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Strada e oratorio, il calcio antico di Raspadori

Alla ribalta l'attaccante che ha steso l'Inghilterra. Spalletti, che lo allena al Napoli: "È un cerbiatto uscito da un campo di quadrifogli"
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MILANO - Giacomo Raspadori è nato a Bentivoglio, dove c'è l'ospedale, ed è cresciuto con la sua famiglia a Castel Maggiore, alle porte di Bologna. La sua casa è a un chilometro dal campo del Progresso, il suo club di formazione: nome evocativo per un attaccante passato in un anno dalla convocazione a sorpresa per l'Europeo al trasferimento al Napoli per 35milioni più bonus. Venerdì sera a San Siro il ct inglese Southgate provava a consolarsi con gli algoritmi dell'analista finanziario Joachim Klemen, che azzeccò i successi di Germania e Francia ai Mondiali 2014 e 2018 e che adesso predice all'Inghilterra la sconfitta in Qatar soltanto in finale, con l'Argentina di Messi. Poi, però, accanto al mite Gareth è passato il ragazzo bolognese che lo aveva appena inguaiato con un gol magnifico e in due parole ha spiegato che il calcio resta una materia non troppo matematica: il vecchio dribbling game, che i …

MILANO - Giacomo Raspadori è nato a Bentivoglio, dove c'è l'ospedale, ed è cresciuto con la sua famiglia a Castel Maggiore, alle porte di Bologna. La sua casa è a un chilometro dal campo del Progresso, il suo club di formazione: nome evocativo per un attaccante passato in un anno dalla convocazione a sorpresa per l'Europeo al trasferimento al Napoli per 35milioni più bonus. Venerdì sera a San Siro il ct inglese Southgate provava a consolarsi con gli algoritmi dell'analista finanziario Joachim Klemen, che azzeccò i successi di Germania e Francia ai Mondiali 2014 e 2018 e che adesso predice all'Inghilterra la sconfitta in Qatar soltanto in finale, con l'Argentina di Messi. Poi, però, accanto al mite Gareth è passato il ragazzo bolognese che lo aveva appena inguaiato con un gol magnifico e in due parole ha spiegato che il calcio resta una materia non troppo matematica: il vecchio dribbling game, che i bambini imparano all'oratorio o in piazzetta: "Io ho imparato così al mio paese, Castel Maggiore, con mio papà Michele e mio fratello Enrico, giocando apallone in strada e poi all'oratorio".

Roberto Mancini, all'oratorio cresciuto a sua volta, qualche ora prima aveva introdotto il passaggio al 3-5-2 e il lancio dell'ex coppia del Sassuolo Scamacca- Raspadori con un discorso profetico: "I ragazzini, fino agli anni 80, erano in strada a dribblare e tirare in porta, come succede ancora in Paesi economicamente meno fortunati. Da noi oggi fanno tattica su campi giganteschi: un errore".
Chi come Luciano Spalletti conosce Raspadori ti dice che è l'interprete di un calcio che non esiste più: "È un cerbiatto uscito da un campo di quadrifogli". E quando fa gol, gioisce in maniera istintiva, come a San Siro, senza balletti o mosse studiate. Non pretende un ruolo specifico: sa giocare in tutte le posizioni dell'attacco, rifinitura inclusa, anche se è da seconda o prima punta di un tandem che rende meglio.

È un brevilineo di 172 centimetri, statura che nel calcio, sport ancora fisicamente democratico, non preclude il successo. Anche perchéJack, a differenza degli attaccanti tradizionali, ha una dote: corre. Normalmente, le punte centrali sono tra i giocatori che si muovono meno in campo. Lui, lo dicono i monitoraggi gps, copre distanze da centrocampista. Senza perdere la qualità con cui già a 8 anni segnava direttamente da calcio d'angolo. Sulla prodezza con gli inglesi si è soffermato il ct: "Gesto tecnicamente straordinario: attacco alla profondità, rientro, stop, tiro perfetto. Ma Giacomo può e deve migliorare tanto, ha 22 anni e gli manca l'esperienza internazionale".

Non a caso Raspadori stesso ha scelto di aumentare il coefficiente di difficoltà della sua carriera, passando dal Sassuolo al Napoli: "La Champions fa crescere più in fretta: finora ho giocato una partita sola, ma l'ho subito visto chiaramente ". L'hanno visto anche i Rangers Glasgow, ai quali ha fatto gol - usato centravanti da Spalletti - e i tifosi del Napoli, dove parte da riserva di Osimhen in concorrenza con Simeone ma con la carta in più dell'eclettismo. In Nazionale ha cominciato da titolare 7 delle ultime 10 partite, firmando 4 gol.

Dopo aver steso l'Inghilterra, ha passato qualche minuto a rispondere ai messaggini degli amici sul telefonino: era già il quarto centro a San Siro (col Sassuolo ferì il Milan con una doppietta e poi pure l'Inter). Stamattina è corso a votare a Castel Maggiore, ora confida che domani a Budapest Mancini voti per lui, nel duello con l'Ungheria per la Final Four di Nations League: "Conosco solo una ricetta: lavoro, coraggio, ambizione. E vittorie: per ricostruire sono indispensabili".