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In cosa l’Italia somiglia al Napoli di Spalletti (e in cosa no)

In cosa l’Italia somiglia al Napoli di Spalletti (e in cosa no)
(reuters)

Di Lorenzo ha avvertito: “Il paragone non ha senso”. Ma qualche punto di contatto c’è

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ROMA — Che la nuova Italia di Luciano Spalletti aspiri a muoversi nel solco del suo capolavoro, lo scudetto con il Napoli, si è capito dal calcio d’inizio con la Macedonia del Nord: due a battere, altri cinque sulla linea di centrocampo pronti a scattare in avanti. Non l’avrà inventato lui, ma ci ricordiamo tutti di averlo già visto fare agli azzurri, in quel caso campani, lo scorso anno. Ispirazione e manifesto ideologico: siamo qui per aggredire la partita, dal primo istante.

L’Italia e il Napoli si somigliano?

Per analizzare se Spalletti stia facendo dell’Italia un Napoli-bis è molto presto. E i dati a disposizione sono traballanti. I quattro giorni di allenamento prima dell’esordio di certo non aiutano. Fra l’altro, ci sono pochi dubbi che con la Macedonia del Nord si potesse fare di più, ma quanto a fondo si può valutare una squadra che vuole dominare il pallone se si trova a giocarlo nel malandato campo di Skopje? Tuttavia, nei rimbalzi falsati dell’esordio, si è già avvertito un piglio più verticale rispetto al passato. Servirà ripassare i movimenti perché i palloni arrivino più spesso a destinazione.

I terzini

Aggiungiamoci pure che lo stesso Giovanni Di Lorenzo, capitano del terzo Scudetto, ha detto che i paragoni con il Napoli “non hanno senso”. “Il tempo qui è poco e non è che per forza dobbiamo imitare il Napoli dell'anno scorso, ci sono altri giocatori”, ha detto in conferenza. Eppure è stato lui, da subito, uno dei richiami più forti alla precedente esperienza del neo ct. Il suo riempire gli spazi intermedi (cioè quelli fra la fascia centrale e quella laterale del campo) in fase di possesso era marchio di fabbrica del Napoli e si è subito ritrovato in Nazionale. Per lui è naturale, il suo collega a sinistra Federico Dimarco dovrà assimilare i nuovi compiti quanto prima.

La riconquista

Un’altra ossessione napoletana che Spalletti ha già impiantato nella sua prima Nazionale è quella per la riconquista immediata dopo aver perso il pallone. Che a Skopje ha funzionato così e così, specialmente nel secondo tempo. Ma il neo ct ci tiene ad aggiustarla subito, tant’è vero che è stato il suo primo pensiero quando si è presentato all’intervista post-partita dell’esordio: “La sofferenza è stata sul piano delle ribattute, delle seconde palle, dove non siamo stati pronti a creare gioco di squadra in fase difensiva”. Automatismi che non possono saltare fuori da un momento all’altro. Pazienza e fiducia.

Gli uomini

Poi ci sono gli uomini. Fra infortuni e necessità di freschezza, Giacomo Raspadori potrebbe avere una maglia da titolare con l’Ucraina. Con il Napoli è stato jolly offensivo, a sgomitare per trovare spazio in mezzo ai grandi: Spalletti potrebbe sfruttare il momento per puntare verso di lui la bacchetta magica che a Napoli ha trasformato giocatori discreti in eroi popolari. Se lo potrà permettere perché l’ex Sassuolo avrà una concorrenza più morbida. Lo diceva Di Lorenzo: siamo diversi. Purtroppo, verrebbe da aggiungere. L’Italia non ha il muro Kim, né una mezzala di fantasia come Zielinski, la magia di Kvaratskhelia o una sicurezza davanti come Osimhen. Bryan Cristante e Manuel Locatelli — dopo i vari Lobotka, Pizarro, Brozovic — per ora possono solo sperare di essere i prossimi registi rinati grazie all’allenatore di Certaldo.

(agf)

Simili ma diversi

La Nazionale è questo: si fa con quello che c’è. E forse non è neanche un male, visto chi è arrivato per sostituire Mancini. Lo diceva De Laurentiis, suo vecchio presidente: “Gli allenatori si dividono fra chi vuole fare mercato e chi allena, Spalletti è uno che allena”. Sarà per questo che le sue squadre sono state tutte un po’ diverse. Mentre continuerà a rubare dal suo capolavoro, allora, aspettiamoci di essere sorpresi ancora. Non ci sarà un altro Napoli di Spalletti, anche perché è irripetibile, ma sicuramente ci sarà un’Italia di Spalletti. Si somiglieranno, ma chissà che i nuovi azzurri non diventino ancor più divertenti. 

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