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Germania-Italia 5-2, notte da incubo per gli azzurri. Gnonto diventa il più giovane goleador di sempre

Dominio totale dei tedeschi, che solo nel finale allentano un po' la pressione. Del giocatore dello Zurigo (da record) e di Bastoni i gol della squadra di Mancini
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MOENCHENGLADBACH - Al Borussia Park trasformato in luna park tedesco, la stagione più dolorosa della Nazionale, quella del secondo Mondiale consecutivo fallito, si è chiusa con una batosta. Sarebbe stata tra le peggiori della storia azzurra, senza la reazione in coda alla partita, con i guizzi di Gnonto e Bastoni. Tuttavia il 5-2 della spietata Germania ha brutalmente interrotto la catarsi del rinnovamento. La risalita è accidentata e Mancini ha perso lo status di stratega, dopo gli 8 gol incassati tra la Finalissima di inizio giugno a Londra con l'Argentina di Messi e questa umiliazione subita da Müller e dai suoi fervidi accoliti.

<<La cronaca della gara>>

MOENCHENGLADBACH - Al Borussia Park trasformato in luna park tedesco, la stagione più dolorosa della Nazionale, quella del secondo Mondiale consecutivo fallito, si è chiusa con una batosta. Sarebbe stata tra le peggiori della storia azzurra, senza la reazione in coda alla partita, con i guizzi di Gnonto e Bastoni. Tuttavia il 5-2 della spietata Germania ha brutalmente interrotto la catarsi del rinnovamento. La risalita è accidentata e Mancini ha perso lo status di stratega, dopo gli 8 gol incassati tra la Finalissima di inizio giugno a Londra con l'Argentina di Messi e questa umiliazione subita da Müller e dai suoi fervidi accoliti.

<<La cronaca della gara>>

Già nel primo tempo Flick aveva schiacciato una Nazionale rattrappita, al di là del precoce gol di Kimmich, su azione fin troppo scolastica, e del rigore di Gündogan a pochi secondi dall'intervallo, causato dall'incauta spinta di Bastoni a Hofmann. I dati statistici fotografano stavolta uno sport inesatto come il calcio: 68% contro 32% di possesso palla, il feticcio dell'Europeo cui la Nazionale ha dichiaratamente rinunciato, e più del triplo dei passaggi riusciti. La ripresa, malgrado i correttivi del ct, non ha attenuato il notevole divario, concretizzato nel comodo 3-0 di Müller e poi, con altrettanta semplicità, nella doppietta di Werner.

I gol davvero della bandiera di Gnonto, sulla respinta di Neuer a un diagonale di Dimarco, e di Bastoni di testa, su corner ancora di Dimarco, non cambiano purtroppo la sostanza. Il primo serve solo alla statistica: Gnonto diventa il più giovane marcatore della storia azzurra, a 18 anni e 222 giorni, battuto il record di Bruno Nicolé che resisteva da 54 anni.

Se si è ripetuta la disfatta con l'Argentina, affrontata dall'Italia nella sua versione più adulta, il problema non è evidentemente generazionale, ma proprio tecnico. La ricomparsa a settembre di Verratti e di qualche altro campione d'Europa appare opportuna: si è fatta delicata la classifica della Nations League: clamoroso il 4-0 dell'Ungheria in casa dell'Inghilterra, che il 23 settembre a Milano potrebbe duellare con l'Italia per non scivolare in Lega 2, altro che finale di Wembley.

La Nazionale B, scampata alla faticosa annata, era una sintesi tra la formazione di 7 giorni prima con l'Ungheria - unico cambio Frattesi per lo spossato goleador Pellegrini - e la tattica di 10 giorni prima con la Germania, dove aveva funzionato bene il 4-1-4-1, di cui sono stati qui ribaditi i canoni: un solo centrocampista bloccato (Cristante) e tutti gli altri incursori-incontristi, oltre al centravanti (qui Raspadori invece di Scamacca) deputato al gioco di sponda. In verità il ct aveva pensato anche alla difesa a 3 con Luiz Felipe centrale aggiunto, per aggrovigliare le trame dei palleggiatori avversari e innescare l'immediato contropiede. Ma l'alternativa si è realizzata, negli ultimi minuti del primo tempo con la staffetta Politano-Luiz Felipe, solo per scongiurare il rischio di mattanza: tentativo naufragato e certificazione, con l'ingresso di un difensore per un attaccante, dell'abiura forzata dell'offensivismo dell'Europeo.

Gli esordi del difensore laziale e nella ripresa di Scalvini regista arretrato e di Caprari seconda punta accanto a Gnonto in uno speranzoso 3-5-2 hanno portato a 12 i debuttanti di queste due settimane e a 50 quelli dell'era Mancini. La Germania in collaudo per il Qatar, dopo tre 1-1 di seguito, ha demolito l'abbozzo di Italia grazie a normali lanci verticali, sponde e duetti da almanacco. L'illusoria occasione iniziale - cross di Politano, spaccata di Raspadori, parata di Neuer - ha inaugurato la potenziale gara tra portieri capitani.

Donnarumma si è innervosito alla fine, prima con Kimmich che ha cercato il gol irridente da metà campo, poi con l'inviata della Rai Tiziana Alla a proposito dei suoi errori di piede ("Se ti riferisci al Real era fallo, quand'è che avrei sbagliato prima di stasera?") ma resta l'unico azzurro di alto livello schierato ieri. Conviene prenderne atto, per non cadere in amare illusioni.

GERMANIA-ITALIA 5-2
GERMANIA (4-2-3-1):
Neuer; Klostermann, Sule (42' st Tah), Rudiger, Raum; Gundogan (43' st Stach), Kimmich; Hofmann (19' st Gnabry), Muller (30' st Musiala), Sané; Werner (30' st Nmecha). Allenatore: Flick.
ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Calabria, Mancini (33' st Scamacca), Bastoni, Spinazzola (20' st Dimarco); Frattesi (1'st Caprari), Cristante, Barella; Politano (44' pt Luiz Felipe), Raspadori (1' st Scalvini), Gnonto. Allenatore: Mancini.
RETI: 10' pt Kimmich, 49' pt Gundogan (rig), 6' st Muller, 23' st Werner, 24' st Werner, 33' st Gnonto, 49' st Bastoni.
ARBITRO: Kovacs (Romania).
NOTE: serata serena, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Rudiger, Sané. Angoli: 5-4 per la Germania. Recupero: 3' pt, 4' st