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Bonaventura: “Non mi aspettavo la convocazione di Spalletti. L’Europeo? Perché no”

Bonaventura in allenamento a Coverciano con Darmian

 (fotogramma)
A 34 anni ritrova la maglia azzurra, protagonista del grande inizio di stagione della Fiorentina: “Mi alleno, vado a letto presto, mangio bene. Il calcio è la mia grande passione. Ci tengo a fare le cose seriamente. Se uno fa così, poi arriva il premio. La dedica per questo ritorno la faccio a mio padre Gianfranco che non c’è più”
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FIRENZE - I 52.600 biglietti già venduti a Bari per Italia-Malta di sabato confermano l’attesa per la Nazionale, che è anche quella di Giacomo Bonaventura. A 34 anni, dopo essere passato attraverso le convocazioni di tutti e sei gli ultimi ct (Prandelli, Conte, Ventura, Di Biagio, Mancini e adesso Spalletti), il centrocampista della Fiorentina, settimo per numero di partite in A (357) tra i calciatori in attività, si ritrova con sole 15 presenze in Nazionale, ma col desiderio intatto di vestire sul campo la maglia azzurra e con la prospettiva del prossimo Europeo come obiettivo dichiarato, in un campionato in cui i club puntano sempre più sugli stranieri: “Lo fanno anche per ragioni fiscali. Io non mi sono mai chiesto perché i commissari tecnici siano cambiati e io non abbia giocato tantissimo in Nazionale. Ci sono stati anche cicli diversi, tanti cambi di giocatori. C’erano quelli più esperti, prima. Poi si è un po’ ringiovanita la rosa e sono entrati tanti giovani di talento. Io son…

FIRENZE - I 52.600 biglietti già venduti a Bari per Italia-Malta di sabato confermano l’attesa per la Nazionale, che è anche quella di Giacomo Bonaventura. A 34 anni, dopo essere passato attraverso le convocazioni di tutti e sei gli ultimi ct (Prandelli, Conte, Ventura, Di Biagio, Mancini e adesso Spalletti), il centrocampista della Fiorentina, settimo per numero di partite in A (357) tra i calciatori in attività, si ritrova con sole 15 presenze in Nazionale, ma col desiderio intatto di vestire sul campo la maglia azzurra e con la prospettiva del prossimo Europeo come obiettivo dichiarato, in un campionato in cui i club puntano sempre più sugli stranieri: “Lo fanno anche per ragioni fiscali. Io non mi sono mai chiesto perché i commissari tecnici siano cambiati e io non abbia giocato tantissimo in Nazionale. Ci sono stati anche cicli diversi, tanti cambi di giocatori. C’erano quelli più esperti, prima. Poi si è un po’ ringiovanita la rosa e sono entrati tanti giovani di talento. Io sono rimasto un po’ fuori dalle convocazioni, ma non ho mai mollato”.

Che Spalletti lo potesse chiamare era una speranza, nulla di più: “Posso dire che ci speravo, ma che me l’aspettassi proprio no. Nella prima convocazione non c’ero. Dentro di me, però, pensavo di potere essere utile a questa squadra. La dedica per questo ritorno la faccio a mio padre Gianfranco, che ci ha lasciato un anno fa ed era orgoglioso di me, quando mi vedeva in Nazionale”.

Bonaventura, l’orgoglio del veterano

L’ansia di ringiovanire la rosa è stata un ostacolo per Bonaventura. “Ho pensato che non sarei tornato più a Coverciano. Negli ultimi anni sono stati tanti i talenti giovani convocati e pensavo che per me non ci fosse più posto. Ma ho sempre pensato che in Nazionale debbano giocare i migliori, quelli che stanno giocando meglio. A 34 anni io mi sono messo in testa di fare bene giorno per giorno, di cercare sempre di migliorare. Si può, anche alla mia età. L’Europeo? Perché no. Se fai una grande stagione nel tuo club, te la puoi giocare”. Lo possono aiutare le analogie tra Italiano, l’allenatore della Fiorentina, è un ct come Spalletti: “Da quello che ho visto in questi giorni di allenamenti a Coverciano in effetti il gioco è simile: a grandi linee un po’ Fiorentina e Italia si assomigliano. In questo modo di giocare serve un centrocampo dinamico. Il ct ci sta proponendo vari modi di giocare e qui ha centrocampisti dalle caratteristiche adatte. I gol? Spero di farne ancora, in questo sistema sto più vicino alla porta e ho più occasioni”.

