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Italia, il ritorno dei campioncini: “Ma ora le prime squadre non devono tagliarli fuori”

Applausi per l’Under 19, fresca di titolo europeo. Maurizio Viscidi, coordinatore delle giovanili azzurre, spera che la vittoria non resti nel deserto
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ROMA – Promossi a pieni voti. Nove dei venti Azzurrini dell’Under 19 sono saliti sul tetto d’Europa mentre studiavano per diplomarsi. E la vittoria dell’Italia sul Portogallo è stata molto simile al superamento dell’esame di maturità. Due anni fa per le strade di Roma sfilavano i compagni più grandi, con il trofeo vinto a Wembley sugli inglesi. Ieri, dal pullman con la scritta “campioni d’Europa” sono sbarcati davanti alla sede della Federcalcio gli azzurrini. La fila indiana è aperta dal “professor” Bollini, il ct, che fa l’appello davanti a Gravina e Malagò. Il capitano Giacomo Faticanti ha il trofeo dell’Europeo in braccio.

Vent’anni fa, nel primo trionfo, c’erano Chiellini, Aquilani e Pazzini. Ora i protagonisti sono i cugini Dellavalle (Lorenzo alla Juve, Alessandro al Toro), Hasa (nato in Italia da genitori albanesi, anche lui della Juve) e Samuele Vignato, brasiliano da parte di madre e già con 5 presenze in A nel Monza (suo fratello gioca nel Bologna). Senza dimenticare Kayode…

ROMA – Promossi a pieni voti. Nove dei venti Azzurrini dell’Under 19 sono saliti sul tetto d’Europa mentre studiavano per diplomarsi. E la vittoria dell’Italia sul Portogallo è stata molto simile al superamento dell’esame di maturità. Due anni fa per le strade di Roma sfilavano i compagni più grandi, con il trofeo vinto a Wembley sugli inglesi. Ieri, dal pullman con la scritta “campioni d’Europa” sono sbarcati davanti alla sede della Federcalcio gli azzurrini. La fila indiana è aperta dal “professor” Bollini, il ct, che fa l’appello davanti a Gravina e Malagò. Il capitano Giacomo Faticanti ha il trofeo dell’Europeo in braccio.

Vent’anni fa, nel primo trionfo, c’erano Chiellini, Aquilani e Pazzini. Ora i protagonisti sono i cugini Dellavalle (Lorenzo alla Juve, Alessandro al Toro), Hasa (nato in Italia da genitori albanesi, anche lui della Juve) e Samuele Vignato, brasiliano da parte di madre e già con 5 presenze in A nel Monza (suo fratello gioca nel Bologna). Senza dimenticare Kayode, l’uomo che ha deciso la finale: scartato dalla Juve, ripartito dalla Serie D, ora è alla Fiorentina e Italiano l’ha portato in panchina. O l’interista Francesco Pio Esposito, il più piccolo di tre fratelli, già visto al Mondiale U20.

La metafora scolastica non è casuale. «Questi ragazzi hanno dimostrato di meritare la prima squadra. Lasciarli da parte sarebbe come avere degli studenti modello ma non farli entrare nel mondo del lavoro». Parola di Maurizio Viscidi, coordinatore delle giovanili azzurre. L’avversione al cambiamento e allo svecchiamento delle rose della massima serie rischia di far sfumare l’ennesimo sogno azzurro, che rimarrebbe tale solo nei proclami che accompagnano i successi, proprio come accaduto dopo la vittoria agli Europei della Nazionale, assente agli ultimi due Mondiali. Che i giovani in Italia non trovino spazio lo dimostrano i numeri: la Serie A è al penultimo posto tra i top 5 campionati europei per impiego di Under 21.

Nessuno dei ragazzi dell’U19 ha mai corso con continuità sui campi dei professionisti. Giocano tutti in Primavera. In Premier League Phil Foden veste la maglia del Manchester City da quando aveva 17 anni, titolare a 19. Col Barcellona il diciottenne Gavi ha già 70 presenze in Liga. «Se Mourinho mi chiama, rinuncio alle vacanze», scherza il romanista Faticanti, che di riposare ha bisogno davvero, viste le energie spese anche ai Mondiali Under 20, il mese scorso in Argentina, dove i ragazzi di Nunziata sono stati fermati sul più bello dall’Uruguay. La nuova regina d’Europa non deve sprecare questo tesoro. La fuga di cervelli è già in atto: Cher Ndour, mezzala che ricorda Pogba, è finito al Psg senza aver mai giocato tra i pro in Italia.

Mentre De Laurentiis, presidente del Napoli campione d’Italia, invoca a gran voce più slot per gli extracomunitari nelle squadre di A, Viscidi ribatte: «L’erba del vicino non è sempre più verde. I talenti migliori ce li abbiamo in casa». La voglia di cambiare non manca certo al ct Bollini, tra i papabili alla panchina dell’Under 21: «Dobbiamo essere pronti ad accogliere la modernità». Non può che essere dello stesso avviso il numero uno della Figc, Gravina: «Risultato straordinario, ma è incredibile che il 90 per cento di questa squadra provenga solo dalla Primavera». Con la speranza che non si tratti dell’ennesima predica nel deserto.

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