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Lucchesi: “Spalletti geniale, con lui la Nazionale è nelle mani giuste”

Luciano Spalletti

 (ansa)
Il dirigente lanciò il nuovo ct azzurro a Empoli: “Nonostante il curriculum parli per lui, è alla ricerca di una crescita continua, non si accontenta mai. Sono certo che il binomio funzionerà alla grande”
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FIRENZE – "Luciano Spalletti è un uomo geniale. Per la Nazionale è l'uomo giusto al momento giusto. Nonostante il suo curriculum parli per lui, è alla ricerca di una crescita continua, non si accontenta mai. Sono certo che il binomio funzionerà alla grande". Fabrizio Lucchesi è stato il direttore generale della Roma dello scudetto 2001, ma la sua carriera da dirigente sportivo cominciò all'Empoli nel segno del doppio balzo dalla serie C1 alla serie A, col lancio in panchina di un aspirante tecnico che iniziò da quel 1995 la lunga ascesa fino al ruolo di ct della Nazionale: Luciano Spalletti, appunto.

Lucchesi, com'era il neo commissario tecnico al tempo di quei primi campionati vincenti?
"A 35 anni era già pronto per allenare. Eravamo tre trentenni più o…

FIRENZE – "Luciano Spalletti è un uomo geniale. Per la Nazionale è l'uomo giusto al momento giusto. Nonostante il suo curriculum parli per lui, è alla ricerca di una crescita continua, non si accontenta mai. Sono certo che il binomio funzionerà alla grande". Fabrizio Lucchesi è stato il direttore generale della Roma dello scudetto 2001, ma la sua carriera da dirigente sportivo cominciò all'Empoli nel segno del doppio balzo dalla serie C1 alla serie A, col lancio in panchina di un aspirante tecnico che iniziò da quel 1995 la lunga ascesa fino al ruolo di ct della Nazionale: Luciano Spalletti, appunto.

Lucchesi, com'era il neo commissario tecnico al tempo di quei primi campionati vincenti?
"A 35 anni era già pronto per allenare. Eravamo tre trentenni più o meno coetanei - lui, il presidente Fabrizio Corsi e io - e si creò una sintonia naturale. Delegare la parte tecnica a Luciano non fu una scommessa, ma una decisione ponderata. Aveva tutto per gestire una squadra, a cominciare dalla passione smisurata per il calcio. Era stato un buon calciatore, però non di serie A. Credo che questo gli abbia lasciato dentro una dote impagabile: la continua voglia di migliorare".

Luciano Spalletti durante un allenamento

 (fotogramma)

Ora ha raggiunto il massimo, lo scudetto col Napoli.
"Sì, ma questo non cambia il suo approccio al lavoro. Mi sono emozionato molto, sentendolo parlare a Coverciano per la sua prima volta da ct, proprio perché ho rivisto subito il Luciano di quasi trent'anni fa a Empoli. Certi suoi tratti caratteriali immutati sono una garanzia".

Quali?
"È intelligente, sensibile, sveglio, scaltro, preparato, dedito al lavoro 24 ore su 24. E soprattutto è velocissimo nell'imparare. Se si accorge che qualcuno o qualcosa può farlo migliorare, assimila immediatamente. Con una particolarità unica: elabora tutto e vi aggiunge il suo tocco di genio".

In che cosa consiste?
"Nella capacità di inventare, di scovare un particolare nuovo nel gioco, un dettaglio inedito, di sorprendere l'avversario".

Tipo Totti falso nove alla Roma?
"Anche, ma non solo. Gli esempi sono tanti. Tutto nasce dallo studio accuratissimo, dalla competenza. Ricordo una sera a Empoli. Eravamo a tavola lui, Corsi, io e Renzo Ulivieri, che oggi è il presidente dell'associazione allenatori. A un certo punto iniziano a discutere della postura del corpo di un difensore nella partita della domenica prima e vanno avanti fino alle 2 di notte, noi non ne potevamo più. Luciano è così, vuole approfondire tutto. E direi che ha ragione, a giudicare dai risultati".

Fabrizio Lucchesi

 

Qualche difetto lo avrà.
"La sensibilità in eccesso, forse, che può farlo diventare suscettibile. Ma sensibilità vuole dire anche umanità e generosità. Non c'è una persona con cui Luciano ha lavorato, soprattutto nei ruoli meno appariscenti di un club, che non gli possa riconoscere queste due doti".

Spalletti ha chiesto ai giocatori senso di appartenenza e ai club collaborazione: sarà un ct intransigente?
"Direi che sarà un ct esigente perché lo è innanzitutto con se stesso. Pretende il rispetto delle regole e guai a chi sgarra. Andrà supportato il più possibile da tutto il calcio italiano. La Figc lo farà di sicuro, con Gravina si conoscono da una vita, da quando il presidente era al Castel di Sangro. Ne varrà la pena. Luciano ama la Nazionale. E la Nazionale è nelle mani giuste".
 

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