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Grifo, dai campetti di Pforzheim alla doppietta in Albania: "Devo fare di tutto per meritarmi la Nazionale"

Vincenzo Grifo (afp)
Il sogno a occhi aperti dell'italiano di Germania, protagonista del successo a Tirana, che punta all'Europeo tedesco del 2024: "Ho l'obbligo dell'umiltà"
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Ci sono due momenti emblematici del Grifo 2, la doppietta numero 2 in Nazionale del fantasista nato e cresciuto in Germania con l'Italia sempre nella testa e nel cuore. Il primo momento è stato l'arrivo a Coverciano lunedì scorso per il raduno, dopo i tre gol del giorno prima col Friburgo all'Union Berlino in soli venti minuti. Quando Mancini lo ha visto, gli ha fatto una battuta scherzosa, ma che tradiva tutta l'impazienza del ct per vederlo in campo: "Adesso che segni le triplette, ti fai aspettare". Il secondo momento è stato il festeggiamento semplice e molto naturale del goleador di Tirana: si è chiuso tra le dita lo scudetto tricolore sulla maglia e lo ha baciato. Era il gesto più normale per un ragazzo che avrebbe potuto scegliere la Germania e invece ha sempre voluto una cosa soltanto: giocare per la sua Nazionale, lui che da bambino si faceva comprare dai genitori la maglietta taroccata di Roberto Baggio alle bancar…

Ci sono due momenti emblematici del Grifo 2, la doppietta numero 2 in Nazionale del fantasista nato e cresciuto in Germania con l'Italia sempre nella testa e nel cuore. Il primo momento è stato l'arrivo a Coverciano lunedì scorso per il raduno, dopo i tre gol del giorno prima col Friburgo all'Union Berlino in soli venti minuti. Quando Mancini lo ha visto, gli ha fatto una battuta scherzosa, ma che tradiva tutta l'impazienza del ct per vederlo in campo: "Adesso che segni le triplette, ti fai aspettare". Il secondo momento è stato il festeggiamento semplice e molto naturale del goleador di Tirana: si è chiuso tra le dita lo scudetto tricolore sulla maglia e lo ha baciato. Era il gesto più normale per un ragazzo che avrebbe potuto scegliere la Germania e invece ha sempre voluto una cosa soltanto: giocare per la sua Nazionale, lui che da bambino si faceva comprare dai genitori la maglietta taroccata di Roberto Baggio alle bancarelle ed era felice così.    

La tenacia premiata

La storia di Vincenzo, madre leccese e papà siciliano di Naro, è abbastanza classica. Figlio di emigrati in Germania per lavoro senza che il loro legame con l'Italia si sia mai spezzato, lui gioca a pallone coi fratelli sui campetti di Pforzheim, vicino a Stoccarda, dove è nato nell'aprile del 1993. E sogna. Sogna di diventare come Baggio, che ha visto alla tivù, e come Totti, Del Piero e Vieri, che ha visto dal vero allo stadio di Stoccarda, a 10 anni, battere i tedeschi con un gol di Vieri, tre anni prima del Mondiale degli eroi di Berlino. È sempre più bravo a giocare a calcio, con quel destro che gli permette di fare gol e assist da tutte le posizioni. Diventa professionista, a 19 anni debutta in Bundesliga nell'Hoffenheim, cambia un po' di squadre sempre con discreto successo (Dinamo Dresda, Francoforte, Friburgo, Borussia Moenchengladbach, ancora Hoffenhieim, ancora Friburgo), assaggia la Champions League, si specializza negli assist e nei calci di punizione. E soprattutto veste la maglia azzurra, la sua magnifica ossessione. La prima è nel 2013 quella dell'Under 20 di Evani, futuro vice di Mancini ct. Di Biagio, nel 2015, lo convoca nell'Under 21. La Nazionale sembra non arrivare mai. Ma Vincenzo è uno tenace, sa aspettare.

Novembre magico

Il sogno si avvera a 25 anni, nel novembre 2018. L'Italia gioca un'amichevole a Genk, in Belgio, davanti a migliaia di immigrati italiani, e Grifo entra per il secondo tempo al posto di Chiesa: con la maglia numero 10, il numero di Baggio, solo che adesso la maglia è vera, non è più quella delle bancarelle. Novembre è per lui il mese magico. Nel 2020, altra amichevole con l'Estonia a Firenze, segna una doppietta. Ormai è uno del gruppo, benvoluto da tutti per il suo carattere e dallo staff tecnico per le sue doti tecniche. Rimane in ballo per l'Europeo fino all'ultimo. Assorbe subito la delusione: "Faccio il calciatore, so che può capitare". Assiste da primo tifoso al trionfo dei compagni. Non viene convocato durante il fatale periodo delle qualificazioni per il Mondiale. Riemerge, in panchina, per la Nations League di settembre 2022: il Grifo 2, dopo il Grifo 1 pre Europeo. Nel frattempo trascina il piccolo Friburgo al secondo posto in Bundesliga. Infine, nel suo solito magico novembre, trascina la Nazionale al 3-1 in Albania: due gol molto belli, un assist istintivo per Di Lorenzo, una traversa creata dal nulla: "Una sensazione bellissima. Ma io devo restare umile. Devo continuare così. Devo fare di tutto per continuare a meritarmi la Nazionale".

Più gol di Luca Toni

Tutto, in effetti, lascia pensare che sia possibile. Perché Insigne e Bernardeschi sono andati a giocare in Canada. Perché lui, a 29 anni e con l'eclettismo di chi può giocare da ala sinistra o trequartista centrale, ma pure da mezzala, si è tolto l'etichetta di rincalzo. E perché il 3-4-3, il nuovo sistema utilizzato da Mancini a Tirana, lo conosce a memoria. Parte a sinistra, ma stringe al centro. Può fare l'ala, ma anche l'interno sinistro. Può girare al largo per gli assist, ma pure entrare in area all'improvviso. Può coprire il terzino-ala (a Tirana Dimarco), ma perfino trasformarsi in terzo centrocampista. Può giocare in alternativa a Chiesa, ma non è incompatibile con lui. E comunque ha un calcio micidiale: risorsa essenziale, per vincere le partite. Nel 2024 l'Europeo si giocherà in Germania. Il luogo più adatto per Vincenzo Grifo, l'italiano che ha segnato più gol in Bundesliga (44, finora). Più di Luca Toni, campione del mondo a Berlino.