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Mateo Retegui, l'infanzia in Sardegna giocando a pallone in spiaggia

Il piccolo Retegui in Sardegna
Il piccolo Retegui in Sardegna 
Al seguito dei genitori, il padre Carlos è stato una leggenda dell'Hockey mondiale, il futuro centravanti della nazionale italiana mostrava già in tenera età l'attitudine per lo sport
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CAGLIARI - “Mateo in gol all’esordio con l’Italia? Non mi stupisce, fin da bambino si capiva che aveva un qualcosa di speciale”. Luca Pisano e i Retegui, padre e figlio. Il presidente dell’Hockey Team Sardegna, appassionato di sport, è stato il trampolino per l’approdo a Suelli di Carlos Retegui, detto El Chapa. Leggenda dell’hockey argentino e mondiale, titoli olimpici e internazionali da atleta e tecnico, il papà-manager di Mateo è stato giocatore-allenatore della formazione isolana. Una storia di dna, passione, spirito di sacrificio. “Aggiungerei l’umiltà. Quando Carlos è venuto da noi era un fenomeno. Eppure, mosso dall’istinto del fuoriclasse, con dentro una carica motivazionale impressionante, ha scelto di lavorare lontano dalle squadre storiche e dalle metropoli. Mateo, e anche la sorella Micaela, ha avuto in dote questa eredità”.

La storia dei padri e dei figli, dei cognomi pesanti da portare sulle spalle, dei successi, tra rinunce e sconfitte. Storie innescate da un dirigente ambizioso. “Nel 2004 con mia moglie Valeria siamo andati in Spagna per seguire due nostri giocatori, gli argentini Almada e Lombi che venivano dalle Olimpiadi di Atene. In quell’occasione abbiamo conosciuto Carlos Retegui. Talvolta i pianeti si allineano ed è così che è nata la collaborazione tecnica con quello che avrebbe giocato tre Olimpiadi e vinto l’oro da tecnico a Rio de Janeiro”. Buona sorte, fiuto e coraggio. La famiglia Retegui approda in Sardegna nel luglio del 2005. Luca e Valeria Pisano li alloggiano al mare, Cala Verde, Santa Margherita di Pula. Per fare avanti e indietro, avranno in dote un’Opel Kadett “La macchina di mia moglie. In breve tempo, Carlos - ricorda Luca Pisano - dotato di un carisma mostruoso, è diventato il faro delle nostre giornate. Mateo era il giusto clone: partite infinite di pallone, nuotate, tuffi e gelati. Aveva sei anni ma in spiaggia se la vedeva con quelli più grandi. Una caratteristica? Il dinamismo e la vivacità. Lui e la sorella, non a caso futura nazionale argentina di hockey, avevano dentro una carica mostruosa, si capiva che sarebbero diventati sportivi doc”.

In quell’estate, ideale incrocio tra Mediterraneo e Ande, anche le pietanze del territorio fanno capolino. “Carlos andava matto per la carne fritta alla milanese. Poi, ha assaporato porchetto arrosto, gnocchetti alla salsiccia e seadas. Mateo è un suo buon discepolo anche a tavola”. Genetica, carattere, applicazione. Ma anche l’abilità di saper tirar fuori il massimo da chiunque: “Preparava le partite nei dettagli, abbiamo avuto tanti ragazzi molto forti, Carlos è stato feroce e sensibile al tempo stesso, anche con Mateo. Faceva uscire dallo spogliatoio la squadra carica a mille, quasi volavano. Ricordo tante partite oramai perse, ribaltate e stravinte dopo il suo intervento”. Luca Pisano sfoglia l’almanacco. Carlos Retegui a Suelli, millecento anime a 50 chilometri da Cagliari, ha segnato un’epoca. “Carisma e personalità mostruose, è diventato un amico per tutti. Con mio padre Achille, che chiama Aquìle, è diventato un caro amico. Ci siamo smessaggiati prima di Italia-Inghilterra, mi ha chiesto come stesse ancora prima di accennare al debutto del figlio con l’Italia”. Un rapporto forte, sincero, trasparente. “Non so se Mateo verrà a giocare in Italia. Qualche anno fa si era parlato di un interessamento della Roma, ho letto che Francesco Totti stravedesse per Carlos. Per il figlio, specie dopo il bis di testa contro Malta, si parla di club di prima fascia. Certo, con le reti in azzurro, tutto può accadere”.

Il centravanti in forza al Tigre compie 24 anni il prossimo 29 aprile. Cittadino italiano, il nonno paterno era di Canicattì, si è detto orgoglioso di vestire la maglia della nazionale. “Carlos ha sempre detto cose straordinarie dell’Italia, Mateo è dello stesso avviso. Un aneddoto? In campo è buona norma dare ai bambini il bastone di plastica. Mateo quasi si offese, dovemmo dargli quello degli agonisti senior. Ripeto, aveva una testa  e una movenza simile a quella del padre”. La stessa che l’ha visto esordire al Boca Juniors, subentrando a un gigante quale Carlos Tevez. La stessa che gli ha permesso di beffare Pickford nel tempio di Maradona e Bonello in casa propria. Il dettaglio premonitore? Anche Dieguito è stato buon amico dei Retegui. 

 

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