Mancini, il Mondiale 2026 è già cominciato: tanti giovani, e ora caccia agli under oriundi
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròWOLVERHAMPTON - In sole tre partite della Nations League, il torneo in cui Mancini preparò la rivoluzione offensivista alla base della vittoria all'Europeo, la giovane Italia del nuovo corso ha già dimostrato che la strada del rinnovamento è quella giusta e che l'obiettivo Usa-Canada-Messico 2026 potrebbe non essere un volo pindarico. Il ct ha spiegato a Radiorai che per vincere, tra 4 anni, quel Mondiale al quale la Nazionale non riesce a qualificarsi da due edizioni di seguito gli basterebbe un fuoriclasse alla Stephen Curry, il campione americano che sta strabiliando nelle finali Nba. Trasposta al calcio, la metafora significa "trovare uno come Baggio, Totti o Del Piero, perché il resto della squadra promette davvero bene". Stavolta in effetti il percorso di crescita non è tanto tattico come nel 2018 - l'adattabilità dei giocatori anche meno esperti a diversi sistemi anche nel corso della stessa partita fa ormai parte …
WOLVERHAMPTON - In sole tre partite della Nations League, il torneo in cui Mancini preparò la rivoluzione offensivista alla base della vittoria all'Europeo, la giovane Italia del nuovo corso ha già dimostrato che la strada del rinnovamento è quella giusta e che l'obiettivo Usa-Canada-Messico 2026 potrebbe non essere un volo pindarico. Il ct ha spiegato a Radiorai che per vincere, tra 4 anni, quel Mondiale al quale la Nazionale non riesce a qualificarsi da due edizioni di seguito gli basterebbe un fuoriclasse alla Stephen Curry, il campione americano che sta strabiliando nelle finali Nba. Trasposta al calcio, la metafora significa "trovare uno come Baggio, Totti o Del Piero, perché il resto della squadra promette davvero bene". Stavolta in effetti il percorso di crescita non è tanto tattico come nel 2018 - l'adattabilità dei giocatori anche meno esperti a diversi sistemi anche nel corso della stessa partita fa ormai parte del bagaglio di ogni componente di un gruppo molto maturo sotto questo aspetto - quanto tecnico. Lo spiega bene Pessina, tra i migliori con l'Inghilterra, che con la sua duttilità rappresenta benissimo l'eclettismo ormai necessario: "I concetti di gioco offensivisti sono più o meno uguali all'Europeo, magari c'è un po' più di verticalità e di intensità, perché il calcio moderno lo esige". Piuttosto, precisa Pessina, il messaggio che più preme a Mancini è un altro: i club italiani devono fare giocare i giovani italiani e il finale di Wolverhampton con 3 giocatori che mai hanno visto finora la serie A (Gatti e Salvatore Esposito arrivano dalla B, Gnonto dal campionato svizzero) è una sferzata ai luoghi comuni: "In Italia per un giovane non è molto facile giocare, invece il mister ha dimostrato che si può passare senza traumi dalla B alla Nazionale e che i giovani bravi ci sono, basta saperli vedere".
Uno è certamente il neojuventino Gatti, che dopo la stagione in B nel Frosinone non ha avuto paura della prima maglia azzurra: "Questa non la regalo a nessuno, me la incornicio subito. La mia storia di sacrifici la conoscete, facevo il muratore e il serramentista. Questo mi ha formato, sia fuori dal campo sia dentro: la mia voglia di migliorami sempre e di non mollare mai è stata alimentata dal mio passato. E il mio messaggio per i ragazzi è facile: se uno ci crede davvero, nulla è impossibile". Mancini lo sa e in assenza del Mondiale di novembre accelera il progetto 2026. A settembre ritroverà alcuni campioni d'Europa assenti qui, soprattutto se domani a Moenchengladbach con la Germania riuscirà a conservare il primo posto nel girone e di conseguenza notevoli possibilità di giocarsi a settembre la Final Four della Nations League: Bonucci capitano, Verratti, forse subito il recuperato Chiesa, Berardi, Immobile, probabilmente non più Insigne, Belotti, Bernardeschi, forse Acerbi.
Ma subito dopo, e anche durante la Nations, la miscela generazionale sperabilmente vincente sarà alimentata dagli azzurri del nuovo corso già nelle qualificazioni per l'Europeo, per le quali Mancini ha già indicato il leader: Verratti. In attesa che tra loro emerga definitivamente Zaniolo, continuerà il setaccio dei talenti, anche all'estero e anche oriundi: rimangono sotto osservazione i due fratelli Franco e Valentin Carboni, Primavera dell'Inter che hanno appena giocato con l'Argentina il torneo di Tolone, e si verifica se possa scegliere l'Italia il fantasista italo-tedesco Samuele Di Benedetto, che ha il doppio passaporto e che con la Germania è stato avversario degli azzurri al recente Europeo. Under 17. Ma intanto i primi esami sono già cominciati e le pagelle sono più che buone per i primi nove debuttanti in una sola settimana, evento che rimanda ai tempi dell'Under 21 del 1986 di Vicini, trapiantata in Nazionale. Anche allora, per paradosso, gli attaccanti, che pure segnavano più di quelli di oggi (Vialli, Mancini, più Altobelli al crepuscolo), non garantivano i gol necessari: al Mondiale '90 ci fu bisogno di Totò Schillaci. Ma adesso, tanto per cominciare, al Mondiale bisogna tornarci. E la nuova generazione non intende fallire l'obiettivo 2026.