✕

Simone Pafundi, la magia da predestinato del Messi fatto in casa che ha portato l'Italia in finale

Simone Pafundi (ansa)
Domenica gli azzurri contro l'Uruguay per fare la storia. Tiene banco il 17enne talento, che ha già esordito in Nazionale maggiore e al quale da quando è bambino viene pronosticato un grande futuro
2 minuti di lettura

A quell’età o sei qualcuno o ci metti una vita a diventare uno, nessuno, centomila. Simone Pafundi quell’età ce l’ha avuta da quando ha cominciato a tirare calci a un pallone, a cinque anni, a dieci, a quindici, poi a sedici, quindi oggi, che ne ha diciassette (li ha compiuti il 14 marzo), ha segnato un gol capolavoro - una punizione con il goniometro - contro la Corea al Mondiale Under 20 e ha spinto l’Italia in finale: si gioca domenica contro l'Uruguay (diretta su Rai 2 dalle ore 23). Quando i bambini fanno gol, che meraviglia. Pafundi in campo è sempre stato quello indicato con il dito. Da quando gioca lo accompagna la responsabilità del predestinato: trattasi di un eletto baciato nei piedi dalla grazia divina, uno - come sta scritto nella Bibbia - “preparato in anticipo alla gloria”. E gloria sia, dunque.

A quell’età o sei qualcuno o ci metti una vita a diventare uno, nessuno, centomila. Simone Pafundi quell’età ce l’ha avuta da quando ha cominciato a tirare calci a un pallone, a cinque anni, a dieci, a quindici, poi a sedici, quindi oggi, che ne ha diciassette (li ha compiuti il 14 marzo), ha segnato un gol capolavoro - una punizione con il goniometro - contro la Corea al Mondiale Under 20 e ha spinto l’Italia in finale: si gioca domenica contro l'Uruguay (diretta su Rai 2 dalle ore 23). Quando i bambini fanno gol, che meraviglia. Pafundi in campo è sempre stato quello indicato con il dito. Da quando gioca lo accompagna la responsabilità del predestinato: trattasi di un eletto baciato nei piedi dalla grazia divina, uno - come sta scritto nella Bibbia - “preparato in anticipo alla gloria”. E gloria sia, dunque.



A sedici ha esordito in Serie A con l’Udinese - maggio 2022, in un Salernitana-Udinese 0-4, sostituendo nel finale Pereyra - e qualche mese dopo in Nazionale, a novembre, contro l’Albania, a Tirana, questa volta entrando in campo in luogo di Verratti. Aveva il numero 25, a dargli indicazioni prima di entrare - mancavano venticinque minuti alla fine - fu Fausto Salsano, assistente del CT Roberto Mancini. Aveva 16 anni, 8 mesi e 2 giorni. Debutto storico. Primo calciatore a esordire con l’Italia prima di compiere 17 anni nell’ultimo secolo di storia azzurra. Nella scia dei campioni, Simone. A quella stessa età Gianni Rivera aveva esordito con l’Alessandria in Serie A, Ale Del Piero faceva meraviglie nelle giovanili del Padova, Francesco Totti si alzava dalla panchina dello stadio Rigamonti di Brescia e per la prima volta metteva piede in campo in Serie A, Roberto Mancini folleggiava con il Bologna, Paolo Maldini che il talento può essere anche una questione di dna, ma poi devi arrangiarti e dimostrare agli altri che sei tu quello nello specchio, non il riflesso di tuo padre. Il talento, appunto. Nella storia di Pafundi non c’è nessun calciatore di successo, non il padre, non uno zio, non un cugino di suo cugino. Pafundi è l’inizio di una storia. La sua, quella di una nuova generazione, chissà: Baldanzi, Casadei, Desplanches, Prati. E Pafundi. Chiedere è lecito, dargli tempo è doveroso.

Lo sappiamo: talenti si nasce, campioni si diventa un po’ alla volta e perdersi nell’ingorgo di un dribbling è un attimo.  Pafundi è il riassunto di un’emigrazione, che già di per sé contempla un traguardo. Nato a Monfalcone, profondo Nord, figlio di genitori napoletani che si sono trasferiti in Friuli. In tutte le categorie in cui gioca è sempre il più giovane. Non gli pesa, diventa una consuetudine. A otto anni lo prende l’Udinese. Caratteristiche: piede mancino che ricama, movenze alla Messi, naturale attitudine al “dai e vai”. Dicono: è piccolo. Sperano: crescerà. No. Altezza di Pafundi, come da almanacco: un metro e sessantacinque. Classe pollicina. La gioventù è un dono, ma la precocità può rivelarsi piedistallo o buca. Dicono che il ragazzo sia tosto, già maturo, perfettamente consapevole di quello che può/deve fare. Sarà questione di pazienza e rimbalzi fortunati del destino. Ha giocato nove partite in Serie A, spezzoni per lo più. Undici con le nazionali, Under 16, 17, 20 e Nazionale maggiore. Siamo qui a parlare di un ragazzino che ha messo a referto una ventina di partite ufficiali. Pafundi ha tutta la vita davanti. Come i coreani ieri notte in barriera. Se solo uno di loro avesse saltato quei cinque centimetri in più non staremmo qui a parlare del capolavoro. Sarebbe triste tra qualche tempo scoprire che Aladino è rimasto incastrato nella lampada; ma questo è il tempo dei bagliori, delle stelle che illuminano il cielo all'improvviso, delle premesse/promesse: sono i giorni di Simone Pafundi.