Iserlohn. “I droni possono essere usati, ma solo nei campi di allenamento delle squadre e solo a scopo tecnico”. Il regolamento Uefa per l’Europeo spiega quanto l’uso della tecnologia nel calcio abbia ormai raggiunto livelli così sofisticati da richiedere appunto precisazioni specifiche. Il sottinteso è infatti che gli apparecchi volanti senza pilota umano, ormai noti nel senso comune come strumenti militari e civili di utilizzo quotidiano, prima di una partita di calcio potrebbero servire per spiare le mosse tattiche degli avversari: meglio chiarire dunque subito, nero su bianco, qual è il confine da non valicare.
Due droni Nazionali
Nel ritiro tedesco della Nazionale due droni sono apparsi già il primo giorno, quando la squadra si è allenata a porte aperte davanti a 4.500 spettatori. Niente paura, però: oltre al fatto che l’allenamento era appunto pubblico, non si trattava di spie meccaniche al servizio dei ct di Albania, Spagna o Croazia, le prossime avversarie degli azzurri. Era più semplicemente quell’ausilio tecnologico di cui Spalletti stesso, pochi minuti dopo la qualificazione, aveva preannunciato la presenza nella preparazione dell’Europeo. Così lo ha portato a Coverciano e in Germania, sulla base di una consuetudine calcistica mutuata dal football americano nel 2013 e particolarmente apprezzata, subito dopo, dalla nouvelle vague dei tecnici tedeschi.
Chi lo usa
Tra i fautori dell’applicazione del drone agli allenamenti spicca Francesco Calzona, il ct della Slovacchia, reduce dalla panchina del Napoli e già vice di Sarri all’Empoli e al Napoli e dello stesso Spalletti sempre al Napoli. Calzona ha illustrato a più riprese l’utilità del drone, che rispetto a una classica telecamera permette di inquadrare dall’alto tutto il campo e di rilevare alla perfezione i movimenti dei giocatori e dei reparti, anche in tempo reale ma soprattutto per le successive sessioni tattiche al video, dove si ripassano gli schemi e si correggono gli errori.
Il dronista: perché sono più utili le immagini dall’alto
Il riepilogo spetta a Pietro Ienca, tra i massimi esperti italiani in materia e tra i pionieri in serie A con la Sampdoria di Giampaolo: “Il dronista collabora con la squadra, talvolta nella veste di formatore di un assistente dell’allenatore, che poi può ottenere il brevetto. La prassi è questa: si filma dall’alto l’allenamento o la partitella e si monta un video agile, in cui vengono isolati gli aspetti richiesti, per consegnare allo staff tecnico le immagini utili: è un lavoro di sinergia”. Come si diventa dronista? “Nel mio caso è stato dopo la laurea in geografia. Da appassionato di trekking, cercavo uno strumento che mi permettesse di rivivere con la massima precisione i miei itinerari. Non immaginavo che sarebbe diventato il mio lavoro ”. Oggi Ienca non si occupa di calcio - ha una società di produzioni multimediali, la Trip in production per la produzione di contenuti audiovisivi, documentari, video news, pubblicità, e sta lavorando a un documentario sugli animali in Africa – ma non fatica a mettersi nei panni di Spalletti: “Spiegare la tattica con le immagini di un drone è più immediato e cattura meglio l’attenzione dei giocatori”.
Gli episodi
Quella degli avversari è fisiologica: è famosa la vicenda del drone abbattuto per errore (era di una compagnia energetica che stava ispezionando i lampioni attorno allo stadio) prima di una partita di qualificazione mondiale con l’Argentina. E in Germania fece scalpore, nel 2020, il caso rivelato dalla Bild del drone intercettato sopra il campo di allenamento dell’Hoffenheim e attribuito a un’incursione aerea del Werder Brema. Ma sopra l’Hemberg Stadion di Iserlohn, come da regolamento Uefa, nessun oggetto volante non identificato può svolazzare liberamente.