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Video, lezioni e cene con i corsisti: Coverciano è già casa Spalletti

Luciano Spalletti

 (reuters)
Da 30 anni il tecnico vive il centro federale. Fu allievo da 110 e lode, poi docente e infine ct. E abita a soli 40 minuti
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FIRENZE – La porta del laboratorio di Spalletti si riaprirà soltanto oggi, alla partenza della Nazionale per Skopje. Dove il nuovo ct è attesissimo domani sera al debutto contro la Macedonia del nord, dopo una preparazione della partita totalizzante. Ma se per un’intera settimana lui ha vissuto dentro il centro tecnico di Coverciano senza pensare praticamente ad altro, nella clausura a base di video e allenamenti con la squadra e con lo staff, è anche perché si sente in tutto e per tutto a casa. E Coverciano – nato nel novembre 1958, 4 mesi prima di Spalletti – ovviamente ringrazia: migliore testimonial non avrebbe potuto trovare, nella sua battaglia con le rivali francese (Clairefontaine) e tedesca (Francoforte) per il titolo di massima università del pallone.

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FIRENZE – La porta del laboratorio di Spalletti si riaprirà soltanto oggi, alla partenza della Nazionale per Skopje. Dove il nuovo ct è attesissimo domani sera al debutto contro la Macedonia del nord, dopo una preparazione della partita totalizzante. Ma se per un’intera settimana lui ha vissuto dentro il centro tecnico di Coverciano senza pensare praticamente ad altro, nella clausura a base di video e allenamenti con la squadra e con lo staff, è anche perché si sente in tutto e per tutto a casa. E Coverciano – nato nel novembre 1958, 4 mesi prima di Spalletti – ovviamente ringrazia: migliore testimonial non avrebbe potuto trovare, nella sua battaglia con le rivali francese (Clairefontaine) e tedesca (Francoforte) per il titolo di massima università del pallone.

Dalla tenuta di Montaione a Coverciano

Il neo ct è infatti da una trentina d’anni un frequentatore assiduo delle palazzine e dei campi che occhieggiano sotto la collina di Settignano e la strada che porta a Fiesole. Lo ha certo aiutato nel diventare affezionato visitatore la distanza: una quarantina di minuti di auto dalla sua tenuta di Montaione. Tuttavia l’affetto di Spalletti nasce dalle radici identitarie: della scuola covercianese, la più antica d’Europa, lui è tra i più riusciti prodotti, perfetto rappresentante di una categoria apprezzata all’estero per le competenze tattiche. È noto che l’allenatore italiano tipo viene etichettato come un maestro del genere, malgrado la generale riluttanza a emigrare. Ostacolo quasi superato dati i freschi esempi di De Zerbi, Gattuso, Pirlo, Montella e Farioli.

Le lezioni fiorentine

Alla lista dei vincenti, cui sono iscritti con Ancelotti, Capello, Trapattoni, Conte e Ranieri, ma pure Zenga e Dossena nonché il reprobo azzurro Mancini, appartiene Spalletti stesso. A San Pietroburgo con lo Zenit non passò come una meteora e risale proprio al periodo russo, dal 2009 al 2014, il maggior numero di lezioni fiorentine, quando tornava in Italia e volentieri accettava le visite didattiche al centro tecnico. È invece storia della fase napoletana una tra le lezioni più recenti, durante la sosta natalizia del 2021: un intervento a base di clip, per raccontare onestamente che anche la fortuna aveva contribuito a una vittoria sul Milan. È successo non di rado che Spalletti si sia informato sui frequentatori del corso Master e li abbia invitati a Montaione: memorabile una cena a base anche di tattica con Del Piero, Vieri e Pizarro.

Spalletti durante la lezione a Coverciano nel novembre del 2022

 

Piani, Ferretti e Ulivieri

D’altronde la scuola di Coverciano, che esiste dai primi anni Settanta ma frullava già a fine anni Trenta nella testa del ct due volte campione del mondo Vittorio Pozzo (l’archivio storico di Torino ne ha catalogato la “corrispondenza relativa all’istituzione e gestione della Scuola per Allenatori”), è per gli addetti ai lavori un rifugio naturale: ha i volti di Paolo Piani, direttore dal 2005, di Ferretto Ferretti, docente specializzato, e di Renzo Ulivieri, presidente dell’Aiac.

Spalletti al museo del calcio di Coverciano, con lui Matteo Marani presidente della Fondazione

 

La tesi di Spalletti

Tra gli ultimi diplomati di questa settimana c’è anche De Rossi, antico allievo di Spalletti. Nella sua tesi “Lo spirito libero, la riscoperta di un ruolo”, racconta appunto il vecchio ruolo del libero, partendo dalle partite che vedeva giocare da bambino a suo papà Alberto per approdare alla propria identità di spirito indipendente. Spalletti, quando si laureò nel 1999 con 110 e lode, scelse un argomento più tattico: "Il sistema di gioco 3-5-2”. I capitoli erano 5. “Lo Staff. I giocatori. Elementi di gioco. Linguaggio e terminologia da campo. Le esercitazioni difensive e offensive”. Nel frattempo il sistema è cambiato, ma l’approccio al lavoro è rimasto identico. Ma al di là di ogni alchimia, nell’aula magna di Coverciano, dalla cattedra sotto le gigantografie dei 5 ct vincenti della storia azzurra (Pozzo, Valcareggi, Bearzot, Lippi e Mancini), il nuovo commissario tecnico ha spiegato agli azzurri soprattutto una cosa: il valore della fatica, dentro il suo laboratorio fiorentino.

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