altro incarna lo spirito della Nazionale.