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Da Canicattì a Baires e ritorno, Retegui alla scoperta dell’Italia. Il papà: “Non avrà ripensamenti”

Mateo Retegui, 23 anni, in prestito dal Boca Juniors al Tigre, chiamato da Mancini in azzurro 
L’attaccante segnalato da Veron può andare all’Inter. Mancini punta su di lui contro Inghilterra e Malta: “Tutte le nazionali hanno i naturalizzati”
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FIRENZE - “Que bonito”, che bello questo posto, strabuzza gli occhi Mateo Retegui, mentre ammira dalla terrazza del centro tecnico di Coverciano la collina di Fiesole. Il primo allenamento con la Nazionale italiana del ragazzo catapultato dall’Argentina a Firenze è appena finito e lui racconta di essersi sentito molto a suo agio, dentro e fuori dal campo, a papà Carlos. Il demiurgo dell’hockey su prato argentino, attuale ministro dello sport della regione di Buenos Aires, abbraccia il suo ragazzo (“Màquina infernal”, è il vezzeggiativo col quale ne sottolinea l’abitudine di fare gol) sotto gli occhi di Diego, amico di famiglia e ascoltato conoscitore del mondo del calcio sudamericano ed europeo. Sono in arrivo la mamma e la sorella di Mateo, Maria e Micaela, entrambe protagoniste con l’Albiceleste dell’hockey.

Mateo Retegui, un possibile futuro all'Inter

Le visite in Italia dei Retegui potreb…

FIRENZE - “Que bonito”, che bello questo posto, strabuzza gli occhi Mateo Retegui, mentre ammira dalla terrazza del centro tecnico di Coverciano la collina di Fiesole. Il primo allenamento con la Nazionale italiana del ragazzo catapultato dall’Argentina a Firenze è appena finito e lui racconta di essersi sentito molto a suo agio, dentro e fuori dal campo, a papà Carlos. Il demiurgo dell’hockey su prato argentino, attuale ministro dello sport della regione di Buenos Aires, abbraccia il suo ragazzo (“Màquina infernal”, è il vezzeggiativo col quale ne sottolinea l’abitudine di fare gol) sotto gli occhi di Diego, amico di famiglia e ascoltato conoscitore del mondo del calcio sudamericano ed europeo. Sono in arrivo la mamma e la sorella di Mateo, Maria e Micaela, entrambe protagoniste con l’Albiceleste dell’hockey.

Mateo Retegui, un possibile futuro all'Inter

Le visite in Italia dei Retegui potrebbero intensificarsi nei prossimi mesi: molto dipenderà dal verosimile debutto del centravanti del Tigre in maglia azzurra. Se l’estate scorsa il Lipsia, l’Atletico Madrid e il Villarreal erano in prima fila per ingaggiarlo, adesso in cima alla lista sembra esserci la serie A, in particolare l’Inter: con Lukaku e Correa prossimi all’addio e Dzeko destinato al part-time, deve cercare un partner per Lautaro Martinez. Il cui connazionale Retegui gioca in prestito dal Boca Juniors nel Tigre, squadra della periferia di Buenos Aires, e fa coppia in attacco con Facundo Colidio, a sua volta prestito dell’Inter.

 

Mateo Retegui, Mancini: "Pensavamo che ci dicesse di no"

L’intreccio di mercato appare favorevole all’approdo del quasi ventiquattrenne Mateo a Milano, anche se ora la sua urgenza è l’esordio in Nazionale, giovedì a Napoli con l’Inghilterra nella prima partita delle qualificazioni all’Europeo 2024, anche per respingere le polemiche scatenate dalla convocazione. Lo status di oriundo col doppio passaporto (grazie al bisnonno materno Angelo, di Canicattì) è un po’ diverso da quello dei numerosi predecessori, che giocavano nel campionato italiano o comunque avevano un più forte legame con la serie A. Roberto Mancini ha ricordato l’emergenza in attacco (fuori per infortunio Immobile, Raspadori e Chiesa), ha anticipato l’intenzione di mettere l’ultimo arrivato subito in ballottaggio con Gnonto e Scamacca (“che però ha un’autonomia atletica ridotta”) e ha spiegato di avere cambiato opinione sugli oriundi: "Qualche anno fa dissi che in Nazionale dovevano giocare solo i nati in Italia, ma le cose sono cambiate: tutte le Nazionali europee hanno giocatori naturalizzati. Gli attaccanti convocabili sono sempre meno e spesso non vengono fatti giocare. Perché nessuno in serie A ha preso Gnonto? Eppure adesso è titolare nel Leeds, in Premier League. Retegui pensavamo che ci dicesse di no. Invece ha accettato subito".

 

Retegui, il ruolo di Veron e del figlio del ct Mancini nella chiamata

La ricostruzione dei contatti per reclutare il capocannoniere dello scorso campionato argentino porta alla segnalazione da parte di Juan Sebastian Veron, ex compagno di squadra di Mancini e attuale vicepresidente dell’Estudiantes. A gennaio sarebbe poi stato Andrea Mancini, il figlio del ct, a cercare direttamente il giocatore e la sua famiglia, ottenendone l’assenso. In extremis Claudio Tapia, il presidente dell’Afa, la federcalcio dell’Argentina campione del mondo, ha tentato il blitz: troppo tardi, ormai i Retegui avevano dato la parola alla Figc: “Non ci saranno ripensamenti”, garantisce Carlos Retegui, che racconta come la scelta sia definitiva: “Sono orgoglioso che mio figlio giochi per l’Italia”. La famiglia ha inculcato a Mateo una mentalità da sportivo olimpico di alto livello: stile di vita da professionista, allenamenti doppi rispetto ai compagni. E una tattica mutuata dall’ hockey. “Dove il numero 9 è il primo dei difensori, rincorre gli avversari ed è abituato a un’intensità pazzesca”. Mancini gradirà senz’altro.

Mateo Retegui, 23 anni, col papà Carlos e il manager