Mateo Retegui, Mancini ricorre al centravanti di importazione
di Enrico Currò , di Enrico CurròL'Italia non è (più) un Paese per centravanti, questo si sapeva. Non si immaginava, però, la totale resa della Figc all'evidenza, con la scelta urgente della Nazionale, campione d'Europa ma esclusa due volte di seguito dalla fase finale del Mondiale, di ovviare al problema setacciando in maniera sistematica il mondo calcistico globalizzato e in particolare il Sudamerica, patria degli oriundi per definizione. E pazienza se la loro non è una scelta di cuore, ma di mercato.
Il simbolo di questa politica, peraltro piuttosto comune nel calcio contemporaneo infarcito di doppie e triple nazionalità, è Mateo Retegui, centravanti del Tigre in prestito dal Boca Juniors, nato e cresciuto a San Fernando, 27 chilometri a nord, 24 anni il prossimo 29 aprile, una famiglia di hockeisti rigorosamente in tenuta albiceleste (il padre Carlo ct vincitore con la femminile delle Olimpiadi 2016 e del Mondiale 2010, la madre Maria Grandoli campionessa mon…
L'Italia non è (più) un Paese per centravanti, questo si sapeva. Non si immaginava, però, la totale resa della Figc all'evidenza, con la scelta urgente della Nazionale, campione d'Europa ma esclusa due volte di seguito dalla fase finale del Mondiale, di ovviare al problema setacciando in maniera sistematica il mondo calcistico globalizzato e in particolare il Sudamerica, patria degli oriundi per definizione. E pazienza se la loro non è una scelta di cuore, ma di mercato.
Il simbolo di questa politica, peraltro piuttosto comune nel calcio contemporaneo infarcito di doppie e triple nazionalità, è Mateo Retegui, centravanti del Tigre in prestito dal Boca Juniors, nato e cresciuto a San Fernando, 27 chilometri a nord, 24 anni il prossimo 29 aprile, una famiglia di hockeisti rigorosamente in tenuta albiceleste (il padre Carlo ct vincitore con la femminile delle Olimpiadi 2016 e del Mondiale 2010, la madre Maria Grandoli campionessa mondiale giovanile nel 1993, la sorella Micaela argento olimpico a Tokyo). La necessità per Mancini è di rimediare alla penuria nel ruolo, agli infortuni di Immobile e Raspadori e alle difficoltà di Scamacca.
Lo fa attingendo all'inesauribile bacino degli oriundi del Sud America, dove il doppio passaporto è un'eredità classica di nonni e bisnonni. Retegui azzurro per le imminenti partite di qualificazione a Euro 2024 contro Inghilterra e Malta certifica lo status declassato di una squadra in carestia offensiva, un po' come alla vigilia dello spareggio mondiale con la Macedonia del nord in cui entrò a un minuto dalla fine il brasiliano Joao Pedro italianizzato per matrimonio. Quella di sfruttare l'occasione esterofila - persuadere a scegliere la Nazionale quei giocatori che non troverebbero spazio nella rappresentativa del Paese d'origine - non è in verità una novità assoluta per l'attacco: Cesare Prandelli fece debuttare l'argentino Osvaldo e il brasiliano Amauri, Antonio Conte Eder. Ma adesso la politica della Figc si è fatta più strategica: c'è un settore del Club Italia ad hoc per il censimento dei convocabili e l'attacco è il reparto più coinvolto. Il dato è incontrovertibile e lo rende ancora più crudo il fatto che il ct costretto a piegarsi alla realtà sia un ex grande attaccante come Roberto Mancini. L'Italia di Meazza e Piola, di Boninsegna e di Chinaglia, di Paolo Rossi e di Vieri, per tacere di Anastasi, Altobelli, Vialli, Schillaci, Pippo Inzaghi, Toni e tantissimi altri (e soprattutto di Gigi Riva che era un'ala sinistra ma era come se), si è ridotta suo malgrado a soffiare le reclute all'Argentina fresca campione del mondo, che del resto travolse gli azzurri prima del Qatar a inizio giugno 2022 a Londra, nella Finalissima tra campioni d'Europa e del Sudamerica.
Ormai è qualcosa di assai simile al calciomercato. Lionel Scaloni, bloccando i fratelli Valentin (all'Inter, convocato per le amichevoli della prossima settimana) e Franco Carboni (in prestito al Monza dall'Inter), ha implicitamente confermato il duello in corso, anticipato dallo stesso Mancini. La chiamata di Retegui era annunciata, ma fa comunque un certo effetto, ora che si è concretizzata e che anche il tecnico dell'Under 21 Paolo Nicolato ha pescato in Argentina, chiamando per le amichevoli con Serbia e Ucraina il centrocampista del Belgrano Bruno Zapelli, classe 2002, nato a Villa Carlos Paz, nella provincia di Cordoba.
