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Spalletti ha trovato il centrocampo

Luciano Spalletti

 (afp)
Il commento alla vittoria dell’Italia sull’Ucraina
2 minuti di lettura

Davide Frattesi gioca come se fosse in sella a una moto, e gli altri viaggiassero in bicicletta. È tutta l’Italia a essere cresciuta — più veloce, più attiva, più intensa — rispetto ai languori di Skopje, ma l’elettricità dell’incursore interista garantisce un’energia che fa tutta la differenza del mondo. La seconda Nazionale di Luciano Spalletti trova così il centrocampo, perché accanto a una simile dinamo Barella può permettersi di ragionare e Locatelli cambia gioco che è un piacere vederlo. Il buon assortimento dei tre favorisce ed è favorito dalla partecipazione al gioco degli attaccanti. Zaniolo e Zaccagni entrano in campo dalla fascia appena è possibile, mossa che libera gli spazi alla percussione dei terzini, e Raspadori compensa con un continuo e proficuo lavoro di sponda le gravi imprecisioni al tiro. La difesa ha pasticciato una volta, forse perché l’abitudine a giocare a tre in campionato è fuorviante, ma Scalvini e Bastoni sono l’evidente futuro già calato nel presente.

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Davide Frattesi gioca come se fosse in sella a una moto, e gli altri viaggiassero in bicicletta. È tutta l’Italia a essere cresciuta — più veloce, più attiva, più intensa — rispetto ai languori di Skopje, ma l’elettricità dell’incursore interista garantisce un’energia che fa tutta la differenza del mondo. La seconda Nazionale di Luciano Spalletti trova così il centrocampo, perché accanto a una simile dinamo Barella può permettersi di ragionare e Locatelli cambia gioco che è un piacere vederlo. Il buon assortimento dei tre favorisce ed è favorito dalla partecipazione al gioco degli attaccanti. Zaniolo e Zaccagni entrano in campo dalla fascia appena è possibile, mossa che libera gli spazi alla percussione dei terzini, e Raspadori compensa con un continuo e proficuo lavoro di sponda le gravi imprecisioni al tiro. La difesa ha pasticciato una volta, forse perché l’abitudine a giocare a tre in campionato è fuorviante, ma Scalvini e Bastoni sono l’evidente futuro già calato nel presente.

È il sogno di una notte di fine estate? Diciamo che l’Italia ha vinto lo spareggio che potrebbe esorcizzare tutti gli altri — per il secondo posto dovrebbe bastare un pareggio nella gara in campo neutro con gli ucraini, ultima del girone — e che l’ha fatto migliorando in modo netto e ammirevole entrambe le metà della mela. Il primo tempo di Skopje era stato decente ma conteneva il peccato tutt’altro che originale in azzurro dell’incapacità di fare gol; questo di San Siro invece, oltre a un’eleganza e un’energia di gioco superiore di due livelli, custodisce la doppietta di Frattesi.

In Macedonia nel secondo tempo l’Italia era sparita, e dopo il pareggio di Bardhi non aveva costruito mezza opportunità; di pasta ben diversa la ripresa di stasera, con il controllo del gioco mantenuto anche durante il tentativo di riscossa ucraino, e il terzo gol avvicinato molto più di quanto i rivali abbiano fatto col secondo.

A queste prime due partite del nuovo ct si chiedevano essenzialmente sei punti, perché era in corso un’emergenza che andava tamponata. Ne sono arrivati quattro: non ci mettono al sicuro, ma ci tengono oltre la linea di galleggiamento. Nella seconda gara, però, si è visto anche il gioco di pressione alta e fraseggio “made in Spalletti”, in anticipo rispetto alle previsioni e questo è un merito: la prestazione, a lungo dinamica per non dire ardente, ha fatto giustizia anche di luoghi comuni come la “tradizionale” difficoltà azzurra a settembre che aveva un senso quando giocavano otto italiani per club. Oggi le squadre sono multinazionali: se nell’Olanda guida Dumfries, nella Francia segna Thuram e nell’Austria Arnautovic fa doppietta, non si capisce perché gli italiani dell’Inter (è solo un esempio, vale per tutti i club) debbano andare piano. Frattesi ieri era assai poco settembrino.

Chiusura per San Siro, che a tratti ha fischiato Donnarumma ma durante gli inni ha omaggiato gli ucraini con un applauso scrosciante. In un mondo in cui ogni giorno emergono nuovi mostri, adesso sembra scontato. Adesso. Ma di scontato non c’è più nulla, e quindi grazie.

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