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Luca Marchegiani: "La Nazionale era un punto di arrivo, ora Mancini deve chiamare gli esordienti”

L'ex portiere azzurro: "Le convocazioni di Retegui e Pafundi una via di mezzo tra necessità e provocazione del ct ai club"
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FIRENZE — Luca Marchegiani, portiere della Nazionale dal 1992 al 1996, vicecampione del mondo nel 1994 e oggi commentatore per Sky Sport, la convocazione di Retegui in Nazionale direttamente dal campionato argentino è la definitiva resa del calcio italiano alla penuria di centravanti?

"Mi lascia estremamente perplesso che il calcio italiano sia arrivato a doversi accaparrare giocatori di altri Paesi. Non pensavo che saremmo arrivati a questo punto, come capitava fino a qualche anno fa soltanto alle Nazionali di movimenti calcistici con meno tradizione e forza del nostro. Dico questo, sia chiaro, senza volere colpevolizzare i giocatori che sfruttano questa opportunità. Comunque il discorso non vale solo per gli oriundi".

A chi si riferisce?

"A chi non ha ancora giocato in A. Io sono cresciuto in un calcio in cui la Nazionale aveva un valore straordinario: dovevi arrivarci dopo una serie di prestazioni di alto livello. Ora, al di là del fatto che Mancini …

FIRENZE — Luca Marchegiani, portiere della Nazionale dal 1992 al 1996, vicecampione del mondo nel 1994 e oggi commentatore per Sky Sport, la convocazione di Retegui in Nazionale direttamente dal campionato argentino è la definitiva resa del calcio italiano alla penuria di centravanti?

"Mi lascia estremamente perplesso che il calcio italiano sia arrivato a doversi accaparrare giocatori di altri Paesi. Non pensavo che saremmo arrivati a questo punto, come capitava fino a qualche anno fa soltanto alle Nazionali di movimenti calcistici con meno tradizione e forza del nostro. Dico questo, sia chiaro, senza volere colpevolizzare i giocatori che sfruttano questa opportunità. Comunque il discorso non vale solo per gli oriundi".

A chi si riferisce?

"A chi non ha ancora giocato in A. Io sono cresciuto in un calcio in cui la Nazionale aveva un valore straordinario: dovevi arrivarci dopo una serie di prestazioni di alto livello. Ora, al di là del fatto che Mancini sta facendo un ottimo lavoro di valorizzazione del talento, e che Zaniolo è l'esempio più ovvio perché poi ha dimostrato di essere all'altezza, io non discuto il potenziale dei giovani che non hanno ancora debuttato in A. Ma dico che la Nazionale dovrebbe essere un punto di arrivo, non di partenza. Invece ormai è come se la Nazionale segnalasse calciatori al campionato e non il contrario".

[[ge:rep-locali:repubblica:393032419]]Perché succede questo?

"Per un effetto progressivo. La vittoria dell'Europeo nel 2021 non va dimenticata o sottovalutata, però nel 2006, quando l'Italia vinse il Mondiale, c'erano più o meno il doppio dei giocatori convocabili di adesso. Nel frattempo siamo usciti due volte ai gironi del Mondiale e le ultime due volte non ci siamo proprio andati. Il prossimo torneo sarà a 48 squadre, dovrebbe essere meno complicata la qualificazione. Certo è che, quando incontri gli osservatori della Nazionale negli stadi, loro allargano le braccia: in Udinese-Milan i titolari erano 3 su 22. Poi bisognerebbe anche chiedersi quanti italiani giocano nelle squadre di vertice, perché è lì che cresci davvero di livello e migliori".

Il ct dell'Inghilterra Southgate, che ha un problema di numero dei convocabili molto simile a quello dell'Italia, ha preannunciato che di questo passo pescherà nelle serie inferiori alla Premier League. La scelta di Mancini è stata diversa: Retegui dall'Argentina e Pafundi, che non gioca nell'Udinese.

"Non ne ho parlato con Roberto, ma credo che la sua sia una via di mezzo tra la necessità e la provocazione ai club. Una cosa del tipo: se non me li fate giocare voi, i giovani li scovo io e li chiamo lo stesso".

E tornando agli oriundi?

"Personalmente non sono mai stato andato pazzo per il discorso degli oriundi, che pure ci hanno aiutato a vincere. Ogni Nazionale deve rappresentare il calcio del proprio Paese: perciò in Nazionale si dovrebbe giocare per nascita o almeno per formazione".

