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Italia-Albania, uno sguardo sull’abisso. Chiesa la luce

Il commento alla prima uscita degli azzurri agli Europei
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Uno sguardo all’abisso può rivelarsi un brivido salutare a patto di essere breve, perché se dura più di qualche minuto cominci a chiederti se sei tu a guardarlo, o se non è piuttosto l’abisso a guardare te. L’Italia ha impiegato un quarto d’ora per rimontare il micidiale incidente di Dimarco e sorpassare l’Albania, rimettendola alla periferia del villaggio come deve essere, e com’era prima che il consueto mix di rispetto, prudenza e scaramanzia la elevasse al rango di avversaria terribile.

Ma l’Italia è di un altro livello, e Spalletti aveva capito la necessità di proclamarlo attraverso la formazione più coraggiosa e propositiva possibile. Una cosa è partire nascosti, circostanza che ha spesso giovato. Un’altra è sparire non tanto nei pronostici…

Uno sguardo all’abisso può rivelarsi un brivido salutare a patto di essere breve, perché se dura più di qualche minuto cominci a chiederti se sei tu a guardarlo, o se non è piuttosto l’abisso a guardare te. L’Italia ha impiegato un quarto d’ora per rimontare il micidiale incidente di Dimarco e sorpassare l’Albania, rimettendola alla periferia del villaggio come deve essere, e com’era prima che il consueto mix di rispetto, prudenza e scaramanzia la elevasse al rango di avversaria terribile.

Ma l’Italia è di un altro livello, e Spalletti aveva capito la necessità di proclamarlo attraverso la formazione più coraggiosa e propositiva possibile. Una cosa è partire nascosti, circostanza che ha spesso giovato. Un’altra è sparire non tanto nei pronostici — niente da eccepire sul fatto che non siamo in prima fila — quanto nella considerazione generale che i campioni uscenti (di tre anni fa, neanche di quattro) devono ottenere.

Chiesa con il premio di miglior giocatore (afp)

L’Italia letteralmente non esiste nei discorsi su quest’Europeo: ci manca il frontman in grado di polarizzare l’attenzione internazionale (un Bellingham, un Mbappé, un Musiala), ma è da Totti e Del Piero che non produciamo quel tipo di star assoluta, eppure qualcosa abbiamo combinato lo stesso. Okay, Chiesa non possiede quella statura: ma a Dortmund ha finalmente riallacciato il discorso interrotto dopo Wembley. Era la notizia più attesa.

L’impeto col quale Bastoni e Barella hanno rapidamente completato il recupero — un curioso indennizzo interista dell’errore iniziale del compagno — ha lasciato poi posto a un calcio di palleggio compassato e in sicurezza, qualcosa di simile al gioco di Thiago Motta, dove la ricerca del controllo prevale sulle verticalizzazioni arrischiate (quelle che spettinano le difese, ma se intercettate aprono al contropiede). Pur restando equilibrata l’Italia ha creato tanto nel primo tempo, e avrebbe dovuto segnare il terzo gol che le avrebbe spianato la ripresa. Non è successo perché l’Albania si è difesa meglio della Scozia contro la Germania — e sì che i numeri del possesso palla non erano molto diversi — e perché anche stavolta Scamacca ha suggerito (bene) più di quanto abbia concluso (zero).

Le palle-gol sono capitate quasi tutte a Pellegrini, che in genere una su tre la mette dentro, ma non stasera. E così la ripresa è progressivamente scivolata nella tensione, fino all’attimo terrorizzante della chance estrema di Manaj. L’unica vera a fronte delle numerose azzurre, ma in quell’attimo abbiamo rivisto l’abisso. Per fortuna ha distolto lo sguardo.

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