Donnarumma, l'anno nero di 'Gigio': gli errori, il nervosismo, il dualismo con Navas
dal nostro inviato Matteo Pinci , dal nostro inviato Matteo PinciMONCHENGLADBACH - È chiaro che sia il suo punto debole. In campo e fuori. Per questo, forse, davanti alle telecamere Rai, di fronte a una domanda più che legittima, Gianluigi Donnarumma s'è acceso di rabbia. Perché lo sconfinato repertorio tecnico del portiere dell'Italia ha una sola carenza: il gioco con i piedi. Il regalo a Timo Werner ha richiamato alla mente quello in Champions, quando il Real Madrid aveva iniziato la rimonta sul suo Psg partendo da una pallaccia persa dal portiere.
MONCHENGLADBACH - È chiaro che sia il suo punto debole. In campo e fuori. Per questo, forse, davanti alle telecamere Rai, di fronte a una domanda più che legittima, Gianluigi Donnarumma s'è acceso di rabbia. Perché lo sconfinato repertorio tecnico del portiere dell'Italia ha una sola carenza: il gioco con i piedi. Il regalo a Timo Werner ha richiamato alla mente quello in Champions, quando il Real Madrid aveva iniziato la rimonta sul suo Psg partendo da una pallaccia persa dal portiere.
Ma quell'errore col Real è un'ombra, nella sua memoria: a Coverciano, nei primissimi giorni del ritiro - era maggio - Donnarumma aveva concesso un'appendice alla conferenza stampa per parlarne, per convincere i giornalisti che di fallo si era trattato, che mai fu colpa sua.
Il motivo è semplice: nel Psg dei marziani, quella gaffe ha pesato. E col tempo è diventata l'illustrazione di copertina dell'anno nero di Donnarumma. Undici mesi fa era il ragazzo che parava i rigori decisivi della finale dell'Europeo senza nemmeno accorgersi di aver portato con le sue manone la coppa a Roma. Non parlò mai, in tutta la competizione, e ne uscì come il migliore del torneo. Poi il trasferimento a Parigi ha cambiato tutto. In quest'anno, Gigio ha visto crollare tutti i suoi riferimenti. Lontano da Milano, dalla sua comfort zone, Gigio sembra sempre voler dimostrare qualcosa. Perché altrimenti ricordare a ogni intervista di sentirsi il titolare del Psg, dove l'ombra del più esperto Navas gli toglie sonno e sicurezze? Perché altrimenti negare l'evidenza di un problema, a cui solo l'allenamento - e non l'arroganza ostentata di fronte a una telecamera - può porre rimedio? Forse non è un caso che questo anno maledetto coincida con la perdita della figura che più lo aveva aiutato in questi anni, dal punto di vista sportivo: il procuratore-amico Mino Raiola, scomparso l'ultimo giorno d'aprile dopo una malattia. L'uomo a cui aveva affidato la pianificazione della sua carriera, e che nel momento più buio lo ha lasciato.
Che non sia tranquillo Donnarumma lo aveva dimostrato proprio in Inghilterra, a Wolverhampton, litigando con un tifoso milanista che lo aveva offeso. Giura, Gigio, che a vedere il trionfo del Milan da Parigi non ha provato che piacere, ma non senza aggiungere: "Il campionato l'ho vinto anche io". A settembre la Nazionale tornerà a San Siro, lo stadio dei fischi di delusione. Lui, che in azzurro non vuol saltare nemmeno un minuto per mettere nel mirino i record di Buffon, ci sarà: avrà un'estate intera per dimenticare l'amarezza. E iniziare a rimediare al più grave dei suoi errori: il rifiuto di quelli commessi.