La pensano così anche gli altri ex azzurri della sua generazione?

"Non ne ho parlato con loro in modo diffuso, ma non credo che questa sia soltanto la mia opinione, anche se parlo ovviamente a titolo personale".

[[ge:rep-locali:repubblica:393120035]]Le seconde squadre, come hanno dimostrato Fagioli e Miretti cresciuti in quella della Juventus, non possono essere la soluzione?

"L'esperienza dimostra che la seconda squadra serve ad alzare il livello formativo, però alla fine l'ha fatta soltanto la Juve: per gli ostacoli economici, perché non tutti i club hanno voglia di spendere per la Next Gen, e forse per una questione di "prestigio" della categoria: un conto è dare lustro alla categoria della C, come ha fatto appunto la Juve, e un altro è rischiare che venga tolto spazio alle città".

Significa che in Italia, il Paese delle cento città, le seconde squadre non potranno mai risolvere il problema della crescita dei talenti italiani?

"Intendiamoci, non è detto che le seconde squadre siano la panacea, perché poi nella stessa Next Gen della Juve ci sono ragazzi stranieri, come del resto in serie B. Ma la serie C è un campionato competitivo a livello fisico e tecnico e ti fa arrivare prima rispetto al torneo Primavera, dove pure si è tentato di alzare la competitività, introducendo le promozioni e le retrocessioni".

Il calciomercato esterofilo è l'origine dei guai?

"Bisogna interrogarsi sul perché una società importante, anche in B, preferisca prendere gli stranieri, che cosa spinga un club a questa politica. Io auspico un accordo per creare più convocabili: certo, non si può fissare un tetto agli stranieri legalmente, ma nulla impedisce a una lega di stimolare l'impiego dei giocatori convocabili in Nazionale: in tante circostanze il senso di appartenenza aiuta, in altri Paesi i ragazzi arrivano prima a essere titolari nei club".

Mancini parla anche di un problema culturale.

"Il problema esiste. L'oratorio, il campetto di strada, sono realtà che permettono di creare passione, la mia generazione è cresciuta così. Ma nelle grandi città ormai tutto questo sta sparendo. E nella scuola italiana lo sport è ai minimi termini, due ore alla settimana: sono nate generazioni che fanno poco sport".

[[ge:rep-locali:repubblica:392985055]]"Qui vedo pochi bambini che giocano per strada": la conferma è di Kalulu, il difensore francese del Milan di genitori congolesi, in un'intervista a Repubblica, ma non conta anche il fatto che l'Italia sia ancora poco multietnica?

"Ci può essere anche questa componente, soprattutto a livello atletico. Però io credo che il tema sia un altro, legato al sistema un po' perverso dei settori giovanili: o sei un ragazzo identificato presto dal club come un prospetto sul quale investire e allora hai un percorso più o meno disegnato verso la prima squadra perché sei percepito come un predestinato, oppure vieni un po' abbandonato a te stesso. E se finisci nelle serie minori, diventa un circolo vizioso: non ti risollevi più".

Perché si crea questo imbuto?

"Quello delle categorie inferiori è un altro problema evidente. Eppure sono categorie formative, ci sono esempi come quelli di Caputo e Di Lorenzo che lo dimostrano benissimo. Capita che le norme, come quella sui premi in denaro ai club per gli Under schierati in campo, spesso producano un effetto opposto a quello che si prefiggevano. Il rischio, se c'è chi gioca soltanto perché è nato in un determinato anno, è di togliere competitività interna nella squadra. E stimoli".

In conclusione non è che a puntare sulle Nazionali siano ormai solo le tv, la Rai con gli azzurri e Sky con le qualificazioni europee di cui ha acquisito i diritti, e non i movimenti calcistici fagocitati dai club?

"Io in Italia ne farei piuttosto una questione di strategie delle società. L'unico centravanti italiano titolare in Serie A, nelle prime 10 in classifica è Immobile alla Lazio. Certo, se il titolare è Osimhen al Napoli, a uno forte come Raspadori conviene restare lì, perché dietro un campione puoi imparare e crescere. Ma siamo altrettanto sicuri che in altre squadre i titolari stranieri siano sempre necessariamente i più bravi da scegliere sul mercato? Io qualche dubbio ce l'ho".

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