Italia-Ecuador 2-0: apre Pellegrini, chiude Barella. Gli azzurri vincono anche la seconda negli Usa
di Massimo BasileHarrison (New Jersey) - Gli ecuadoriani hanno dominato nel parcheggio dello stadio, invaso dai banchetti di rivendite di polpette di plato ripieno, hanno pareggiato sugli spalti per tifo e perso in campo, dove contava di più. Perché l’Italia aveva Lorenzo Pellegrini, capace di segnare al 3’ con un bolide di sinistro, una settimana dopo il gol di destro a giro con cui aveva steso il Sassuolo. Il romanista vede benissimo la porta con entrambi i piedi, l’Ecuador non è stato capace di farlo seriamente per novanta minuti. La tecnica conta a ogni livello. Poi nel finale, su una bella intuizione di Orsolini, Barella è entrato in area da solo e ha superato il portiere ecuadoriano con un pallonetto.
Per il clima rovente del finale, e il fatto che gli azzurri fossero tutti chiusi in area a difesa del vantaggio, l’azione del 2-0 ha liberato l’urlo dei tifosi italiani. Vittoria che ha finito per scaldare uno stadio gelido, ma Il gol in avvio aveva già messo in discesa una …
Harrison (New Jersey) - Gli ecuadoriani hanno dominato nel parcheggio dello stadio, invaso dai banchetti di rivendite di polpette di plato ripieno, hanno pareggiato sugli spalti per tifo e perso in campo, dove contava di più. Perché l’Italia aveva Lorenzo Pellegrini, capace di segnare al 3’ con un bolide di sinistro, una settimana dopo il gol di destro a giro con cui aveva steso il Sassuolo. Il romanista vede benissimo la porta con entrambi i piedi, l’Ecuador non è stato capace di farlo seriamente per novanta minuti. La tecnica conta a ogni livello. Poi nel finale, su una bella intuizione di Orsolini, Barella è entrato in area da solo e ha superato il portiere ecuadoriano con un pallonetto.
Per il clima rovente del finale, e il fatto che gli azzurri fossero tutti chiusi in area a difesa del vantaggio, l’azione del 2-0 ha liberato l’urlo dei tifosi italiani. Vittoria che ha finito per scaldare uno stadio gelido, ma Il gol in avvio aveva già messo in discesa una partita in cui l’Italia partiva favorita per il maggiore tasso tecnico, nonostante in tribuna i giornalisti ecuadoriani fossero sicuri della vittoria della loro nazionale. Più che il risultato in un'amichevole, è contato l’atteggiamento perché questa, contrariamente alle attese, è stata una partita vera, dura, tesa, da Mondiale.
Il derby dei migranti non ha deluso, anche perché per chi vive lontano da casa la partita della propria nazionale non è mai un’amichevole. Gli azzurri, dopo aver ricevuto l’abbraccio della comunità italiana a New York, hanno capito l’importanza del match nel riscaldamento. E di cosa significa per loro giocare negli Stati Uniti. Questo li ha aiutati a entrare subito in sintonia con il clima. I sudamericani, spinti dai loro tifosi, non hanno giocato solo una partita. E’ sembrato un affare di stato. Le scelte tattiche dei due ct hanno acceso ancora di più la partita. Nonostante il 3-4-3 dei sudamericani, con tre attaccanti avanzati, Spalletti ha mantenuto il modulo a tre in difesa, ma cambiando gli interpreti: Darmian-Mancini-Bastoni davanti a Vicario. A Jorginho il compito di arretrare per spezzare la linee del pressing avversario. In attacco Raspadori al posto di Retegui.
L’atteggiamento spavaldo dell’Ecuador ha reso la partita a tratti anarchica. I sudamericani hanno messo costantemente quattro giocatori nella metà campo avversaria e tenuto alta la difesa. Ma siccome non si può giocare in tredici, la scelta ha favorito la velocità di Bellanova, che ha avuto nel primo tempo il sopravvento su Hincapié e Estupinan. Tutte le volte veniva servito con quaranta metri di campo aperto, Raspadori, Zaniolo e Pellegrini si lanciavano in attacco. Per larghi tratti la sensazione è che il raddoppio sarebbe arrivato ben prima. Spalletti andava su e giù, guardando a terra, come se cercasse di capire in anticipo se stesse vivendo il momento precedente al gol o a uno dei tanti di una partita.
A ogni azione in attacco saliva l’urlo “I-tà-lià”, con l’accento finale come lo declinano all’estero. Quando erano i bianchi, si alzava il “sí se puede”, sì, si può, grido di battaglia degli agricoltori emigrati in Usa un secolo fa. Nel secondo tempo dentro Di Lorenzo per Bellanova. La partita è diventata più bloccata. Dominguez, appena entrato, ha mandato alto il pallone del possibile 1-1, dopo che Zaniolo, di testa a cinque metri dalla porta, si era mangiato di nuovo il raddoppio. Tra i sudamericani è cresciuto Jeremy Sarmiento, un 2002 dell’Ipswich Town, ma tutte le sgroppate degli ecuadoriani si sono infrante sul muro azzurro. Nel finale un rimpallo avrebbe potuto favorire il pareggio. Ma più passavano i minuti, più i tifosi ecuadoriani spingevano la squadra e più si sono aperti nuovi varchi difensivi. Nell’ultimo, Orsolini ha sfruttato lo spazio con un passaggio no look, e Barella, calmo come se fosse stato in una partitella ad Appiano, ha chiuso di destro.
Italia-Ecuador 2-0 (1-0).
Italia (3-5-2): Vicario, Darmian, Mancini, Bastoni, Bellanova (1' st Di Lorenzo), Dimarco (43' st Cambiaso), Barella, Jorginho (22' st Locatelli), Pellegrini (22' st Frattesi), Zaniolo (31' st Orsolini), Raspadori (31' st Retegui). All.: Spalletti.
Ecuador (4-4-2): Burrai, Torres, Pacho, Hincapie, Preciado, Franco (24' st Gruezo), Caicedo, Estupinan, Plata, Minda (20' st Paez), Sarmiento (35' st Obando). All.: Sanchez.
Arbitro: Freeman (Usa).
Reti: nel pt 3' L. Pellegrini; nel st 49' Barella.
Angoli: 8-7 per l'Italia.
Recupero: 3' e
Ammoniti: Jorginho per gioco falloso, Cambiaso per perdita di tempo.