La Nazionale dice addio alla pizza: il nuovo rituale è una pinsa in compagnia
dal nostro inviato Matteo PinciISERLOHN – Una pizza in compagnia? Non più. In Germania, gli steward della Uefa quando sentono l’accento italiano partono col ritornello: “Italia, pizza...”. Ma a superare gli stereotipi ci pensano gli azzurri. Addio catenaccio, addio difesa di ferro. E addio pizza. La vittoria contro l’Albania conquistata da Barella e compagni inaugura un nuovo rituale per la Nazionale di Spalletti.
Il nuovo rituale della Nazionale
C’era una volta la pizza di fine partita. L’aveva introdotto anni fa – prima dell’ultimo Europeo, quello vinto a Wembley, il nutrizionista Matteo Pincella. Prevedeva un finale conviviale dopo le partite, a prescindere dall’esito: una pizza da condividere, nello spogliatoio o sul pullman, qualche…
ISERLOHN – Una pizza in compagnia? Non più. In Germania, gli steward della Uefa quando sentono l’accento italiano partono col ritornello: “Italia, pizza...”. Ma a superare gli stereotipi ci pensano gli azzurri. Addio catenaccio, addio difesa di ferro. E addio pizza. La vittoria contro l’Albania conquistata da Barella e compagni inaugura un nuovo rituale per la Nazionale di Spalletti.
Il nuovo rituale della Nazionale
C’era una volta la pizza di fine partita. L’aveva introdotto anni fa – prima dell’ultimo Europeo, quello vinto a Wembley, il nutrizionista Matteo Pincella. Prevedeva un finale conviviale dopo le partite, a prescindere dall’esito: una pizza da condividere, nello spogliatoio o sul pullman, qualche volta in albergo. Un modo per alimentarsi, reintegrare, ma anche fare gruppo. Qui in Germania però qualcosa è cambiato. Perché il nutrizionista ha scoperto qualcosa che conosceva poco: la pinsa. Una variante della pizza fatta con farine più leggere, non solo frumento ma anche farina di soia e di riso, molto più idratata della pizza tradizionale. E lavorata dopo una lievitazione di 48 ore. Pincella l’ha scoperta grazie a uno degli sponsor della Nazionale, che qui a Iserlohn sta producendo anche 200 pinse al giorno, per i visitatori di Casa Azzurri. E l’ha ritenuta più utile alla nutrizione post partita della pizza tradizionale, con buona pace del napoletano Donnarumma.
L’Italia dice addio alla pizza: ecco la pinsa
Lo staff di Spalletti ha chiesto quindi al fornitore un lavoro supplementare: delle pinse per la squadra. Così, si è alleggerito il lavoro dei cuochi, che in fretta e furia prima della partita dovevano preparare gli impasti per una trentina di dischi, col problema del tempismo per la cottura. Un compito che adesso ricade invece sul fornitore esterno, che non ha certo il problema di quando e dove preparare i prodotti: tra furgoncini da street food e lavorazioni in quantità, preparare grossi quantitativi in tempi rapidi è un gioco da ragazzi. Qualche lingua di margherita, pomodoro e mozzarella: niente di elaborato ha chiesto lo staff azzurro per i ragazzi. E la squadra le ha mangiate insieme, condividendola: rispetto alla pizza – ognuno aveva la sua – qui bisogna condividere gli spicchi e i tranci. La rappresentazione a tavola del “si gioca in tutti, si vince in tutti” di Spalletti. Ora si mangia anche in tutti.
Il saluto di Buffon a fine partita
Ma le novità non finiscono qui. A fine partita, il capo delegazione Gianluigi Buffon ha atteso davanti alla porta dello spogliatoio tutta la squadra. Introducendo un altro piccolo rito: un saluto a tutti i giocatori che rientravano dando loro il “cinque” e un abbraccio. Oggi la squadra dopo un allenamento mattutino godrà di mezza giornata libera: qualcuno ha chiesto alle famiglie di venire per passare del tempo con la moglie, con i figli, con i genitori. Altri resteranno in hotel e qualcuno girerà per Dortmund, magari per una visita al German football museum davanti alla stazione. E secondo lo staff che si occupa di nutrizione, dovrebbero farlo sentendosi più leggeri.