Mancini, serve una rifondazione: i dubbi di un ct che non si diverte più
dal nostro inviato Enrico CurròENSCHEDE - L'Hotel de Charme con vista sul bosco e sulle mucche, nel mezzo della campagna olandese, viene pubblicizzato come l'ideale per il sonno tranquillo: quasi una beffa per Mancini, prigioniero qui dell'attesa nient'affatto serena dell'ultima partita della scialba stagione della Nazionale, la finalina della Nations League, domenica, contro i padroni di casa. La prigionia non è solo metaforica. Se il linguaggio del corpo non mente, certi gesti sconsolati e certe parole di autoaccusa, durante e dopo la semifinale persa con la Spagna, tradiscono il sentimento inconfessabile del ct: la rassegnazione al vivacchiare di una squadra poco ambiziosa, quanto di più lontano si possa immaginare per un allenatore brillante, sempre portato a vincere attraverso nuove frontiere della tattica e dell'estetica, sublimate dall'Europeo vinto all'attacco e col palleggio raffinato, un prototipo tattico diventato marchio prezioso e tuttavia accantonato con l…
ENSCHEDE - L'Hotel de Charme con vista sul bosco e sulle mucche, nel mezzo della campagna olandese, viene pubblicizzato come l'ideale per il sonno tranquillo: quasi una beffa per Mancini, prigioniero qui dell'attesa nient'affatto serena dell'ultima partita della scialba stagione della Nazionale, la finalina della Nations League, domenica, contro i padroni di casa. La prigionia non è solo metaforica. Se il linguaggio del corpo non mente, certi gesti sconsolati e certe parole di autoaccusa, durante e dopo la semifinale persa con la Spagna, tradiscono il sentimento inconfessabile del ct: la rassegnazione al vivacchiare di una squadra poco ambiziosa, quanto di più lontano si possa immaginare per un allenatore brillante, sempre portato a vincere attraverso nuove frontiere della tattica e dell'estetica, sublimate dall'Europeo vinto all'attacco e col palleggio raffinato, un prototipo tattico diventato marchio prezioso e tuttavia accantonato con la Spagna.
La situazione critica, dopo la partita, è stata esemplificata vicino al pullman dai gesti di stizza di due pilastri vacillanti come Jorginho (sostituito dopo un'ora discreta) e Verratti (entrato per uno spicchio insulso), nonché davanti ai media dal commento allarmato di due capisaldi come Donnarumma e Acerbi: "Abbiamo perso il gusto del divertimento". Mancini non si diverte più da tempo. Le notizie di mercato più o meno attendibili - nelle ultime settimane si erano interessati a lui Psg, City, Napoli e Juventus - non nascono mai dal nulla e la tentazione del ritorno sulla panchina di un grande club è fisiologica. Ma il ct e la Figc sono legati da un contratto fino al Mondiale 2026, oneroso (3 milioni netti l'anno) e intrecciato con quelli degli sponsor, che hanno scelto per promuoversi l'immagine elegante del ct. Il rapporto tra Mancini e Gravina si è rafforzato nel tempo: sia all'Europeo scintillante, sia dopo la mancata qualificazione per il Qatar. Da allora è stato un saliscendi.
La Figc continua a puntare su Mancini ed è pronta ad affidargli il progetto del vaso comunicante con l'Under 21, che dopo l'Europeo imminente sostituirà Nicolato (Bollini e Nunziata, tecnico dell'U20, sono in ballottaggio con Cannavaro): stesso sistema di gioco, coordinamento continuo. Solo che l'equilibrio è fragile: non c'è molto tempo per costruire una squadra competitiva per Europeo 2024 e Mondiale 2026. La Federcalcio chiede rinnovamento massiccio a partire da settembre in Macedonia del Nord nelle qualificazioni all'Europeo. Sarà l'Italia dei giovani, con Donnarumma, Barella, Acerbi, Berardi e Pellegrini chiocce, Frattesi promosso, Zaniolo e Chiesa sotto esame, Bastoni, Tonali, Scalvini, Raspadori, Frattesi, Miretti, Udogie, Casadei e Fagioli sul palcoscenico. Ultratrentenni e trentenni sono ormai sull'uscio: Jorginho, Verratti, Immobile, forse Spinazzola. Bonucci potrebbe entrare nello staff, se anticipasse i tempi dell'addio al calcio oppre anche nel 2025, se continuerà a giocare per un anno: per ora ha chiesto l'iscrizione al corso allenatori. Di sicuro non mancano i precedenti di ex campioni che hanno iniziato la loro carriera da allenatori entrando nello staff di un ct: valgano per tutti Ancelotti con Sacchi e De Rossi con lo stesso Mancini.
Quanto alla tattica, è esplicita l'autocritica di Mancini sul 3-5-2 subito scivolato nella topica di Bonucci. "Ho sbagliato io: quando ho tolto Bonucci, dovevo mettere un attaccante in più". L'identikit porta all'oriundo Retegui, fortemente voluto dal ct stesso a marzo e subito autore di 2 gol, eppure lasciato stavolta in panchina. Domenica con l'Olanda giocherà. E a settembre potrebbe non essere solo. Più di un indizio porta a un altro argentino col doppio passaporto: Marco Pellegrino, ventenne difensore del Platense, adocchiato anche per l'Under 21.
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