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Ucraina-Italia 0-0: azzurri qualificati agli Europei

La squadra di Spalletti gioca una buona prima parte di gara, ma nella ripresa soffre fino al brivido finale per un rigore rischiato nel recupero
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LEVERKUSEN – La Nazionale campione d’Europa si è qualificata per l’Europeo: tornerà in Germania il prossimo giugno. In apparenza l’evento è perfettamente logico. Ma i recenti psicodrammi dei due Mondiali consecutivi saltati ai play-off rendono legittimi i festeggiamenti, anche perché l’approdo alla meta, attraverso lo 0-0 con l’Ucraina che ha chiuso il girone con gli stessi punti dell’Italia (14 in 10 giornate, ma il 2-1 di settembre a San Siro ha scavato la differenza), è maturato con un supplemento di sofferenza nel finale, incongruo rispetto a una serata di evidente dominio nel gioco. Scampato al rigore reclamato in extremis da Mudryk per il molto sospetto contrasto in area con Cristante, Spalletti può dirsi soddisfatto: è il suo primo successo da ct.

«La cronaca della gara»

È stata subito alta l’intensità della partita, cui ha fatto da vibrante contrappunto il tifo, pari quanto a decibel, malgrado la prevalenza numerica ucraina: i 7 mila italiani erano più o meno un terzo della f…

LEVERKUSEN – La Nazionale campione d’Europa si è qualificata per l’Europeo: tornerà in Germania il prossimo giugno. In apparenza l’evento è perfettamente logico. Ma i recenti psicodrammi dei due Mondiali consecutivi saltati ai play-off rendono legittimi i festeggiamenti, anche perché l’approdo alla meta, attraverso lo 0-0 con l’Ucraina che ha chiuso il girone con gli stessi punti dell’Italia (14 in 10 giornate, ma il 2-1 di settembre a San Siro ha scavato la differenza), è maturato con un supplemento di sofferenza nel finale, incongruo rispetto a una serata di evidente dominio nel gioco. Scampato al rigore reclamato in extremis da Mudryk per il molto sospetto contrasto in area con Cristante, Spalletti può dirsi soddisfatto: è il suo primo successo da ct.

«La cronaca della gara»

È stata subito alta l’intensità della partita, cui ha fatto da vibrante contrappunto il tifo, pari quanto a decibel, malgrado la prevalenza numerica ucraina: i 7 mila italiani erano più o meno un terzo della folla della BayArena. Durante gli inni, gli applausi della Nazionale vestita di bianco agli avversari, fasciati nella bandiera gialloblù, hanno offerto il migliore prologo possibile. Ma anche il seguito, sul campo, è parso subito tecnicamente all’altezza. Scegliendo una formazione votata al pressing sistematico e alle ripetute incursioni in area, date le caratteristiche degli interpreti (Zaniolo raccordo tra i reparti, Buongiorno centrale difensivo dedito all’impostazione, Frattesi incursore, Raspadori centravanti manovratore, Chiesa libero di scatenarsi in progressione), Spalletti ha indicato la strada del coraggio e dell’attacco costante. I discepoli l’hanno percorsa secondo le sue regole tattiche: distanze brevi tra le tre linee, gesti tecnici virtuosi per seminare frustrazione nei rivali e contrasti fisici vincenti, come non era accaduto a Wembley contro l’Inghilterra.

L’egemonia nel palleggio, garantita dalla cerniera Jorginho-Barella e da Di Lorenzo in appoggio alla mediana, ha disegnato un 3-2-5 fluido, con variazioni sul tema della vittoria sulla Macedonia del Nord: nel quintetto Zaniolo-Frattesi-Raspadori-Chiesa-Dimarco le catene di destra e di sinistra obbedivano a palese sincronismo, che Dimarco e Chiesa, spesso imprendibile, sublimavano con percussioni riuscite. Eppure il sistema meno sofisticato di Rebrov, fondato sulle spazzate e sul contropiede dello slalomista Mudryk e del penetrante Sudakov, ha retto all’urto.

All’inizio l’Ucraina ha provocato il giallo a Buongiorno e la notevole parata a una mano di Donnarumma sul sibilo da fuori di Sudakov. La Nazionale ha invece sprecato assai: girata alta di Chiesa su torre di Zaniolo, due parate del portiere del Benfica Trubin su destro di Barella e soprattutto in uscita su Frattesi imbeccato da Chiesa, due testate a lato di Di Lorenzo e il mancato tocco di Raspadori sul cross rasoterra di Chiesa, innescato dal tacco di Dimarco.

L’intervallo ha portato Scamacca per Raspadori: mossa vana, se lo scopo era di concretizzare tanto lavoro preparatorio. Chiesa ha cercato il destro arcuato del repertorio, ma il risultato è rimasto in bilico. L’Ucraina si è avvicinata alla beffa a metà ripresa: su rimessa laterale un pasticcio davanti a Donnarumma ha obbligato il capitano al salvataggio su Mudryk. Gli spossati Zaniolo e Jorginho hanno ceduto il posto a Politano e Cristante e più tardi è toccato a Chiesa lasciarlo a Kean. Dopo il patema del rigore che l’arbitro spagnolo Gil Manzano e il Var non hanno ritenuto di verificare, l’Ucraina va ai play-off nel gironcino con Israele: sport e guerra, il binomio è crudo.

Ucraina (4-2-3-1) Trubin 6.5 – Konoplia 5 (41’ st Tymchyk sv), Zabarnyi 7, Svatok 7 (47’ st Malinovskyi sv), Mykolenko 6 – Stepanenko 6.5 (36’ st Pikhalonok 6), Zinchenko 5.5 (41’ st Sikan sv) – Tsygankov 6 (36’ st Zubkov 6), Sudakov 5.5, Mudryk 7 – Dovbyk 5.5. Ct Rebrov 6.
Italia (4-3-3) Donnarumma 7.5 – Di Lorenzo 7, Acerbi 6.5, Buongiorno 6, Dimarco 7 – Frattesi 6, Jorginho 6.5 (26’ st Cristante 5), Barella 6.5 – Zaniolo 6 (26’ st Politano 5.5, 47’ st Darmian sv), Raspadori 5.5 (1’ st Scamacca 5), Chiesa 7 (36’ st Kean sv). Ct Spalletti 6.5.
Arbitro: Gil Manzano (Spa) 4.5.
Note: ammoniti Buongiorno, Konoplya. Spettatori 27 mila circa.

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