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Schelotto e l'Italia degli oriundi: "Retegui merita la Nazionale, ora dategli una grande squadra"

(agf)
L'ex esterno dell'Inter, nato in Argentina, giocò una gara in azzurro: "Mi convinse Casiraghi, ero tra i preconvocati per l'Europeo 2012. Mateo sa che questo è un treno che passa una sola volta"
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Ezequiel Schelotto, 33 anni, ex centrocampista di Cesena, Catania, Atalanta, Inter, Sassuolo, Parma e Chievo dal 2008 al 2015, oggi al Deportivo Morón di Buenos Aires, da oriundo argentino predecessore di Mateo Retegui s'identifica in lui, che sta per giocare qui a Malta la seconda partita con l'Italia?
"In effetti sono nato in Argentina come lui e in effetti anch'io, a poco più di 23 anni, ho esordito nella Nazionale italiana contro l'Inghilterra. Solo che lui ha fatto gol in una partita di qualificazione all'Europeo e ne potrà fare altri, soprattutto se andrà a giocare in un grande club, magari di serie A. Sono il suo primo tifoso".

Quei pochi minuti nell'agosto 2012 al posto di Abate, in amichevole a Berna, sono rimasti gli unici di Schelotto in maglia azzurra: non è che un oriundo faccia questa scelta solo per opportunismo?
"Ascolti, io amo l'Italia. Ormai è come casa mia: per tutt…

Ezequiel Schelotto, 33 anni, ex centrocampista di Cesena, Catania, Atalanta, Inter, Sassuolo, Parma e Chievo dal 2008 al 2015, oggi al Deportivo Morón di Buenos Aires, da oriundo argentino predecessore di Mateo Retegui s'identifica in lui, che sta per giocare qui a Malta la seconda partita con l'Italia?
"In effetti sono nato in Argentina come lui e in effetti anch'io, a poco più di 23 anni, ho esordito nella Nazionale italiana contro l'Inghilterra. Solo che lui ha fatto gol in una partita di qualificazione all'Europeo e ne potrà fare altri, soprattutto se andrà a giocare in un grande club, magari di serie A. Sono il suo primo tifoso".

Quei pochi minuti nell'agosto 2012 al posto di Abate, in amichevole a Berna, sono rimasti gli unici di Schelotto in maglia azzurra: non è che un oriundo faccia questa scelta solo per opportunismo?
"Ascolti, io amo l'Italia. Ormai è come casa mia: per tutto quello che ho vissuto lì, per le possibilità che mi ha dato calcisticamente, perché ha aperto le porte a me e alla mia famiglia, che sta abitando quasi tutta là. La mia idea è di finire la mia carriera in Italia tra qualche mese. Perché no, nella mia squadra del cuore, che è il Cesena. Quando appenderò gli scarpini al chiodo, vivrò a Como, dove ho casa. Comunque le racconto come è andata".

Prego.
"Nel 2009, dopo la promozione dalla C alla B col Cesena, mi chiamò Pierluigi Casiraghi, avevo 18 anni. Mi chiese se volevo indossare la maglia azzurra dell'Under 20, di cui era ct, e io gli dissi subito sì: in Italia mi hanno sempre trattato tutti benissimo, anche se avevo fatto le giovanili in Argentina. Sono ancora in contatto coi miei vecchi compagni, sia quelli  dell'Under 21, dove ho vissuto 3 anni bellissimi, sia quelli della Nazionale, dove la mia esperienza è stata meno breve di quanto sembri. Ero tra i 32 preconvocati per l'Europeo 2012, sono stato a un pelo dal partecipare. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, comunque poi Cesare Prandelli mi ha fatto esordire contro l'Inghilterra. Perciò capisco che cosa sta provando Retegui".

Che tipo di sentimento è?
"Una gioia grandissima, nel suo caso ancora di più perché ha segnato, al di là della sconfitta. Queste sono possibilità che non puoi rifiutare, il treno passa poche volte. Lui la sua se l'è meritata. Nessuno ancora lo conosce in Italia, ma qui in Argentina l'anno scorso ha fatto più di 20 gol".

In Europa è più difficile.
"Sì, ma lui è giovane, deve fare il salto di qualità in una grande squadra: sarà bello, si adatterà al calcio italiano, imparerà la lingua subito, come sta già facendo. Credo che Retegui abbia subito dimostrato di essere un giocatore che non ha limiti, uno che pensa in grande".

Mancini lo ha paragonato al primo Batistuta: non è un po' troppo?
"I paragoni nel calcio sono rischiosi, questo ragazzo ora deve fare la sua strada a livello di gruppo. Ma la Nazionale ha preso un giocatore che le darà tanto. E se potrà andare in una squadra grande, ripeto, per lui sarà più facile conquistare grandi traguardi".

Lo ha mai affrontato in campo?
"Una volta sola, col Racing, qualche mese fa. Già allora si diceva che non sarebbe rimasto un'altra stagione in Argentina. Infatti in Nazionale ha subito confermato di potere aspirare all'Europa".

Ha un messaggio per lui?
"Non conosco personalmente Mateo, ma vorrei dirgli che a me è già successo e che ora tocca a lui: può dimostrare che niente è facile, ma anche che niente è impossibile".