Mancini: "Chiamerò in Nazionale altri oriundi". Da Zapelli a Galoppo, ecco chi sono
di Enrico Currò , di Enrico CurròNella storia ultracentenaria dell'Italia del calcio ci sono stati momenti di svolta non solo sul campo, ma anche dopo la partita, quando il ct si presenta per commentarla: valgano per tutti gli sfoghi di Lippi (Parma, 2009, Italia-Cipro 3-2) e Conte (Genova, 2014, Italia-Albania 1-0) sulla solitudine della Nazionale, tanto per restare a tempi relativamente recenti. Mancini finora aveva preferito la linea morbida anche nelle situazioni più difficili, Mondiale mancato incluso. Ma a Tà Qali, dopo il 2-0 di Malta che non lo ha soddisfatto, ha detto parole forti, sia pure col solito tono pacato. Il messaggio è chiarissimo e vale da disincantato consuntivo della prima settimana di qualificazioni a Euro 2024, strappata al calendario monopolizzato dai club, quasi tutti ormai popolati di calciatori stranieri: di questo passo, ha spiegato accorato il commissario tecnico, la Nazionale non potrà vincere più.
Nella storia ultracentenaria dell'Italia del calcio ci sono stati momenti di svolta non solo sul campo, ma anche dopo la partita, quando il ct si presenta per commentarla: valgano per tutti gli sfoghi di Lippi (Parma, 2009, Italia-Cipro 3-2) e Conte (Genova, 2014, Italia-Albania 1-0) sulla solitudine della Nazionale, tanto per restare a tempi relativamente recenti. Mancini finora aveva preferito la linea morbida anche nelle situazioni più difficili, Mondiale mancato incluso. Ma a Tà Qali, dopo il 2-0 di Malta che non lo ha soddisfatto, ha detto parole forti, sia pure col solito tono pacato. Il messaggio è chiarissimo e vale da disincantato consuntivo della prima settimana di qualificazioni a Euro 2024, strappata al calendario monopolizzato dai club, quasi tutti ormai popolati di calciatori stranieri: di questo passo, ha spiegato accorato il commissario tecnico, la Nazionale non potrà vincere più.
Mancini: "Convocherò altri oriundi"
Messo agli atti il secondo gol di Retegui in due partite, con soddisfazione ma senza illudersi che sia la panacea, Mancini ha anticipato che convocherà altri giocatori col doppio passaporto, dopo il centravanti argentino, che sta ancora imparando l'italiano ma che sa già bene come segnare. Lo farà per necessità: "Lo fanno tutti. Noi siamo già molto in ritardo rispetto agli altri Paesi. Finora non ne avevamo bisogno, perché avevamo grandi calciatori. Ora la percentuale è calata. Svizzera e Belgio hanno più di metà della rosa composta di oriundi. E Francia, Germania e Inghilterra ne hanno tanti. A noi è capitato di crescere nelle nostre giovanili giocatori che poi ci sono stati strappati da altre nazionali. Adesso lo faremo anche noi".
Da Zapelli a Galoppo, i nomi nuovi
Si profila, dunque, la battaglia dell'oriundo. E più dei primi nomi argentini anticipati da Repubblica - in aggiunta al centrocampista Bruno Zapelli del Belgrano, che ha appena esordito nell'Under 21, e al rifinitore brasiliano del Lecce Gabriel Strefezza, ci sono gli argentini: l'eclettico del Salisburgo Nicolas Capaldo, il fantasista del Velez Gianluca Prestianni, l'universale del San Paolo Giuliano Galoppo - conta il concetto: la caccia al talento. Che, altra novità, Mancini estende adesso alla serie B, dove la questione non riguarda ovviamente il passaporto: "In B ci sono giocatori italiani bravi: sì, guarderò anche lì".
Pessina: "Monza un esempio"
D'altronde con gli italiani in squadra si può vincere, argomenta l'altro goleador di Tà Qali, l'italianissimo Matteo Pessina. A Malta il monzese profeta a Monza ha gettato un altro sasso nello stagno di un calcio immobile, al di là della verosimile innovazione dei 5 più 5 in rosa (5 italiani più 5 cresciuti nel club), caldeggiata dall'Associazione calciatori e recepita dalla Figc. Pessina non usa giri di parole: se è vero che non è possibile obbligare per legge i club a evitare di infarcire la rosa di stranieri, è altrettanto vero che nulla vieta di fare il contrario, ricorrendo agli italiani. Su questo il Monza è diventato l'esempio virtuoso da seguire: "Siamo per distacco la squadra della serie A con più italiani in rosa: ne abbiamo il 70%, la prima delle altre credo che si fermi al 40%. Io sono molto fiero di quello che sta facendo la mia società: per il campionato e per la Nazionale, perché sicuramente da noi usciranno tanti giovani che in Nazionale ci andranno. Tanti altri club possono seguire la nostra linea. Si può fare, noi lo dimostriamo: stiamo giocando un campionato ben oltre le aspettative. Poi gli stranieri ci devono essere, ci mancherebbe. Ma in un gruppo italiano si ambientano meglio".
Prossimo appuntamento la Final Four di Nations League
Ora, però, la Nazionale tornerà in scena soltanto a giugno per la Final Four della Nations League, quando si affaccerà anche il tema delle convocazioni dei giovani in ascesa (i centrocampisti juventini Fagioli e Miretti, il terzino dell'Udinese Udogie già prenotato dal Tottenham) per l'Europeo Under 21 di Nicolato, lasciapassare per le Olimpiadi alle quali l'Italia del calcio non partecipa da tre edizioni. Il dialogo tra Mancini e Nicolato sul tema non sempre è stato fluido finora. Nel frattempo la Nazionale verrà fagocitata dai club, dal campionato e soprattutto dalle coppe, che la ridurranno all'oblio: le tre squadre italiane nei quarti di Champions League, col derby tra Milan e Napoli, faranno presto dimenticare i problemi degli azzurri. Ma a Malta Mancini è stato chiarissimo: non intende più accettare il ruolo ormai gregario che l'intero movimento - i dirigenti, i tifosi, parte dei media - sembra avere stabilito per la squadra campione d'Europa.