Adidas-Puma e la battaglia per la nuova maglia dell'Italia
di Enrico Currò , di Enrico CurròROMA - Il presidente della Figc Gravina e il ct Mancini hanno a più riprese dichiarato che il 2023 dovrà essere l'anno del riscatto, dopo il Mondiale che la Nazionale ha visto da spettatrice per la seconda volta di seguito. La riscossa annunciata dovrà già cominciare dalle partite di marzo delle qualificazioni per l'Europeo 2024, a Napoli con l'Inghilterra e a Malta, per poi proseguire a giugno con la Final Four della Nations League in Olanda, con la stessa Olanda, la Spagna e la Croazia come avversarie. Lo hanno ribadito durante la presentazione delle nuove maglie di Adidas, che veste a partire dal 1° gennaio tutte le rappresentative (maschili, femminili, futsal, beach soccer ed e-sports) e che sottende una battaglia commerciale tra i due grandi marchi tedeschi dell'abbigliamento sportivo.
Adidas arriva al posto di Puma, sponsor tecnico da 19 anni: oggi stesso il battesimo a Coverciano con l'Under 18, in amichevole con la Spagna. A…
ROMA - Il presidente della Figc Gravina e il ct Mancini hanno a più riprese dichiarato che il 2023 dovrà essere l'anno del riscatto, dopo il Mondiale che la Nazionale ha visto da spettatrice per la seconda volta di seguito. La riscossa annunciata dovrà già cominciare dalle partite di marzo delle qualificazioni per l'Europeo 2024, a Napoli con l'Inghilterra e a Malta, per poi proseguire a giugno con la Final Four della Nations League in Olanda, con la stessa Olanda, la Spagna e la Croazia come avversarie. Lo hanno ribadito durante la presentazione delle nuove maglie di Adidas, che veste a partire dal 1° gennaio tutte le rappresentative (maschili, femminili, futsal, beach soccer ed e-sports) e che sottende una battaglia commerciale tra i due grandi marchi tedeschi dell'abbigliamento sportivo.
Adidas arriva al posto di Puma, sponsor tecnico da 19 anni: oggi stesso il battesimo a Coverciano con l'Under 18, in amichevole con la Spagna. A Roma era presente anche Milena Bertolini, ct della Nazionale femminile, che nel luglio prossimo in Australia e Nuova Zelanda parteciperà per la seconda volta consecutiva al Mondiale: "Un fatto molto importante, un traino per il movimento", ha chiosato la Bertolini.
Gli effetti del lockdown cinese
All'obbligo della risalita sportiva, complicata dal crescente assottigliamento del numero dei convocabili e dal cambio generazionale in corso della squadra campione d'Europa nel 2021, si accompagna una sfida commerciale: mantenere il marchio dell'Italia, unica assente tra le grandi in Qatar, ai valori finanziari delle protagoniste del recente torneo arabo, vinto dall'Argentina di Messi, che nella Finalissima premondiale di Londra annichilì gli azzurri. E destino vuole che la necessità di risalita sportiva della squadra si intrecci con l'analoga gara commerciale senza quartiere tra tedeschi in cui è impegnato il nuovo sponsor tecnico della Figc: Adidas, il colosso dell'abbigliamento sportivo legato alla Federcalcio per il prossimo quadriennio da un contratto da 35 milioni di euro l'anno (circa 13 in più della rivale Puma, lo sponsor uscente, che per ben 19 anni aveva vestito le rappresentative azzurre, col titolo mondiale 2006 e l'Europeo del 2021). Nel 2022 Adidas, pur vincendo a fine dicembre il Mondiale con l'Argentina, ha accusato, a differenza delle due concorrenti classiche, la cugina tedesca Puma e la multinazionale statunitense Nike, un calo di fatturato e utili: colpa, principalmente, della contrazione del mercato cinese per il lockdown, di cui la concorrenza ha risentito meno.
Il guru Gulden strappato a Puma
Nel 2021, quando la Figc gettò le basi per il futuro accordo, nessuno immaginava che i campioni d'Europa non si sarebbero qualificati per il Mondiale, ma adesso l'ansia di riscatto coincide con quella dello sponsor, che ha preparato la controffensiva soprattutto nei confronti di Puma, con la quale la rivalità è notoriamente storica: le due aziende nacquero dal dissidio durante la Seconda guerra mondiale tra i fratelli Dassler, Adi (da cui l'acronimo Adidas) e Rudolf (fondatore della Puma). Così Adidas, che nel corso del 2022 aveva già ingaggiato come direttore creativo Alaishdir Willis, guru del settore e marito di Stella Mc Cartney, ha soffiato a Puma a fine 2022 l'amministratore delegato: il norvegese Bjørn Gulden, ex calciatore professionista, considerato il re Mida della materia. Gulden, che prima dell'estate partecipava dalla sponda Puma con l'allora capitano azzurro Chiellini a un forum sulla leadership, nel nuovo ruolo ha presentato così la sponsorizzazione di Adidas, che non durerà certamente meno di 4 anni e che negli ambienti dell'imprenditoria sportiva viene considerata un investimento di non breve durata: "La Nazionale italiana ha talenti in tutto il mondo, si apre certamente una collaborazione a lungo termine".
Gravina contro il Mondiale in Arabia: "Si perde identità storica"
Il presidente della Figc si è augurato che presto la Nazionale maschile torni al successo: una nuova era, come da manifesto della presentazione: "Vogliamo tornare a vivere le emozioni dell'Europeo". L'urgenza delle riforme, per non rivivere le recenti difficoltà, è però chiarissima, a partire dal tema dell'invasione degli stranieri in serie A: innalzare la soglia minima degli italiani (almeno 6) nelle rose, dall'attuale obbligo, su 25, dei 4 più 4 cresciuti nel settore giovanile: "È un'ipotesi alla quale stiamo lavorando". Altri due argomenti scabrosi riguardano le seconde squadre, progetto di fatto mai decollato malgrado rappresenti il serbatoio naturale, e la riforma della Lega Pro, dopo le dimissioni del presidente Ghirelli: "Per una questione di rispetto aspettiamo le elezioni del nuovo presidente. Ma già prima ne parleremo. Ci sono vari tavoli da aprire. L'imminente incontro col ministro Abodi, al rientro del presidente della Lega di A Casini da Riad, avrà per oggetto sia la candidatura a Euro 2032 sia il supporto a un mondo che deve trovare equilibrio economico e gestionale. Il tavolo delle riforme è da accelerare, non si può più aspettare".
La finale di Supercoppa italiana in Arabia Saudita conferma la necessità di trovare altrove gli introiti: "Ma dobbiamo trovare risorse per modalità diverse: per questa finale, su 58 mila spettatori, con 2 squadre italiane in campo solo 400 sono italiani. L'identità territoriale resta fondamentale". La questione, dopo il Mondiale in Qatar, sj ricollega a quella della candidatura saudita per l'edizione 2030, alla quale la Figc è contraria: "Quello che emerge negli ultimi tempi è che il calcio industriale insegue gli introiti. Il mondo del calcio comincia a inseguire la globalizzazione e questo mette in crisi l'alternanza organizzativa alla quale siamo abituati, in base alla memoria del calcio, alla storia del calcio. L'ideale sarebbe non deviare da questa memoria storica, come sento invece dire per le candidature del Mondiale 2030". Quanto al ritorno della violenza, con i recenti scontri tra ultrà in autostrada, Gravina è lapidario: "La strada è di individuare singolarmente i responsabili. È stato uno spot bruttissimo per tutto il calcio italiano".