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Millenovecentosettanta e dintorni, Messico e nuvole oltre il calcio

Millenovecentosettanta e dintorni, Messico e nuvole oltre il calcio
In ‘1970 -romanzo di un anno irripetibile’, Adolfo Fantaccini ripercorre un periodo si svolta che cambierà per sempre la società
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Al centro del mondo senza rendersene conto. Perché se è vero che c’è la Coppa Rimet, quel mondo è pieno di ragazzi dai capelli irsuti che si confrontano su tutto, spontanei e mai banali. Perché anche la Sicilia ha una sua Woodstock: si chiama Palermo Pop Festival e un certo Joe Napoli, un siciliano che in America si è dato da fare, ci sta per portare Duke Ellington e Aretha Franklin. Perché di lì a poco all’Isola di Wight Jimi Hendrix si esibirà in pubblico per l’ultima volta. Aldo Garbato pensa soprattutto a quello quando arriva in Messico da inviato per raccontare quella che diventerà l’edizione più iconica del mondiale di calcio. Sulla base dei suoi racconti, Adolfo Fantaccini ha scritto ‘1970 -romanzo di un anno irripetibile’.

C’è il calcio, c’è Italia-Germania 4-3, il ritornello Rivera sì-Rivera no che tiene sul chi vive i giornalisti e occupa gran parte dello spazio dei giornali sportivi e non. Ma ci sono i colori del Messico, le sue lunghissime ombre, le sue insidie, la famigerata maledizione di Montezuma. Ombre, lunghe come le giornate passate a casa, ai tempi più tosti del Covid. La Rai, in assenza di calcio ‘fresco’, ripropone le gare leggendarie dei messicani, e allora gli innumerevoli flash della memoria trovano quasi automaticamente un ordine.

“Aldo ma le stai a vedé le partite del Messico. Correvamo e lottavamo tanto. Altro che gioco lento”. Una telefonata di Picchio De Sisti, uno che iniettava in quella squadra tanto fosforo, è la chiave che fa aprire definitivamente al giornalista il cassetto dei ricordi. E ci si rende conto che in quell’estate del 1970 quel centro del mondo era proprio lì, all’Azteca, ma anche alla Bombonera di Toluca: sembra lo stadio del subbuteo, l’Italia vi inizia un percorso insperato. Vero, la squadra è campione d’Europa, ma non passa un turno ai mondiali dal 1938. Una cavalcata, dalla ciabattata di Domenghini alla Svezia allo 0-0 senza mezza azione con l’Uruguay, all’altro 0-0 con Israele che costa il posto a Niccolò Carosio per una frase – in realtà mai detta – a un guardalinee etiope. Poi il volo con il Messico e la Germania.

Il libro ripercorre volti e personalità dei protagonisti, dal guascone Albertosi all’imbronciato Zoff (che era stato titolare a Euro68 e si aspettava di giocare) al bellissimo Lido Vieri, il terzo portiere, delegato a rappresentare la squadra con le fans. E tutti partecipano al rito. La gente infatti per la prima volta vede in diretta tv un mondiale che si gioca dall’altra parte dell’oceano e si riversa in piazza nel cuore della notte a fare festa, sveglia come l’anno prima quando l’uomo era arrivato sulla luna. Millenovecentosettanta, l’anno della grande illusione: sembra aprire un epoca di ineguagliabile fermento, invece lascia spazio a una fase cupa e sanguinosa. E poi c’è , Pelé non sbaglia l’ultima vera recita con il Brasile. La fine di tutto.

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