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Mancini ct dell’Arabia Saudita: il segreto di Pulcinella custodito due settimane

Il commento dopo l’ufficialità dell’arrivo a Riad dell’ex ct della Nazionale italiana
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Tutti sapevano tutto, però è triste lo stesso. Era evidente da subito che Roberto Mancini lasciasse l’Italia per allenare l’Arabia Saudita: si potevano evitare le pantomime, bastava dire la verità. Il segreto di Pulcinella è durato lo spazio di due settimane d’agosto, un ombrellone, due lettini e uno spritz. Alla fine, una fine che era già tutta contenuta nel suo inizio, ecco a voi la peggiore uscita di scena di tutti i tempi. È chiaro che la magia di Wembley si fosse esaurita col tempo: il Mondiale mancato, il secondo, è stato la lapide su una bella storia. Mancini era scarico, stanco, forse demotivato e lo aveva lasciato intendere già a marzo. Umanamente comprensibile, ma senza l’offerta araba, irrinunciabile dal punto di vista economico, magari sarebbe ancora lì al suo posto.

Tempi, modi e movimenti narrano una trama di un’evidenza assoluta, che tuttavia è stata circondata dall’ombra. Perché non raccontarla giusta subito? Se il Mancio avesse ammesso di non avere più quel fuoco…

Tutti sapevano tutto, però è triste lo stesso. Era evidente da subito che Roberto Mancini lasciasse l’Italia per allenare l’Arabia Saudita: si potevano evitare le pantomime, bastava dire la verità. Il segreto di Pulcinella è durato lo spazio di due settimane d’agosto, un ombrellone, due lettini e uno spritz. Alla fine, una fine che era già tutta contenuta nel suo inizio, ecco a voi la peggiore uscita di scena di tutti i tempi. È chiaro che la magia di Wembley si fosse esaurita col tempo: il Mondiale mancato, il secondo, è stato la lapide su una bella storia. Mancini era scarico, stanco, forse demotivato e lo aveva lasciato intendere già a marzo. Umanamente comprensibile, ma senza l’offerta araba, irrinunciabile dal punto di vista economico, magari sarebbe ancora lì al suo posto.

Tempi, modi e movimenti narrano una trama di un’evidenza assoluta, che tuttavia è stata circondata dall’ombra. Perché non raccontarla giusta subito? Se il Mancio avesse ammesso di non avere più quel fuoco dentro, e di essere tentato dalla nuova frontiera mediorientale, ci saremmo rimasti male, però forse un po’ avremmo capito. Così, invece, sembra un film di Woody Allen ma senza risate: prendi i soldi e scappa.

Giusto che l’emotività e lo sdegno, sempre così facile con i denari degli altri, non cancellino i molti meriti di Mancini in Nazionale, il segno del suo gioco visto all’Europeo. Giusto anche sottolineare come sia mancata la sincerità, e il cittì tra l’altro è figura istituzionale: mollare l’Italia non è come rompere con un club. Questo addio doveva arrivare dopo la sconfitta contro la Macedonia, e senza offerte principesche, oppure a giugno dopo la Nations League. Ci sono passati cittì memorabili come Valcareggi, Bearzot e Lippi, le grandi avventure finiscono, e nessuno pretendeva che Mancini sposasse per sempre l’azzurro (pure se c’era un contratto firmato fino al 2026).

Dentro di lui sono certamente trascorse nuvole nerissime, la delusione sportiva per la sconfitta di Palermo, la perdita di un fratello come Vialli. E allora era necessaria un po’ di sincerità, invece di andare a scoprire il nuovo rinascimento arabo come un ex premier qualsiasi. Un tecnico di portata internazionale come Mancini, che ha conosciuto club di primissimo livello, è mancato anche sul piano della comunicazione. Parole e immagini viaggiano alla velocità della luce e bisogna trovare quelle giuste, e vere.

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