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Palestra, spallate e gol, un attaccante all’antica. Retegui ha convinto Spalletti

Mateo Retegui 
Il centravanti del Genoa con la doppietta al Venezuela congela la crisi delle punte italiane. Uno tra Scamacca e Immobile può ancora andare all’Europeo. Ma solo Barella, Jorginho e Donnarumma sono di livello mondiale: il ct colma con la tattica il divario dalle grandi
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Resta ancora possibile che uno tra Immobile e Scamacca partecipi all’Europeo di giugno: dipende da loro. Ma intanto la crisi degli attaccanti italiani l’ha congelata un oriundo. Nell’hotel della Florida che ha ospitato la sua piccola celebración tra intimi, il festeggiamento dopo la prima doppietta in Nazionale, Mateo Retegui aveva addosso un’anonima polo bianca, perché la maglia azzurra la indossava orgoglioso papà Carlos, già ct della Selección argentina di hockey, oro alle Olimpiadi di Rio, e poi consigliere dello sport della regione di Baires: nessuno avrebbe mai potuto immaginare una foto simile. Padre e figlio ripercorrevano l’anno cominciato con la telefonata di Andrea Mancini, figlio dell’allora ct Roberto, che prospettava la convocazione con l’Italia. Esattamente un anno fa a Napoli, il 23 marzo appunto, il debutto con gol all’Inghilterra ufficializzava l’inizio della storia. Che ora è sogno a occhi aperti: partecipare all’Europeo con la squadra del Paese dei bisnonni, entram…

Resta ancora possibile che uno tra Immobile e Scamacca partecipi all’Europeo di giugno: dipende da loro. Ma intanto la crisi degli attaccanti italiani l’ha congelata un oriundo. Nell’hotel della Florida che ha ospitato la sua piccola celebración tra intimi, il festeggiamento dopo la prima doppietta in Nazionale, Mateo Retegui aveva addosso un’anonima polo bianca, perché la maglia azzurra la indossava orgoglioso papà Carlos, già ct della Selección argentina di hockey, oro alle Olimpiadi di Rio, e poi consigliere dello sport della regione di Baires: nessuno avrebbe mai potuto immaginare una foto simile. Padre e figlio ripercorrevano l’anno cominciato con la telefonata di Andrea Mancini, figlio dell’allora ct Roberto, che prospettava la convocazione con l’Italia. Esattamente un anno fa a Napoli, il 23 marzo appunto, il debutto con gol all’Inghilterra ufficializzava l’inizio della storia. Che ora è sogno a occhi aperti: partecipare all’Europeo con la squadra del Paese dei bisnonni, entrambi di nome Angelo, uno di Canicattì e l’altro di Sestri Levante.

Genova nel destino di Mateo

Angelico, il biondo Mateo può sembrarlo fuori dal campo: dentro dà e prende botte come un vero centravanti classico. Lo aiuta il fisico, irrobustito ad hoc. I marcatori del Venezuela erano tra i più possenti e ruvidi della categoria, ma lui non li ha sofferti affatto: «Sono contentissimo, tutta la fatica che ho fatto è servita». Nella squadra storicamente più argentina della serie A - il Genoa: lui è il quarantaduesimo della lista - si è meritato il ritorno da titolare, dopo l’infortunio al ginocchio. Genova è nel suo destino: Roberto Mancini, leggenda della Sampdoria e padre del succitato Andrea attuale ds doriano, lo scovò nel piccolo Tigre, che senza di lui è ultimo in campionato e ieri gli ha dedicato un affettuoso post: «Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere qui, giorno dopo giorno. Col lavoro metodico e alcune doti uniche è diventato un vero atleta di élite».

Nella casa sul mare la palestra personale

Col Genoa si è creata l’alchimia perfetta fin dalla presentazione in una piazza De Ferrari strapiena come ai tempi del concerto dell’addio al genoanissimo Fabrizio De André. La sonnolenza dei grandi club ha portato per 15 milioni Mateo ai tifosi, che riempiono lo stadio di Marassi e sperano che l’idolo non spicchi subito il volo verso un altrove più ricco. Lui pensa solo a segnare e a migliorare. Nell’appartamento vicino al mare ha una palestra personale, dove tre volte a settimana un preparatore integra gli allenamenti con la squadra a Pegli. La Nazionale per ora sfrutta solo parzialmente il pezzo forte del repertorio di Retegui, il colpo di testa: col Venezuela sarebbero stati preziosi più cross dalle fasce, anche se poi lui i gol li ha segnati lo stesso, con due tiri fulminei: il primo su assist del genovese ed ex genoano Cambiaso, il secondo su imbeccata dell’altro oriundo Jorginho.

Con l’Ecuador si candida Raspadori

La vittoria l’hanno confezionata due giocatori sbocciati al calcio in Brasile e in Argentina, il che non depone a favore della scuola italiana, tecnicamente impoverita. Solo Barella, leader dell’Inter, e Jorginho, regista dell’Arsenal, hanno alzato il livello, aggiungendosi a Donnarumma, il portiere del Psg, che ha parato anche un rigore. Spalletti dovrà colmare con robuste dosi di tattica il divario dalla Francia e dalle altre grandi. Il prologo è domenica a Harrison, New Jersey, contro l’Ecuador, probabilmente con Raspadori al centro dell’attacco e Lucca forse in prova. Ieri, nell’incontro a Manhattan con gli azzurri,gli italiani d’America chiedevano di Retegui.

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