Il Bellingham azzurro

Martedì 17 ottobre a Wembley l’Italia affronterà l’Inghilterra, in cui il calciatore più in evidenza è Bellingham, la nuova stella del Real Madrid. Spalletti ha ammesso che le similitudini tecniche con Bonaventura ci sono e il diretto interessato prova a glissare sul complimento: “Sono stato convocato tante volte, la prima dieci anni fa. Ho sempre cercato di dare il massimo e sono sempre venuto qui con grande gioia. Non tutto, però, nel calcio dipende da te. Ma è andata così, il passato è passato: sono contento di essere qui e di avere ancora la possibilità di giocare in Nazionale. I paragoni li lascio fare agli altri: ognuno ha la sua storia, segreti non ne ho. Mi alleno, vado a letto presto, mangio bene. Il calcio è la mia grande passione. Ci tengo a fare le cose seriamente. Se uno fa così, poi arriva il premio”.

Giacomo Bonaventura

 

Troppi stranieri

Rimpianti Bonaventura dichiara di non averne. La duttilità tattica, spiega, lo ha arricchito: “Credo che tutte le difficoltà del percorso mi abbiano permesso di essere il giocatore che sono. I tanti ruoli mi hanno fatto vivere il gioco da diverse angolazioni. La specializzazione può essere un vantaggio, ma negli ultimi tre anni, con Italiano, ho trovato la stabilità”. L’ostacolo, semmai, può essere stato l’invasione dei calciatori stranieri in serie A: “Lo dicono i numeri, non io. Parecchi anni fa nelle grandi squadre c’erano sempre 4-5 italiani. Adesso, invece, ce ne sono molti meno e questo è diventato un problema per la Nazionale: è più difficile trovare giocatori pronti anche a livello internazionale. Le società hanno vantaggi fiscali a prendere i calciatori stranieri stranieri, è un’evidenza”.

Quell’addio al Milan

Lo stimolo ulteriore a lottare per la maglia azzurra gliel’ha dato il divorzio dal Milan nel 2020: “Quando l’ho lasciato, ho trovato una grande motivazione per continuare a migliorare. Sapevo che la nuova esperienza sarebbe stata bella: avevo voglia di dimostrare che potevo essere ancora un giocatore importante. La Fiorentina è stata l’ambiente ideale per riuscirci”. L’idea di smettere è ancora lontana, il progetto di fare l’allenatore non è per il momento nella sua mente: “No, non ci sto pensando. Giocare a calcio porta via tante energie mentali e fisiche. Se cerco di imparare da tutti gli allenatori, è perché mi interessa il calcio”. Questo è il sentimento che lo accomuna a Vincenzo Italiano: “Di lui, che è un allenatore giovane, colpisce la grande passione per il calcio. Sono convinto che potrà fare una grande carriera”.

Museo del calcio, nuovo percorso per ciechi e ipovedenti

Il Museo del Calcio di Coverciano amplia intanto la propria offerta con un percorso, attraverso una nuova app sensoriale specifica, riservato a ciechi e ipovedenti, sordo e ipoudenti. Proseguono, dentro il centro tecnico, i duetti nella chat di Vivo Azzurro tra i calciatori della Nazionale. Dell’ultimo sono stati protagonisti i due terzini, Di Lorenzo e Dimarco, che hanno parlato della trasformazione del loro ruolo. Il terzino del Napoli, entusiasta dell’imminente visita a Wembley (“Rivivrò emozioni bellissime”), ha raccontato che ormai fa spesso il centrocampista: “A volte siamo i primi registi della squadra, è un’evoluzione positiva”. Il terzino dell’Inter ha puntato sull’aspetto del divertimento: “Non stando più ancorato alla linea laterale, ti diverti di più, vai più dentro il campo. I più forti nel mio ruolo, oggi, sono è Theo Hernandez, Nuno Mendes e Alphonso Davies”.

Ceferin in visita a Coverciano: il saluto a Spalletti e Gravina

All’allenamento del pomeriggio della Nazionale hanno assistito anche il presidente della Uefa Aleksander Ceferin, il direttore dell’area tecnica Zvonimir Boban, il vice segretario generale Giorgio Marchetti e il direttore finanziario Andrea Traverso. Il gruppo dirigenziale della confederazione europea ha stretto la mano di Gravina, presidente della Federcalcio vicinissimo al presidente Uefa, e ha salutato il ct Spalletti. Un gesto di vicinanza dopo l’assegnazione all’Italia (in condivisione con la Turchia) dell’Europeo 2032, prima di presentarsi all’inaugurazione del Viola Park, nuovo centro sportivo della Fiorentina.

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