Il caso più scabroso resta ovviamente quello di Retegui, che può diventare, scendendo in campo giovedì prossimo 23 marzo a Napoli contro l'Inghilterra o domenica 26 aprile a Ta' Qali contro Malta, il ventiquattresimo oriundo argentino a vestire la maglia della Nazionale italiana e il cinquantesimo in assoluto. Trattandosi di partite ufficiali delle qualificazioni all'Europeo 2024, se verrà schierato non potrà più fare marcia indietro e andrà dunque ad aggiungersi a una lista che comprende 7 campioni del mondo (gli argentini Monti, Orsi, Guaita e Demaria e il brasiliano Guarisi nel 1934, l'uruguaiano Andreolo nel 1938, l'argentino Camoranesi nel 2006) e 3 campioni d' Europa (i brasiliani Jorginho, Emerson Palmieri e Toloi nel 2021). Le suggestioni, nel probabile esordio, sarebbero tante: ad esempio il fatto che può avvenire allo stadio Maradona. Una tra le prodezze più note dell'ancora breve carriera di Retegui fu infatti il gol segnato nel novembre 2019, con la maglia dell'Estudiantes allenato dall'ex Genoa e Inter Milito, al Gimnasia y Egrima La Plata, la squadra che Diego al crepuscolo scelse per il suo ritorno in patria da allenatore.
In Argentina la luna di miele col ct Scaloni è l'effetto ovvio del titolo vinto in Qatar. L'amichevole con Panama il 23 marzo allo stadio Monumental (chiamato, a proposito di attaccanti, Giovanni Simeone dal Napoli) si trasformerà in passerella celebrativa per Messi e i suoi compagni. Tuttavia non sta passando sotto silenzio la decisione di Retegui di dire sì all'Italia, il Paese del nonno materno Angelo Dimarco (di Canicattì). All'orgoglio iniziale - un sentimento figlio della consapevolezza di avere così tanti attaccanti di alto livello da poterli "regalare" alle altre Nazionali - è seguita la domanda posta all'Afa, la federazione argentina: non era possibile evitare il divorzio? La risposta è stata netta: "Ha deciso il giocatore". In effetti, mai preso in considerazione finora da Scaloni e dal suo staff, Retegui ha preso atto che difficilmente avrebbe potuto giocare un Mondiale con l'Argentina, chiuso come sembra dall'abbondanza di giovani attaccanti con Julian Alvarez in testa e col diciottenne Alejandro Garnacho del Manchester United in coda (punta di madre spagnola, era stato convocato per le partite con Panama e Curaçao, ma un infortunio col Southampton sabato scorso ha rinviato il debutto). Mancini ha raccontato l'approccio con Retegui: "Pensavamo che ci dicesse di no, come altri. Invece ha accolto con entusiasmo la proposta". Che arriva da lontano e stavolta è estranea al reparto scouting della Figc, affidato a Marco Scarpa, il cui incarico è appunto il censimento dei talenti col doppio passaporto: attualmente sono una cinquantina. Vengono contattati e interrogati sulla loro eventuale volontà di vestire la maglia azzurra. In passato toccò al centravanti dell'Arsenal Gabriel Martinelli, che ha optato per il Brasile, giocando l'ultimo Mondiale. Più recentemente è stato un argentino, il difensore Marco Senesi oggi al Bournemouth, declinare l'invito, secondo un sentimento che ha ribadito anche quando non è stato convocato da Scaloni per il Mondiale: "Non potrei pensare di giocare per una Nazionale diversa all'Argentina". Invece Retegui ha detto subito sì a Mancini, che lo aveva chiamato, fuori dal circuito dello scouting federale, su segnalazione del suo ex compagno di squadra Juan Sebastian Veron, oggi vicepresidente dell'Estudiantes e presidente quando nella squadra platense giocava appunto il giovane Mateo, il cui curriculum è già nutrito. Vi figura l'etichetta di ammazzagrandi per i gol segnati, in 3 squadre diverse (Talleres, Estudiantes e Tigre) al San Lorenzo, al Racing, al Boca, al River Plate e all'Independiente. Le referenze sono ottime: ultimamente viene accostato al campione del mondo Alvarez (con diverso fisico, è alto 1,85, 14 in più del brevilineo del Manchester City, e pesa 81 kg) per la versatilità in campo, per lo spirito di sacrificio, per l'aggressività nel pressing, per l'umiltà e per la mentalità da sportivo professionista, ereditata da papà e mamma.
Ha il gol facile: capocannoniere provvisorio della Primera Division con 6 gol in 7 partite e vincitore dell'ultima classifica cannonieri (19 gol in 27 partite), ha già segnato dal suo debutto in Primera col Boca Juniors 41 gol, così suddivisi: 5 con l'Estudiantes, 7 col Talleres, 29 col Tigre. Non sfugge all'osservazione dei club di serie A e a maggior ragione d'ora in poi. Il suo attuale allenatore, Diego Martinez, ha svelato alla stampa argentina il tormento del ragazzo di fronte all'offerta di Mancini : "Aveva sentimenti contrastanti: l'amore che prova per il suo Paese e la consapevolezza della straordinaria opportunità per la sua carriera e per il sogno sportivo di giocare al livello più alto. Io sono contento per lui, perché è un ragazzo che conosce il valore della fatica, il rispetto per gli altri. E perché, nonostante il successo, ha la testa giusta e tiene i piedi per terra".