MILANO — Le prime due settimane di Spalletti ct, presentato lo scorso 2 settembre a Coverciano e subito in panchina per due fondamentali partite di qualificazione a Euro 2024 (pari in chiaroscuro in Macedonia del Nord, vittoria convincente a San Siro con l’Ucraina), si chiudono con un bilancio soddisfacente e soprattutto con una sensazione confortante: il nuovo commissario tecnico ha già in pugno la Nazionale. Lo si è potuto evincere sul campo dal copione tattico, fondato sul pressing avanzato e sulle imbucate continue e interpretato con lucidità dalla squadra, e fuori dal campo dall’immediata assimilazione delle regole del gruppo. Regola numero uno: sentirsi forti, ma sapere che la strada della risalita è ancora lunga (Frattesi: “Capiremo il nostro valore quando giocheremo contro le migliori”, Locatelli: “A parole è tutto facile, bisogna fare parlare il campo”). Regola numero due: non rispondere alle provocazioni, come i fischi a Donnarumma e il caos dei social (Zaniolo a Radiorai: “Se a Roma fischiassero me, sarà una scelta loro: io con l’Italia gioco per meritare questa maglia e per portare rispetto al mio paese”).
La regola numero tre è quella che Spalletti ha dato a se stesso: sfruttare il lungo intervallo da qui alle partite di ottobre con Malta e Inghilterra per consolidare l’organizzazione interna. È imminente la riunione operativa con lo staff e con l’avallo della Figc: “Definiremo le linee guida”. Che saranno innanzitutto queste: convocazioni ristrette rispetto all’era Mancini (23-24 giocatori, con 7-8 tenuti in preallarme in caso di defezioni, per non creare disillusioni a chi andrebbe in tribuna), nessun coordinamento sulle Under 21 e 20 come era stato invece deciso per il predecessore (il rapporto col responsabile del settore giovanile Viscidi sarà strettissimo) e visite frequenti ai club, per un confronto diretto con allenatori e giocatori: “Andrò a conoscere meglio questi ragazzi nelle loro sedi”.
La prima conoscenza, intanto, ha portato a un sensibile ringiovanimento del gruppo. Tra la partita di Skopje e quella di Milano nella formazione titolare la media d’età è scesa da 27.09 a 24.63 anni: l’hanno abbassata gli ingressi di Scalvini (19), Frattesi (24 tra 8 giorni), Locatelli (25), Raspadori (23) e Zaniolo (24) al posto di Mancini (27), Cristante (28), Immobile (33) e Politano (30), mentre l’uscita di Tonali (23) per infortunio non ha modificato nulla. Nel secondo tempo a San Siro, oltre a Biraghi (31) e Cristante, sono entrati Gnonto (19), Retegui (24) e Orsolini (26): “Se i giovani sono bravi, giocano”, ha chiosato il ct. Il gruppo, dunque, sembra proprio questo. A ottobre vi potranno rientrare Chiesa, Berardi e Pellegrini, stavolta assenti per infortunio: i primi due sono davanti a Zaniolo e Zaccagni nella gerarchia degli esterni, il terzo si inserisce a buon diritto nella rosa dei centrocampisti (allo studio Ricci per avere un’alternativa in regia), nella quale è stato promosso a pieni voti, con Barella, l’incursore goleador Frattesi, mentre in difesa il pollice in su se l’è guadagnato Scalvini. In porta Donnarumma resta il titolare, ma Spalletti ha nuovamente puntualizzato che dovrà essere impermeabile ai condizionamenti esterni. La vera corsa è la solita, per la maglia di centravanti. Raspadori riparte in vantaggio, Immobile scivola un po’ malgrado il gol di Skopje. Insieme all’altruista Retegui, che ha sfruttato la ventina di minuti in campo per confermarsi utile e incline all’assist, sa di dovere fronteggiare la concorrenza di Scamacca, Kean e Pellegri.