L’Italia non brilla, solo 0-0 con la Turchia
di Enrico CurròBOLOGNA - Tre anni fa l’agile 3-0 con la Turchia all’Olimpico fu il primo atto dell’Europeo vinto dalla Nazionale di Mancini. Questo grigio 0-0 nell’amichevole coi turchi, al Dall’Ara ancora inebriato dalle gesta del Bologna da Champions, è stato invece una verifica in chiaroscuro dello stato dell’arte, a 6 giorni dalla partenza per la Germania dei campioni in carica, che nel frattempo hanno mancato la qualificazione al Mondiale e si apprestano a difendere il titolo con una rosa rivoluzionata (appena 8 superstiti del 2021) e con un ct innovatore. Spalletti, che domani taglierà gli ultimi 3 giocatori dalla lista dei 26, è sereno in vista dell’esordio del 15 giugno con l’Albania: “Non siamo stati brillantissimi e la fatica si è sentita, però c’è ancora tempo”.
La mancanza di fantasia e il peso della stanchezza
La perfettibilità della squadra, con Barella e Scamacca preservati in tribuna, è emersa subito. La prova d’orchestra ha mostrato la necessità di accorda…
BOLOGNA - Tre anni fa l’agile 3-0 con la Turchia all’Olimpico fu il primo atto dell’Europeo vinto dalla Nazionale di Mancini. Questo grigio 0-0 nell’amichevole coi turchi, al Dall’Ara ancora inebriato dalle gesta del Bologna da Champions, è stato invece una verifica in chiaroscuro dello stato dell’arte, a 6 giorni dalla partenza per la Germania dei campioni in carica, che nel frattempo hanno mancato la qualificazione al Mondiale e si apprestano a difendere il titolo con una rosa rivoluzionata (appena 8 superstiti del 2021) e con un ct innovatore. Spalletti, che domani taglierà gli ultimi 3 giocatori dalla lista dei 26, è sereno in vista dell’esordio del 15 giugno con l’Albania: “Non siamo stati brillantissimi e la fatica si è sentita, però c’è ancora tempo”.
La mancanza di fantasia e il peso della stanchezza
La perfettibilità della squadra, con Barella e Scamacca preservati in tribuna, è emersa subito. La prova d’orchestra ha mostrato la necessità di accordare certe note ancora stridule. Spalletti ha preso appunti in panchina, poi si è alzato e ogni tanto ha scosso la testa. La teoria esposta, convogliando a Coverciano Rivera, Antognoni, Baggio, Del Piero e Totti in rappresentanza della categoria dei grandi numeri 10, è che l’assenza di un fuoriclasse, capace di invenzioni straordinarie, possa essere colmata attraverso il laboratorio di gruppo. Per metà partita è successo saltuariamente: l’impressione è che il gioco d’attacco sincopato vada attribuito in parte alla stanchezza.
I meccanismi azzurri
Il pressing feroce, innesco del recupero del pallone e della catapulta immediata predicati dal ct, è stato tale per una ventina di minuti. Poi si è affievolito e minore è diventato l’impatto nella metà campo avversaria. Dei meccanismi studiati a Coverciano si sono comunque notate le tracce a sinistra: il terzino (Dimarco) affiancato al regista (Jorginho) come interruttore dell’azione oppure trasformato in ala per il cross dal fondo, l’esterno avanzato (Chiesa) a caccia della percussione giusta ma chiamato anche alla copertura, il centravanti (Retegui) dedito a corse trasversali per fare da sponda ai compagni o per tagliare di colpo in area, il trequartista (Pellegrini) a tentare di cucire gli strappi della manovra. A destra, con Di Lorenzo e Orsolini, gli stessi sincronismi erano più impacciati.
Il palo di Cristante
La Nazionale ha gestito il gioco, però ha tirato pochino: due girate dimostrative di Retegui, che a inizio ripresa si sarebbe esibito in una sforbiciata calligrafica, più un’incursione di Chiesa e un sinistro di Dimarco, smorzato da uno stinco turco. Nei duelli uno contro uno, altro cardine della tattica spallettiana, si è distinto Cristante, che appena prima della pausa è stato il più efficace attaccante: di testa, sul corner di Pellegrini, ha centrato il palo. Montella ha predisposto efficaci contromosse, ma ha punto solo con Yilmaz (di testa alto) e non con lo juventino Yildiz: la sola parata difficile per Vicario, reattiva riserva di Donnarumma, è stata nel secondo tempo su tocco al volo dell’ex juventino Demiral (sostituto dell’infortunato Kabak, che uscendo in barella ha ricevuto il saluto di Spalletti).
Gli ultimi dubbi di Spalletti
Quattro cambi – Zaccagni per Chiesa, Cambiaso per Orsolini, poi Raspadori (un rasoterra di sinistro) per Retegui e Frattesi per Pellegrini – non hanno modificato l’andazzo, ma l’intraprendenza di Cambiaso è stata subito evidente. Sfuggono alla mera cronaca gli ingressi per mezz’ora di Fagioli, il reprobo delle scommesse riabilitato ma un po’ timido in regia, e nel finale del debuttante Calafiori, applaudito dalla folla bolognese: si è confermato all’altezza dell’Europeo. Il ct ratificherà le scelte domani, dopo la partitella a Coverciano con l’Under 20. Che rischia di essere più indicativa di quest’amichevole.
Italia-Turchia 0-0
Italia (4-2-3-1): Vicario, Di Lorenzo, Mancini, Bastoni, Dimarco (40' st Calafiori), Cristante, Jorginho (17' st Fagioli), Orsolini (1' st Cambiaso), Pellegrini (23' st Frattesi), Chiesa (1' st Zaccagni), Retegui (23' st Raspadori) (1 Donnarumma, 21 Meret, 4 Buongiorno, 13 Darmian, 15 Calafiori, 19 Bellanova, 25 Gatti, 6 Ricci, 7 Frattesi, 26 Folorunsho, 22 El Shaarawy). All.: Spalletti.
Turchia (4-2-3-1): Bayindir, Celik (22' st Ozkacar), Bardakci, Kabak (42' pt Demiral), Muldur, Calhanoglu, Ayhan (22' st Ozdemir), Aydin (1' st Omur), Yazici (10' st Kokcu), Yildiz, Yilmaz (37' st Kilicsoy) (1 Gunok, 23 Cakir, 4 Akaydin, 5 Yokuslu, 7 Akturkoglu, 8 Yuksek, 9 Tosun, 17 Can Kahveci, 26 Uzuzn). All.: Montella.
Arbitro: Gishamer (Austria).
Angoli: 5-4 per la Turchia.
Recupero: 3' e 3'.
Ammoniti: Orsolini e Mancini per gioco falloso.
Spettatori: 24.000.